I Bnei Menashe celebrano Yom Ha’atzmaut in India (e a Safed)

Di Brian Blum

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Bambini Bnei Menashe celebrano Yom Ha’atzmaut in India

“Con speranza e preghiera celebriamo Yom Ha’atzmaut quest’anno a Manipur, ma l’anno prossimo a Zion!” scrive il coordinatore per i Bnei Menashe in India – Meital Singson. Questo è stato il tema della Giornata dell’Indipendenza di Israele di quest’anno, celebrata a Manipur, assieme a più di 1500 Bnei Menashe, donne uomini e bambini, che si sono raccolti nel centro B. Vegnom a Churachandpur.

Come in passato, ci sono state canzoni (dalla giovane band “Shining Star Kids” – i ragazzi della stella lucente), molti discorsi, e spettacoli tradizionali in costume delle comunità di Sijang, Tuila, Monglenphai e Phailen. Benjamin Haokip, uno dei nuovi “allievi” di Shavei Israel, ha messo insieme l’intero programma.

L’evento è iniziato con l’alzata della bandiera di Israele e si è concluso con il canto dell’HaTikva, l’inno nazionale israeliano, da parte di tutta la comunità unita. Un altro allievo di Shavei, Yehoshua Buhril, ha guidato una preghiera per lo Stato di Israele e per la salute dei soldati che servono nelle Forze di Difesa Israeliane. La comunità ha anche recitato il Salmo 126, una tradizione iniziata dal presidente di Shavei Israel, Michael Freund, basata sul testo del salmo: “Il Signore fece per noi grandi cose, eravamo felici. Restituisci, o Signore, nel nostro antico stato, come i letti dei torrenti in terra arida rifioriscono dopo le piogge. Coloro che seminano con lacrime, raccoglieranno con giubilo”. Continue reading “I Bnei Menashe celebrano Yom Ha’atzmaut in India (e a Safed)”

E’ stato pubblicato per la prima volta l’opuscolo in polacco, in occasione della Giornata d’Indipendenza d’Israele

di Brian Blum

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Quest’anno gli ebrei in Polonia hanno avuto un’ulteriore motivo per festeggiare la Giornata d’Indipendenza d’Israele: il primo opuscolo in polacco per Yom Ha’atzmaut è stato pubblicato da Shavei Israel. Il libello è stato un vero sforzo di squadra. L’idea è venuta all’emissario di Shavei Israel a Cracovia – Rav Avi Baumol, che ha notato come la comunità ebraica polacca festeggi sempre con gioia la fondazione dello Stato d’Israele, ma non abbia mai avuto la propria guida per quanto riguarda gli usi e le preghiere in polacco legate a questo giorno. Rav Baumol ha quindi preparato e scritto i testi; Olga, una giovane donna polacca, che ha già visitato Israele nel 2014 grazie ad un seminario sponsorizzato da Shavei Israel, lo ha tradotto; e i membri dello staff di Shavei Israel – Tzivia Kusminsky e Esther Surikova si sono occupate della grafica.

Rav Baumol e la sua squadra hanno lavorato velocemente – in meno di tre settimane, hanno creato un libro di 60 pagine, che include articoli su Yom Ha’atzmaut scritti da Rav Baumol, dal rabbino capo della Polonia Michael Schudrich, e dal presidente di Shavei Israel Michael Freund; il testo completo (in polacco e in ebraico con traslitterazione) delle preghiere recitate durante il servizio serale della Giornata dell’Indipendenza; canzoni tradizionali di Eretz Israel da cantare durante il tradizionale pasto festivo dell’Indipendenza; e addirittura alcune ricette israeliane per i falafel e l’insalata di cetrioli e pomodori a cubetti.

50 copie dell’opuscolo sono state stampate e distribuite a Cracovia. Ma la maggior parte della comunità ebraica polacca le scaricherà, per poi stamparle o semplicemente leggere su iphone e ipad (l’opuscolo è gratuito).

Se parli polacco e vorresti avere una tua copia, basta cliccare sul link qui sotto e l’opuscolo sarà tuo.

Opuscolo in polacco per Yom Ha’atzmaut

Felice 67° giorno dell’Indipendenza d’Israele – ovunque voi siate, dalla Polonia al Perù – da tutti noi di Shavei Israel!

Parashat Tazria Metzora

Rav Pinchas Punturello

maxresdefaultIn poche occasioni la Torà stabilisce una relazione lineare di causalità tra una azione commessa ed un castigo ricevuto. Questa parashà ci racconta di una epidemia simile alla lebbra conosciuta in ebraico come “tzaarat” che attacca coloro che incorrono nella calunnia o nella ingiuria (Lashon hara).

“Tzaarat” non è una patologia fisica bensì è la manifestazione esteriore di deviazioni intime dell’individuo, dell’indole morale e spirituale. L’individuo che calunnia o ingiuria è affetto e debilitato, così come tutta la società, nello spargere il germe di un male che porta al suo proprio interno.

La sua condanna è di conseguenza una infermità fisica che lo obbliga ad allontanarsi dall’accampamento, dal popolo, dalla società e deve restare isolato in completa solitudine. Il castigo vuole essere una correzione: obbligandolo a restare solo si spera che l’individuo cominci a dare un reale valore alla necessità di essere in maniera armoniosa parte della società.

L’unico al quale si affida la cura del malato di tzaarat è il cohen, il sacerdote, e non il medico, cosa che riafferma il concetto di infermità spirituale. Continue reading “Parashat Tazria Metzora”

Il tempo in cui si conta l’Omer

Di Rav Yitzhak Rapoport

847-300x225Abbiamo da poco finito di festeggiare Pesach, la festa che segna il raggiungimento della libertà da parte del nostro popolo. Liberi dall’essere schiavi, liberi dall’essere oppressi. Ma è questa la reale e definitiva libertà? Sappiamo bene che la risposta è negativa. Sappiamo che esattamente 50 anni dopo essersi conquistati la libertà, i nostri antenati si trovarono sul monte Sinai e sentirono la voce di Dio, ottennero la Torah, e stabilirono il patto. E’ durato 50 anni il processo di cambiamento interiore, da schiavi appena liberati, persone che non potevano prima di allora decidere della propria sorte, a uomini realmente liberi, maturi e capaci di raggiungere la vera definizione di libertà – unirsi cioè alla volontà di Dio. 50 giorni per passare dal più basso grado di libertà, cioè “essere liberi di non dovere far niente”, al raggiungere il più alto grado di libertà, cioè “essere liberi di potere fare qualcosa”. Durante questi 50 giorni siamo obbligati a contare ogni giorno (contare l’Omer), e assieme alla crescita dei giorni, cresce anche la nostra voglia di riottenere la Torah, per la festa di Shavuot. Dovrebbe quindi essere un momento gioioso nel nostro calendario. E’ veramente così? A prima vista ci dovrebbe sembrare così. Per i primi 33 giorni dell’Omer è vietato farsi la barba e tagliarsi i capelli. Non si organizzano matrimoni e non si ascolta la musica. Si osserva il lutto per la morte dei 24mila studenti di Rav Akiva, morti circa 1900 anni fa. Se osserviamo bene la storia ebraica possiamo notare che anche altre tragedie sono accadute durante l’Omer. Secondo alcune fonti le crudeli crociate degli anni 1096 e 1146 in Renania, durante cui molti ebrei vennero uccisi, si svolsero proprio durante i giorni del conteggio dell’Omer. Altre fonti riportano che i terribili massacri di Chmielnicki, iniziati nel 1648, durarono fino all’Omer. Non è quindi difficile capire il legame spirituale che esiste tra i primi giorni dell’Omer e le successive tragedie accadute al popolo ebraico in questi giorni. L’uomo è particolarmente portato alle ricadute nei periodi di passaggio. Durante l’Omer siamo come adolescenti – liberi da uno stretto controllo dei genitori, ma non così maturi da poter essere liberi appieno, per unirsi al proprio destino. Non deve quindi stupire come questi “giorni adolescenziali” siano stati un periodo difficile della storia ebraica, diventando quindi tradizionalmente giorni di lutto e tristezza. Continue reading “Il tempo in cui si conta l’Omer”

Le donne Bnei Anousim portano il Seder Amenim in Colombia

Di Brian Blum

Donne in Colombia pronte a dire Amen!
Donne in Colombia pronte a dire Amen!

Il “Seder Amenim” è un’antica tradizione in cui le donne ebree si raccolgono per un pasto festivo, per potere recitare all’unisono cinque “Amen”, dopo le benedizioni per le cinque categorie principali di cibo: gefen per il vino o l’uva, ha’adama per le verdure, ha’etz per la frutta, mezonot per i cibi a base di grano inclusi i crackers, e she’hakol per “tutto il resto”. Il Seder Amenim viene spesso organizzato per Rosh Hodesh, la festa che segna l’inizio del mese ebraico. A volte si canta il Perek Shirah, un’antica compilazione di salmi la cui recitazione garantirebbe un posto nel Mondo a Venire, secondo lo studioso medievale ebreo Joseph Albo.

Le donne della comunità Bnei Menashe in India stanno osservando il “Seder Amenim” (letteralmente, l’ordine dell’Amen) da molti anni; ora la tradizione è arrivata in Colombia. La rebbetzin Yocheved Yehoshua, moglie dell’emissario per i Bnei Anousim in Colombia – Rav Shimon Yehoshua, ha organizzato il primo Seder Amenim lo scorso mese, per 25 donne a Bogotá. Il pasto si è svolto all’Hotel Lancaster, proprietà dell’uomo d’affari ebreo colombiano Jack Goldstein, che ha messo a disposizione la struttura gratuitamente.

Ecco qui un’altra foto:

La tavola del “Seder”
La tavola del “Seder”

Parashat Shemini

Rav Pinchas Punturello

107“Non contaminate le vostre persone con alcuno di questi animali che strisciano per terra. Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo…”

Con questo versetto la Torà giustifica l’intero senso della Kasherut, le regole alimentari e ci obbliga al suo rispetto. In genere la Torà non si dilunga in spiegazioni per i precetti specifici, ma ci dona una visione del sistema generale dei precetti che sono finalizzati ad approfondire i concetti di santità e giustizia. La santità è il fondamento e l’aspirazione di ogni azione dell’ebreo devoto e con essa come orizzonte noi dobbiamo guardare ad ogni obbligo, positivo e negativo, della Torà. Eppure, lungo il corso delle generazioni, sono state accumulate interpretazioni che hanno cercato il senso di ogni precetto. Ogni generazione ha apportato il suo contributo in accordo con le correnti filosofiche e culturali che sono esistite in ogni epoca e delle quali era influenzata. Il precetto della kasherut include diverse leggi e tutte queste insieme formano la concezione generale della kasherut. Continue reading “Parashat Shemini”

Quest’anno a Kaifeng

Di Tzuri (Heng) Shi

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Gli ebrei di Kaifeng si preparano per Pesach studiando l’Haggadah

Il mio nome è Heng Shi, sono un ebreo cinese, nato e cresciuto nella città di Kaifeng, sulle rive del Fiume Giallo, assieme a centinaia di abitanti di Kaifeng che discendono dagli ebrei della città.

Adesso vivo a Gerusalemme, usando il mio nome ebraico Tzuri.

Gli ebrei hanno vissuto a Kaifeng per più di mille anni. I nostri antenati erano ebrei sefarditi che viaggiando lungo la Via della Seta, si stabilirono in Cina, con la benedizione dell’imperatore della dinastia Song. Costruirono una sinagoga, che funzionò per 700 anni, grazie a rabbini che preservarono le tradizioni dei nostri antenati.

Alla fine del XIX secolo, a causa dell’assimilazione e dei matrimoni misti, l’esistenza della comunità giunse alla fine.

L’anno scorso, Pesach è ritornata a Kaifeng. Per la prima volta, dal XIX secolo, abbiamo avuto il nostro primo reale, significativo Seder, organizzato da Shavei Israel da Gerusalemme. Era la prima volta in 200 anni che un ebreo cinese, vi teneva un seder tradizionale.

Anche se abbiamo provato negli anni precedenti ad avere un Seder, l’anno scorso per la prima volta abbiamo avuto un pasto rituale, comprendendo appieno il suo significato.

Decine di discendenti della comunità ebraica cinese si sono riunite attorno alla tavola, e siamo rimasti svegli fino a tarda notte parlando della storia di Pesach, del Seder, e di cosa significhi per noi ebrei cinesi.

Diversi anni fa, Michael Freund, presidente di Shavei Israel, a portato me e altri sei ebrei di Kaifeng nello Stato Ebraico, dove abbiamo imparato l’ebraico e l’ebraismo. Due anni fa, ho completato la mia conversione presso il Rabbinato Centrale d’Israele, assieme agli altri sei uomini.

Abbiamo deciso di fare aliyah.

L’anno scorso sono ritornato in Cina, per tenere il seder. Sentivo di dovere portare alla mia famiglia e ai miei amici quello che avevo imparato.

La notte di Pesach, più di 50 discendenti degli ebrei di Kaifeng si sono riuniti presso il Centro Ebraico di Shavei Israel a Kaifeng. Abbiamo distribuito Haggadot in ebraico e inglese ai partecipanti, assieme a una traduzione cinese.

Abbiamo cantato le canzoni tradizionali (con accento cinese, ovviamente!), bevuto le quattro coppe di vino, e accolto il profeta Elia.

Il chazan della nostra comunità, Gao Chao, che ha una voce meravigliosa, ha imparato molti dei canti della tradizione occidentale. Allora, un uomo anziano, ha raccontato del suo ricordo da bambino, prima della rivoluzione culturale, su come i suoi genitori macellassero un animale mettendo il sangue sugli stipiti, per Pesach, ma non ne conosceva la ragione. Quando gli ho mostrato il versetto, nel libro dell’Esodo, dove si dice che gli ebrei fecero la stessa cosa migliaia di anni fa, prima dell’uccisione dei primogeniti egiziani, ne fu scioccato.

Nella cultura cinese, rispettare i propri antenati è una cosa molto importante. Studiando l’Haggadah e le esperienze dei nostri trisavoli, ci siamo sentiti molto connessi alla storia ebraica.

La parte più emozionante è stata alla fine, quando abbiamo cantato “L’anno prossimo a Gerusalemme”. Molti degli anziani hanno cominciato a piangere, poiché è un loro sogno di andare nella Città Santa e vivere lì. Purtroppo, a causa di questioni burocratiche, sono impossibilitati a farlo.

Nella mia vita “L’anno prossimo a Gerusalemme”, è diventato reale. Anche se mi sarebbe piaciuto passare Pesach in Israele, ora è il mio turno di dedicarmi alla comunità.

Sento che la comunità ebraica di Kaifeng ha tuttora bisogno di me. Quest’anno terrò di nuovo il Seder a Kaifeng. E sembra proprio che ci sarà più folla dell’anno scorso.

Tzuri (Heng) Shi, 29 anni, vive a Gerusalemme.

Quest’articolo è anche apparso in The Jewish Week.

Un “Seder modello” è stato organizzato a Manipur per i Bnei Menashe

Di Brian Blum

Eating-matzah-in-Manipur-300x269Prima dell’inizio delle feste di Pesach, i Bnei Menashe in India, nella regione di Manipur, hanno organizzato un “Seder modello” – un certo numero di persone ha letto tutta l’Haggadah, comprese le spiegazioni e i discorsi, affinché le famiglie Bnei Menashe potessero conoscere meglio l’ordine e gli usi del Seder tornando la sera nelle proprie case per celebrare la festa vera e propria.
Mangiando matzah a Manipur

Il “Seder modello” si è tenuto la settimana scora a Churachandpur, hanno partecipato circa 550 Bnei Menashe, presso il Beit Shalom Community Hall. Tutti gli alunni di Shavei Israel che vivono e lavorano vicino a Churachandpur hanno partecipato. Aharon Vaiphei ha condotto il programma, mentre l’allievo di Shavei – J. Benyamin Haokip ha organizzato il Seder. T.K. Avihu Singsit ha fatto un breve discorso, ringraziando Shavei Israel per avere reso possibile il programma, e incoraggiando gli allievi di Shavei Israel a continuare nel loro duro lavoro “per il miglioramento della comunità”.

La festa di Pesach è particolarmente importante per i Bnei Menashe, aggiunge il presidente di Shavei Israel: “Simboleggia la liberazione del popolo ebraico, e il Seder raffigura le più profonde speranze della comunità Bnei Menashe, che da così tanto tempo sogna di fare aliyah”.

Va da sé quindi, che tutti noi di Shavei Israel lavoriamo per assicurare che quando i Bnei Menashe dicono “L’anno prossimo a Gerusalemme” alla fine del Seder, sia più di un sogno.

Anche The Times of Israel ha descritto il nostro Seder Modello – vedi l’articolo qui.

Ecco qui una selezione delle foto del Seder modello.

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Pesach – che tipo di libertà è?

Di Rav Yitzhak Rapoport

Chiamiamo Pesach la chag ha-cherut – festa della libertà. HaShem ha liberato gli ebrei dalla schiavitù in Egitto, donando loro la Torah, con le sue 613 mitzvot. Questo si chiama libertà? Uno schiavo costretto al duro lavoro ovviamente riesce ad apprezzare la sua liberazione, ma le sue sensazioni, per noi che viviamo 3300 anni dopo, hanno qualche senso? Non siamo mica costretti a niente noi!
Dobbiamo capire che la libertà non è oggettiva – la quintessenza della libertà è uno stato mentale ed emotivo. Una persona, che si trova spesso sotto stress a causa della mancanza di denaro, della sua scarsa educazione ecc., ugualmente non è una persona libera. E’ uno schiavo delle sue necessità, quindi uno schiavo mentale. E non importa se si tratti di una dipendenza dalle sigarette o da qualsiasi altra cosa. Qualsiasi urgenza o desiderio fanno della persona uno schiavo. Continue reading “Pesach – che tipo di libertà è?”

Ricordare (ciò che fummo) per essere liberi

7216m4y35b1vqxrexq7Rav Pinchas Punturello

Nel primo atto dell’opera “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini quando il console americano Sharpless interroga la giovane Butterfly sulle sue origini e sul perché ella sia poi diventata una geisha, con orgoglio e dignità ella risponde: “Di famiglia assai prospera un tempo”. Le amiche confermano facendo suonare il loro: “Verità” e la Butterfly, conscia che i propri interlocutori non le credono aggiunge: “Nessuno si confessa mai nato in povertà. Non c’è vagabondo che a sentirlo non sia di gran prosapia. Eppur conobbi la ricchezza. Ma il turbine rovescia le quercie più robuste e abbiam fatto la geisha per sostentarci…”

L’onestà l’orgoglio della Butterfly non trovano sempre corrispondenza nella storia dei popoli e nelle leggende che accompagnano le loro origini, poichè tutti i popoli ma anche singoli individui, cedono alla logica della “gran prosapia” e consegnano al mondo narrative di grandi eroi e grandi lignaggi avuti come padri ed antenati, finanche dei e divinità pagane. Continue reading “Ricordare (ciò che fummo) per essere liberi”