Il processo della redenzione – Parashat Vaerà

Rav Pinchas Punturello

Ed ho anche udito i gemiti de’ figliuoli d’Israele che gli Egiziani tengono in schiavitù, e mi son ricordato del mio patto. Perciò di’ ai figliuoli d’Israele: Io sono l’Eterno, vi sottrarrò ai duri lavori di cui vi gravano gli Egiziani, vi emanciperò dalla loro schiavitù, e vi redimerò con braccio steso e con grandi giudizi. E vi prenderò per mio popolo, e sarò vostro Dio; e voi conoscerete che io sono l’Eterno, il vostro Dio, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani. E v’introdurrò nel paese, che giurai di dare ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe; e ve lo darò come possesso ereditario: io sono l’Eterno.
Esodo 6,5-9.

La redenzione ( Gheulà) così come ci viene rivelata in questi versetti, non è un unico atto onnicomprensivo, bensì una serie di quattro diverse tappe che formano un processo storico. Continue reading “Il processo della redenzione – Parashat Vaerà”

Le tracce ebraiche in Afghanistan

Vi sono speculazioni secondo cui la famiglia reale Afghana discenda dalla tribù di Beniamino. Per la prima volta pubblicato nel 1635 in un libro chiamato Mahsan-I-Afghani, la tradizione vuole che Re Saul abbia avuto un figlio chiamato Geremia, il cui figlio a sua volta si chiamava Afghana. Geremia morì più o meno nel periodo della morte di Saul e Afghana venne cresciuto da Re David, restando a corte durante il regno di Re Salomone.

Circa 400 anni dopo la famiglia di Afghana fuggì in una terra chiamata Gur, che si trova nell’Afghanistan centrale odierno. Si stabilirono lì, commerciando con le popolazioni locali e nell’anno 662, con l’arrivo dell’Islam, i figli di Israele in Gur si convertirono a questa religione, attraverso i 7 rappresentanti degli Afghani. Il capo dei figli di Israele era Kish, come il nome del padre di Saul.

Secondo questa tradizione, scrive Rabbi Marvin Tokayer, Maometto li premiò e il nome ebraico di Kish venne cambiato in Arab-A-Rashid, a cui venne dato il compito di far conoscere l’Islam nel mondo. Continue reading “Le tracce ebraiche in Afghanistan”

La popolazione Lemba (Zimbabwe, Malawi, Sudafrica)

Due uomini Lemba

I Lemba sono una popolazione presumibilmente ebraica dell’Africa meridionale, molti dei quali vivono tra Zimbabwe, Malawi e Sudafrica. La comunità nell’insieme conta circa 70mila persone. Anche se parlano gli stessi linguaggi Bantu dei loro vicini africani, alcune delle pratiche religiose dei Lemba sono simili a quelle del giudaismo. Le loro tradizioni suggeriscono una loro migrazione in Africa, dalle comunità ebraiche dello Yemen.

Nonostante però i Lemba possano essere discendenti di antenati ebrei, non hanno praticato il giudaismo da molti secoli. Successivamente, alcuni hanno voluto passare all’ebraismo. Oggi, molti Lemba sono Cristiani o Musulmani.

Alcune delle pratiche religiose e credenze simili a quelle del giudaismo includono:
• Sono monoteisti (chiamano il loro Dio creatore Nwali).
• Riservano un giorno alla settimana alla santità e alla preghiera di Nwali (simile allo Shabbat ebraico).
• Pregano Nwali di tutelare i Lemba, considerandosi il popolo eletto.
• Insegnano ai figli di onorare il padre e la madre.
• Non mangiano maiale e altri cibi proibiti dalla Torah, o le combinazioni proibite dei cibi permessi.
• Il loro metodo di macellazione, che permette loro di consumare la carne, assomiglia alla scechità ebraica.
• Praticano la circoncisione maschile (modelli di organi maschili circoncisi sono stati trovati nel Gran Zimbabwe).
• Incidono una Stella di Davide sulle loro pietre tombali.
• Ai Lemba viene sconsigliato di sposare non-Lemba, così come agli ebrei viene sconsigliato di sposare non-ebrei.
• I Lemba seppelliscono i loro morti in posizione distesa piuttosto che accovacciata. Continue reading “La popolazione Lemba (Zimbabwe, Malawi, Sudafrica)”

Aliyah dall’India: Paomang Issachar Haokip canta una nuova canzone nella Terra Santa

Brian Blum

Vi presentiamo una serie di profili dei Bnei Menashe che hanno fatto aliyah in questi ultimi due anni con l’aiuto di Shavei Israel. Questa settimana “cantiamo” le preghiere di Paomang Issachar Haokip.

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Paomang Issachar Haokip ama cantare. Il Bnei Menashe 43enne del piccolo villaggio di Mateyang dello stato indiano nordorientale di Manipur, ha fatto da chazan (cantore) per la sinagoga della comunità, per dieci anni. Successivamente venne nominato presidente della comunità Bnei Menashe di Mateyang.

Nonostante fosse molto gratificante potere cantare lodi a D-o in India, Issachar sognava “da anni e anni” di fare aliyah, per potere “gridare al Creatore” dalla Terra d’Israele.

Il chazan è anche conosciuto come il shaliach tzibur, che significa letteralmente “l’agente della comunità”. Il chazan tramite questa mansione porta un gran carico di responsabilità: rappresentare fedelmente e umilmente tutti quelli che sono venuti a pregare. Per dieci anni, quando Issachar ha recitato le benedizioni della preghiera Amidah a nome della sua comunità, implorando D-o di permettere il rientro degli esiliati a Zion, ha sperato che la sua preghiera si avverasse – e che anche lui fosse incluso nel grande rientro nella Terra Santa. Continue reading “Aliyah dall’India: Paomang Issachar Haokip canta una nuova canzone nella Terra Santa”

Parashà Scemoth – Cosa ci insegna a Mosè il roveto ardente?

Rav Boaz Pashfile_0_original

La nostra Parashà settimanale ci parla di come HaShem sia apparso a Mosè sotto l’aspetto di roveto ardente.

“Un inviato del Signore gli apparve attraverso una fiamma di fuoco di mezzo ad un rovereto e osservando si avvide che il rovereto ardeva per il fuoco ma non si consumava” (Scemoth 3:2)
HaShem nomina Mosè, finora un semplice pastore di greggi, a capo del Popolo di Israele. Mosè discute con l’Altissimo, non vuole accettare una simile missione, poiché ai suoi occhi non crede di essere degno di una tale posizione.

<E Mosè disse al Signore: “Ma chi sono io che abbia l’ardire di andare dal Faraone e che possa far uscire i figli d’Israele dall’Egitto?”> (Scemoth 3:11)

E successivamente:
<Mosè rispose: “Forse non avranno fede in me e non ascolteranno la mia voce…” >(4:1) Continue reading “Parashà Scemoth – Cosa ci insegna a Mosè il roveto ardente?”

Shavei Israel pubblica la guida allo Shabbat in italiano

Di Brian Blum

Shavei Israel ha pubblicato la sua prima guida completa in italiano, alle preghiere, canzoni e dei costumi della tavola di Shabbat, ad uso in primo luogo dei Bnei Anousim in Sicilia e Italia Meridionale. Il birkon (il titolo viene dalla parola ebraica “benedizione”) è stato creato dall’emissario di Shavei Israel per i Bnei Anousim in Italia meridionale – Rav Pinchas Punturello, assieme alla responsabile del dipartimento per i Bnei Anousim presso Shavei Israel – Tzivia Kusminsky.

La guida è incentrata attorno alla completa birkat hamazon (Ringraziamento dopo i pasti), in ebraico, italiano e con la traslitterazione italiana. Vi sono anche il Kiddush e l’Havdalah di Shabbat.

Inoltre, ci sono le tradizionali zemirot (canzoni) di Shabbat (con i commenti ad ogni canzone e il suo significato, e il paese d’origine); canzoni religiose popolari e moderne intonate a Shabbat; e canzoni in italiano e nella lingua ispanico-ebraica – il ladino. Vi sono storie sulle comunità ebraiche nel mondo – i Bnei Anousim in Italia, Spagna, Portogallo e Sud America, ovviamente; ma anche le storie sugli ebrei nei posti più remoti, come Cina e India.

Il nuovo birkon è pensato in primo luogo per i Bnei Anousim con i quali Rav Punturello sta lavorando, ma, come dice: “Non devi essere un ebreo dell’Italia meridionale per pregare con il nostro birkon. Sarà anche disponibile per ogni ebreo italiano che vorrà avvicinarsi alla nostra tradizione!”

Un’iniziale tiratura di 250 copie del birkon è stata stampata. Rav Punturello li porterà in Calabria, Puglia e Sicilia durante il suo prossimo viaggio in Italia. “E le offrirò personalmente ad alcuni importanti rabbini italiani, come dono da parte di Shavei Israel”, aggiunge.

Perché Shavei Israel pubblica un birkon italiano ora? “Abbiamo altri semplici birkonim in italiano, ma questo è il primo che fa da guida completa allo Shabbat, con una raccolta completa di canzoni, spiegazioni e storia oltre alle preghiere. Prima, quando tenevamo i nostri Shabbotonim (seminari nel fine settimana) per i Bnei Anousim in Italia, dovevamo usare il birkon che Shavei Israel aveva pubblicato prima…in spagnolo!”

Oltre a quello spagnolo, Shavei Israel ha pubblicato una guida simile allo Shabbat in polacco. Ne abbiamo scritto qui.

Le celebrazioni di Shavei Israel per Chanukkah 2014

Di Brian Blum

Per 8 giorni, conclusi la scorsa settimana, le comunità di Shavei Israel hanno celebrato Chanukkah in giro per il mondo ebraico, accendendo la chanukkià (la Menorah di Chanukkah) insieme; friggendo (e poi mangiando) alcuni dei semplicemente squisiti sufganiyot (i krapfen di Chanukkah) e latkes (frittelle di patate); passando il tempo insieme a studiare le fonti ebraiche relative a Chanukkah con gli emissari di Shavei Israel; e anche facendo gare a premi offerti da Shavei Israel!

Ecco qui un giro delle comunità che hanno festeggiato queste 8 pazze serate:

Cina: così come negli anni precedenti, anche questa volta la piccola comunità di Kaifeng, ha acceso la prima candela insieme, ci racconta il nostro coordinatore a Kaifeng, Eran Barzilay. “Continuiamo a tradurre materiali in lingua cinese e li inviamo a Kaifeng” dice. “Peccato che non possiamo spedire anche qualche sufganiyot fresco da Israele!” (Comunità cinese con le loro Chanukiot) Continue reading “Le celebrazioni di Shavei Israel per Chanukkah 2014”

Celebrazioni di Chanukkah in Italia Meridionale

Quest’anno molti Bnei Anousim hanno celebrato Chanukkah nell’Italia del Sud, grazie anche al contributo di Shavei Israel. Abbiamo le foto delle accensioni di candele a Catanzaro, Catania e Palermo. Quest’ultima celebrazione si è svolta – già per la seconda volta – a Palazzo Steri, che fu prigione per molti Ebrei durante l’Inquisizione. In Italia meridionale l’interesse a riconnettersi alle proprie origini ebraiche è molto forte e sempre crescente; molti discendenti dei Bnei Anousim vogliono studiare e sentirsi parte di una Comunità Ebraica.

Palermo - Palazzo Steri
Palermo – Palazzo Steri
Cosenza
Cosenza
Catania
Catania

Chanukkah da una prospettiva più profonda – Il nome e il suo significato

hneisz5x__w415h250q85Rav Yitzchak Rapoport

L’interpretazione di Rav Levi Yitzhak di Berdyczow (1740-1809)

Levi Yitzhak di Berdyczow, attira la nostra attenzione sulla parola “chanukkah” e sui suoi possibili significati. Il significato di “chanukkah” è, nella sua essenza, “inaugurazione”, anche se i commentatori trovano in questa parola l’acronimo nascosto: “hanu k’’h” – hanno riposato il 25 (di Kislev) – –חנו כ”ה חנוכה . Chanuka, quindi, va capita in questo contesto come: “hanno riposato il 25”. Rav Yitzhak Levi pone la domanda – perché esiste una simile asimmetria tra il nome Chanukkah e il nome Purim? Se Chanukkah ha preso il suo nome dal giorno in cui il miracolo è accaduto, allora perché Purim non si chiama “chanu-jud-daled” – חנו י”ד – hanno riposato il 14 (di Adar) – visto che questa è la data dell’avvenimento di Purim? Continue reading “Chanukkah da una prospettiva più profonda – Il nome e il suo significato”

L’onestà dell’insegnamento halachico – Commento alla Parashà Vaiggash

Rav Pinchas Punturelloהורד

Un fiume di emozioni travolge Yosef di fronte ai suoi fratelli ed in special modo di fronte a Yehudà che si offre come prigioniero al posto di Biniamino verso colui che tutti credevano il Vicerè di Egitto.

Un fiume di emozioni che portano Yosef a piangere ed a liberarsi della maschera culturale nella quale si era rifugiato, la maschera di una finta identità, quella egiziana, nella quale si era volutamente assimilato e nella quale fingeva di essere felice. Perché Yosef è il primo ebreo che sperimenta l’assimilazione come rifugio, come ipotetica strada che risolva il “problema” dell’identità ebraica. L’assimilazione, in termine identitari, è senza dubbio un rifugio. Un rifugio che spesso si è rivelato fragile e dal quale nessuno è stato mai difeso in caso di pericolo, né identitario né politico. Ma i rifugi ebraici o per meglio dire le vie di fuga a sé stessi o dalla società che ci circonda possono essere diverse e di natura molto distante tra di loro. Paradossalmente anche una porta chiusa verso il mondo può diventare un punto di fuga ebraico. Continue reading “L’onestà dell’insegnamento halachico – Commento alla Parashà Vaiggash”