Avinu, Malchenu e Rosh HaShanà

La preghiera di Avinu Malchenu occupa un posto centrale nell’immaginario ebraico collettivo rispetto al rituale dei dieci giorni di teshuvà tra Rosh HaShana e Yom Kippur.

Le parole della preghiera sono state musicate, rese famose da molte star ebree negli Stati Uniti, Israele ed Europa.

Pochi conoscono e contestualizzano l’origine di questa preghiera la cui origine si trova nel Talmud, trattato di Taanit 25a.

A causa della forte siccità Rabbi Eliezer cominciò a pregare recitando ventiquattro benedizioni che furono istituite proprio per i giorni di digiuno per richiedere la pioggia, ma non fu esaudito.

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Una catena israeliana di supermercati ha donato buoni per 50mila shekel ai nuovi immigrati

Sta diventando una dolce tradizione per i nuovi immigrati che arrivano in Terra Santa con l’aiuto di Shavei Israel: i buoni omaggio dalla catena di supermercati Shufersol.

Per la seconda volta in occasione di Rosha HaShana ( e per la terza in generale vista la donazione per Pesach 2016), Shufersol sta donando buoni per 50mila shekel (circa 14mila dollari) ai nuovi olim, per aiutarli nella preparazione delle feste.

Anche se questi coupons sono pensati per alleggerire il costo delle feste, possono essere usati in qualsiasi momento dell’anno.

Shavei Israel distribuirà i coupons agli immigrati Bnei Menashe, Bene Anusim, Kaifeng dalla Cina e alle comunità russe Subbotnik. Molti di questi sono appena arrivati con l’aliyah!

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Un messaggio per Rosh HaShana di Michael Freund

Mentre gli ebrei di tutto il mondo si preparano per Rosh Ha Shana per l’inizio del nuovo anno ebraico, un gruppo di 150 persone nel nord-est dell’India, nel Manipur della comunità Bnei Menashe sta realizzando i propri preparativi, per ritornare in Israele, per fare aliyà più di 2700 anni dopo che i loro antenati sono stati esiliati da questa terra.
Shavei Israel ha il permesso di portare 150 Bnei Menashe con l’aliyà alla metà di novembre.
In questo momento abbiamo i fondi sufficienti per portarne 100 dei 150 previsti. Dobbiamo raccogliere altri 50mila dollari nelle prossime settimane per potere portare queste persone a casa.
Per ogni 1000 dollari che raccogliamo un altro Bnei menashe potrà intraprendere il lungo cammino di ritorno a casa a Zion.
Mentre Rosh HaShana si avvicina per favore considerate di fare una donazione che cambierà la vita di un ebreo nel nord-est dell’India per riunire lui o lei al nostro popolo e alla nostra terra.
Shana Tova! Che sia un anno nuovo felice e benedetto.
(Se non dovessero apparire in automatico i sottotitoli in italiano, una volta aperto il video clicca sulla chiave inglese che appare in basso e scegli la lingua)

 

Immigranti dalla Colombia celebrano due anni di aliyà

Mentre Rosh HaShana si avvicina, è tradizione fare il conto delle proprie benedizioni. Per le famiglie Antolinez, Camargo e Maloof c’è una benedizione particolarmente importante: il privilegio (zechut) di iniziare una nuova vita in Israele.

Queste tre famiglie Bene Anusim, assieme a Rivka Sisa, arrivata in Israele per conto suo, sono tra gli orgogliosi nuovi immigrati che Shavei Israel ha aiutato nel fare aliyà dalla Colombia. Celebrano due anni nella Terra Santa proprio questo Rosh HaShana.

Gli uomini della famiglia Camargo e Maloof studiano attualmente in una yeshiva. I bambini vanno a scuola. E la signora Camargo ha aperto un mischpachton – un asilo nido a casa sua.

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Un nuovo libro sul viaggio di una famiglia Bene Anusim per tornare alle radici ebraiche

Baruch Israel ricorda di come sua madre usasse cantare l’Hatikva, l’inno nazionale israeliano, ogni notte prima di addormentarsi ad Elda, in Spagna, dove Baruch è cresciuto. Era il sogno di sua madre Sarah potere fare un giorno aliyà, cosa che ha fatto assieme a Baruch e a sua madre nel 2015. Baruch ha anche fatto il suo bar-mitzva al Kotel.

Sarah ha adesso scritto un libro sull’odissea familiare – dalle radici Bnei Anusim con delle misteriose tradizioni familiari rivelate dopo 500 anni di occultamento, alla conversione formale all’ebraismo a Gerusalemme nel 2011, al primo paio di Tefillin (filatteri) di Baruch, che ha indossato a Gerusalemme due anni fa.

Il libro di Sarah Vasijas Reparadas in spagnolo (vasi riparati) è stato pubblicato questa settimana. E si può acquistare qui.

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“Sorgente di Vita” dedica un servizio alla rinascita ebraica di Palermo

“Sorgente di Vita”, il programma dedicato all’ebraismo in onda tutte le settimana su Rai2, ha dedicato un lungo e interessante servizio alla storia degli ebrei palermitani e alla rinascita della Comunità Ebraica nel capoluogo siciliano.

A fare da guida per i luoghi storici e a raccontare la storia dell’ebraismo siciliano, il nostro emissario Rav Pinhas Punturello.

Per rivedere il programma basta cliccare qui e iscriversi gratuitamente al servizio RaiPlay. Il servizio dedicato a Palermo parte dal minuto 20′.

http://www.raiplay.it/video/2017/08/Sorgente-di-vita-8df0d6c6-d456-4bac-8cc0-0c214e7ac8c5.html

 

Parashà Ki Tavo – La gioia nel servire Dio

“…E perché non avrai servito all’Eterno, al tuo Dio, con gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza d’ogni cosa, servirai ai tuoi nemici che l’Eterno manderà contro di te, in mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e alla mancanza d’ogni cosa; ed essi ti metteranno un giogo di ferro sul collo, finché t’abbiano distrutto. “ ( Deuteronomio 28, 47-48)

Come è difficile la comprensione e l’accettazione di questo versetto.

Cosa significa che il popolo ebraico sarà punito per non aver servito Dio con gioia e con cuore buono? In cosa consiste la colpa di non avvertire la gioia e di non utilizzare un cuore buono?

Insegna Rav Dessler, il Michtav MeEliahu, che noi siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio ( Genesi 1,27) e questa straordinaria esperienza di creazione ha impresso in noi, creature umane, la potenzialità per vivere una vera e profonda gioia che richiama la gioia del Creatore, di Dio che avendoci creato ha espresso la più pura forma di amore, di chessed in ebraico.

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Una ebrea Subbotnik riceve finalmente la cittadinanza israeliana dopo dieci anni di attesa

Martedì 22 agosto 2017 è una data che Tamara Sobyleva non dimenticherà mai. E’ il giorno in cui ha ricevuto la sua teudat zehut – la sua carta d’identità israeliana – dopo un processo durato dieci anni, giorno gioioso e dolce-amaro al tempo stesso per la 57enne originaria di Vysoki in Russia.

Gioioso poiché Tamara è finalmente cittadina israeliana, dopo anni di fermo in un limbo burocratico, quando Israele ha chiuso le porte dell’aliyà alla comunità di Ebrei Subbotnik di cui Tamara è membro.

Dolce-amaro perché la madre di Tamara – che aveva ricevuto la cittadinanza prima della figlia e poteva vivere in Israele – è mancata qualche anno prima che Tamara finalmente si trasferisse nello Stato Ebraico.

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