Parashat Shofetim

Rav Pinchas Punturello

BDHalichotE giungerai presso i Cohanim ed i Leviti ed il Giudice che ci sarà in qui giorni e porrai loro le questioni e ti diranno come è la questione nel diritto.

Con questo versetto la parashà di Shofetim segna con chiarezza l’idea che non possa esistere una interpretazione eterna ed immutabile nell’applicazione della Torà, pur restando ferma ed immutabile l’eternità della Torà e la validità delle mitzvot.

Il Talmud Bavli Rosh HaShana 24b sottolinea cin forza l’idea che si debba andare ad interrogare il dayan, il giudice, che viva i tuoi giorni, quasi a dire che appartenga al tuo tempo, al tuo mondo, alla società nella quale tu vivi e che possa comprendere le tue domande ed i tuoi quesiti anche rispetto a quella stessa società e lo stesso Rashi dichiara con fermezza che: “Non avrai altro giudice se non quello che vive ai tuoi tempi”.

Diventa chiaro che il senso del mestiere di Rav e di giudice sia intrinsecamente legato al tempo ed ai giorni nei quali il Rav ed il giudice esercitano la loro funzione. Continue reading “Parashat Shofetim”

Le benedizioni prima e dopo alcune azioni

Di Rav Yitzhak Rapoport

ozhiiiw2__w470h259q85Il Talmud, trattato Gittin 6b, ci narra una storia sullo studio della Torah molto toccante. Due rabbini, Rav Jonathan e Rav Eviatar, stavano discutendo una certa questione halachica e avevano diverse interpretazioni a riguardo. Un po’ di tempo dopo, Rav Eviatar ha incontrato il profeta Eliyahu. Gli chiese cosa stesse facendo HaShem in quel momento. Il profeta Eliyahu rispose, che HaShem stava proprio discutendo di quella questione halachica, di cui parlavano Rav Eviatar con Rav Jonathan. Rav Eviatar chiese allora al profeta Eliyahu, quale fosse la risposta di HaShem, e la sua risposta fu questa: “HaShem ha detto, mio figlio Jonathan dice così, invece mio figlio Eviatar sostiene una cosa diversa”. Rav Eviatar chiese: “Ma ci può essere incertezza in HaShem?” Il profeta disse: “Sia questo che quello sono le parole di Dio vivente”.

Rav Chaim di Wolozyna (1749-1821; nel suo libro Derech HaChaim Shaar 4) ha citato il suddetto frammento del Talmud per far capire ai lettori l’unicità della spiritualità contenuta nella mitzvah dello studio della Torah. Quando studiamo la Torah, HaShem in un certo modo dice quello che diciamo noi! HaShem in un certo modo studia con noi! E’ molto difficile immaginarsi una maggiore vicinanza all’Infinito! Continue reading “Le benedizioni prima e dopo alcune azioni”

L’influenza delle cose materiali sulla spiritualità

Di Rav Yitzhak Rapoport

29964_603127_42696_02414Alle corti chassidiche di Shabbat si può osservare come i chassidim mangino in un certo qual modo dal piatto del Rebbe. In che modo? Mettono davanti al Rebbe per esempio 10 polli. Il Rebbe si prende un piccolissimo pezzo da ognuno dei polli, e il resto viene diviso tra tutti i chassidim seduti alla tavola del Rebbe. Perché lo fanno?

Dal Talmud (trattato Chagiga 13b) veniamo a sapere che il cibo morsicchiato dai topi provoca una cattiva memoria. Il Talmud lo connette al fatto che: “il cane conosce il suo maestro (padrone), invece il gatto non conosce (dimentica) il suo maestro (padrone)”. Il Talmud sostiene che i gatti dimentichino il proprio maestro (padrone), poiché mangiano i topi. Per questo il Talmud ci insegna che non dobbiamo mangiare cibo morso dai topi, per non “farsi infettare” dalla mancanza di memoria. In altre parole, tu sei ciò che mangi.

Secondo questa logica, possiamo comprendere il motivo per cui i chassidim cercano di mangiare dal piatto del Rebbe. I chassidim credono che se il carattere negativo dei topi può infettare l’uomo che mangia il cibo mordicchiato, così il carattere positivo del Rebbe può “contaminare” il chassid che mangia il cibo “morso” dal Rebbe. Così spiegava Rav Abraham Shapira, ex Rosh Yeshiva della yeshiva Merkaz HaRav di Gerusalemme (ha vissuto negli anni 1914-2007; citato da Rav Shlomo Aviner). Continue reading “L’influenza delle cose materiali sulla spiritualità”

Parashat Ree

Rav Pinchas Punturello

images“Se vi sarà qualche tuo fratello bisognoso in mezzo a te, in alcuna delle tue città del paese che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la tua mano davanti al tuo fratello bisognoso; ma gli aprirai generosamente la tua mano e gli presterai quanto gli occorre per venire incontro al bisogno in cui si trova.” (Deuteronomio 15, 7-8.)

Il popolo ebraico si prepara ad entrare in terra di Israele e le preoccupazioni di Moshè non sono né militari, né strategiche bensì morali: la società che sarà costruita in Eretz Israel non dovrà essere santa ma giusta, con standard morali alti ed una coesione sociale ineguagliabile e di grande forza. Continue reading “Parashat Ree”

Shavei Israel ha organizzato un seminario per gli adolescenti ebrei a Varsavia

Di Brian Blum

Ragazzi polacchi al Seminario per adolescenti di Shavei Israel a Varsavia
Ragazzi polacchi al Seminario per adolescenti di Shavei Israel a Varsavia

Quando Shavei Israel ha organizzato il suo ultimo “Shabbaton per Giovani” a Varsavia, la domanda che tutti i 18 partecipanti hanno fatto alla fine è stata: “Quando possiamo farne un altro?”. Questo a gennaio. Dopo sei mesi di gelido inverno polacco, l’estate è finalmente arrivata – e così anche il nuovo evento per ragazzi.

All’inizio di luglio, Rav Yehoshua Ellis, emissario di Shavei Israel a Katowice in Polonia e coordinatore del programma per adolescenti, aveva organizzato il nostro terzo seminario per i giovani polacchi in cerca delle loro radici ebraiche. Questa volta l’incontro si è tenuto durante la settimana, non a Shabbat, cosa che ha permesso al gruppo di provare nuove esperienze e opportunità educative.

In particolare, il gruppo composto da 17 adolescenti ha fatto volontariato pulendo alcune lapidi nel cimitero ebraico di Varsavia. L’attività è stata organizzata assieme ad un gruppo ebraico americano di ragazzi che stavano visitando Varsavia, proprio in quei giorni. “Abbiamo fatto un gran bel lavoro e abbiamo condiviso un momento ebraico”, dice Rav Ellis. Continue reading “Shavei Israel ha organizzato un seminario per gli adolescenti ebrei a Varsavia”

Shavei Israel pubblica un nuovo libro: “Hai radici ebraiche?”

Di Brian Blum

Do-you-have-Jewish-roots-eBook-cover-300x214Ti sei mai chiesto se hai radici ebraiche? C’è una tradizione familiare che sembra inusuale e non sai da dove venga? Forse il tuo cognome è simile a quello di altri antichi cognomi ebraici?

Shavei Israel è qui per aiutarti. Abbiamo appena pubblicato la nostra prima guida pratica alla riscoperta delle radici ebraiche. Il nuovo libro, che conta 109 pagine, disponibile sia stampato che in formato digitale, è intitolato semplicemente “Hai radici ebraiche?”

I nove capitoli rispondono alle più importanti domande che ci si pone all’inizio di un percorso di riscoperta delle proprie radici. Si parla di come condurre una ricerca genealogica (incluso come accedere agli archivi dell’Inquisizione spagnola, quando e se è il caso), quali cognomi sono più probabilmente ebraici nelle diverse parti del mondo (se sei di Palma di Mallorca e il tuo cognome è Segura, allora ci sono buone probabilità che tu abbia radici ebraiche), più informazioni sugli usi ebraici “nascosti” (come l’accensione delle candele, le tradizioni del lutto, la preparazione della challah), l’organizzazione geografica e storica.

Il testo è pieno di storie personali per ispirare e dare esempi reali – se loro ci sono riusciti, allora puoi farlo anche tu. Ci sono domande per guidare i lettori attraverso il loro processo e ogni capitolo si apre con un pasuk – una citazione appropriata dalla Torah. Continue reading “Shavei Israel pubblica un nuovo libro: “Hai radici ebraiche?””

La gioia di Gerusalemme

Nel Talmud, trattato Taanit foglio 30b, è scritto:
“Tutti quelli che piangono la distruzione di Gerusalemme meriteranno di rivederla in tutta la sua gioia”.

Questa frase del Talmud ci fa quindi venire alla mente questa domanda: Non dovrebbe essere scritto “vedere Gerusalemme nella sua ricostruzione” invece che “nella sua gioia”? La logica richiederebbe la regola “occhio per occhio”. Secondo questa regola dunque, chi piange Gerusalemme distrutta dovrebbe meritare di vederla ricostruita. Però il Talmud dice un’altra cosa. Come mai?

Rav Kook, il primo Rabbino Capo della Terra d’Israele nel XX secolo ha spiegato quest’espressione del Talmud, da una prospettiva psicologica. Molte persone saranno in vita quando Gerusalemme verrà del tutto ricostruita, ma tutti loro saranno felici nello stesso modo? Ovviamente no. Quanto più una persona ha sentito dolore per la distruzione di Gerusalemme, tanto più proverà gioia per la sua ricostruzione. Questa è la regola per le emozioni dell’uomo. Ecco perché il Talmud ci dice che ne ha pianto la distruzione, la vedrà in tutta la sua gioia. Poiché ha provato dolore, ora proverà tanta gioia. Continue reading “La gioia di Gerusalemme”

Insegnare ebraico ai Bnei Menashe in India

Di Brian Blum

Il sistema di apprendimento intensivo della lingua sperimentato dagli israeliani, noto come ulpan, viene riconosciuto in tutto il mondo come uno dei migliori metodi, per imparare una nuova lingua. Gli ulpan di ebraico hanno fornito a milioni di nuovi israeliani gli strumenti per iniziare una nuova vita nella loro nuova casa.

Tuttavia il sistema che così bene ha funzionato per gli immigrati dagli Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, non sempre ha avuto un successo comprovato per i nuovi arrivati dall’Asia o dall’Africa. In questi sono inclusi i Bnei Menashe dell’India che, nonostante una forte motivazione, hanno trovato che l’apprendimento dell’ebraico è una delle loro più grandi sfide.
Merav Segal mentre insegna in India

Yehudith Eyal, insegnate di ulpan da più di 30 anni, ha capito insegnando agli ebrei Etiopi che vi erano delle difficoltà per loro. Ma ha pensato: e se non fossero gli studenti il problema? E se fosse il sistema stesso a non essere efficace?

Eyal pose questa questione ai suoi colleghi e agli alti funzionari del Ministero dell’Educazione, ma non trovò nessuno disposto ad ascoltarla. Frustrata, decise di andare in congedo e si trasferì in Etiopia, usando i suoi risparmi per studiare le condizioni culturali così specifiche degli immigrati africani, tentando di creare un sistema di ulpan più mirato a questa popolazione. Continue reading “Insegnare ebraico ai Bnei Menashe in India”

Il rispetto per le minoranze – Parashat Ekev

Rav Eliahu Birnbaum

cultura4884_imgIn questa parashà veniamo istruiti sul rispetto con il quale si devono trattare le minoranze che vivono all’interno della società ebraica. E ciò vale come esempio per insegnarci il rispetto per le minoranze in generale, cosa che significa parlare dell’inalienabile diritto alla differenza.

“Dio fa giustizia dell’orfano e della vedova e ama lo straniero che vive tra di voi, dandogli pane e abbigliamento. Voi dovrete amare lo straniero perché voi foste stranieri in Egitto.” E la Torà in seguito afferma: “ Amerai l’Eterno tuo Dio…”
La Torà si riferisce con questo precetto a tutti coloro che si trovano in una condizione di minoranza o in inferiorità: l’orfano, la vedova e lo straniero, coloro che appartengono ad un altro popolo o un’altra nazione, che sono fedeli di un’altra religione, che sostengono un’altra idea o appartengono ad un altro schieramento politico: tutti coloro che, in definitiva, sono “diversi” ma abitano nella stessa terra in cui noi siamo la maggioranza. Continue reading “Il rispetto per le minoranze – Parashat Ekev”

Che settimana piena di impegni e berachot per la comunità di Sannicandro Garganico

Alla vigilia del 15 di Av Il nostro Shaliach Rav Pinhas Punturello, il Rabbino capo di Napoli Rav Umberto Piperno ed il responsabile del progetto meridione per l’ucei Maschil Gady Piperno hanno celebrato il matrimonio di Ester Ruth Costantina ed Itzhak Domenico, con l’abbraccio ed il Mazal tov di tutta la comunità.

Il giorno dopo alla presenza del sindaco di Sannicandro Pierpaolo Gualano la piazza di fronte la sinagoga è stata intitolata alla memoria di Levi Donato Manduzio z”l fondatore della comunità di Sannicandro e guida spirituale per molte generazioni.

Il nostro Shaliach Rav Pinchas Punturello ha poi trascorso lo Shabbat con i sannicandresi tra antichi canti tipico della comunità, studio della Torah ed un’atmosfera di vera fraternità ebraica.

Che siano sempre più numerosi appuntamenti di gioia come questi.

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