Rosh Chodesh Tevet e le otto luci di Chanukkà

Tevet è il decimo mese del calendario ebraico, contando da Nissan . Il suo nome, che è menzionato nel libro di Ester , è stato acquisito in Babilonia e condivide una radice con la parola ebraica tov , che significa “buono”.

Questo mese inizia con gli ultimi giorni di Chanukkà . Interiorizzando il messaggio delle luci sempre crescenti della Chanukkià – ricordandoci del potere del bene sul male – siamo in grado di rivelare il bene che è nascosto nelle nostre vite e nel mondo che ci circonda.

Che il Signore porti luce e benedizione in ogni luogo.

Accensione dei lumi di Chanukkà a Ferramonti di Tarsia

La luce si accende in un luogo dove non molto tempo fa c’era l’oscurità. Ferramonti di Tarsia era un campo di internamento italiano  utilizzato per internare dissidenti politici e minoranze etniche. Si trovava nel comune di Tarsia , vicino a Cosenza  , in Calabria  . Era il più grande dei quindici campi di internamento stabiliti da  tra giugno e settembre 1940. Oltre 3.800 ebrei furono imprigionati nel campo.

Halachoth per l’accensione dei lumi di Chanukkà

  • Quando accendere i lumi

Il momento in cui si devono accendere i lumi, inizia immediatamente dopo la comparsa delle stelle e non bisogna rimandare. Prima di accendere, è necessario riunire tutti i componenti della famiglia per “rendere pubblica” l’azione. Occorre mettere nelle lampade una quantità d’olio sufficiente così che i lumi possano durare almeno mezz’ora.

  • Dove si accendono i lumi

Per rendere pubblico il miracolo, si accende la Chanukkià vicino alla porta di ingresso che è rivolta verso la strada. Se la si pone vicino ad una porta provvista di mezuzà, si collocano i lumi al lato sinistro dell’entrata, in posi<ione opposta alla mezuzà che è messa al lato destro di chi entra. Se non si ha una porta che dà direttamente verso la strada, si accendono i lumi vicino a una finestra che è rivolta verso la strada.

  • Ordine in cui devono essere accesi i lumi

L’ordine dell’accensione dei lumi secondo le nostre usanze: la prima sera accende il lume che si trova alla destra [di chi accende], la seconda sera se ne aggiunge uno alla sua sinistra [rispetto a chi accende] e così via, aggiungendo ogni sera un lume alla sinistra del precedente. Importante: quello che si aggiunge lo si accende per primo e poi si continua ad accendere procedendo verso destra.

Si usa che ogni componente della famiglia accenda i lumi, tranne la donna che esce d’obbligo con l’accensione del marito. Se più persone accendono i lumi nello stesso luogo, è bene che ciascuno ponga la lampada in un punto differente per riconoscere quanti lumi abbia acceso ognuno.

  • Benedizioni

La prima sera si recitano tre benedizioni:

  1. Baruch Attà Adonai Elohenu Melech haOlam Asher kideshanu bemitzvotav vezivanu lehadlik ner shel Chanukkà.

Benedetto sii Tu o Signore, Dio nostro, Re del mondo che ci hai santificato con i Suoi precetti e ci hai comandato di accendere i lumi di Chanukkà

  • Baruch Attà Adonai Elohenu Melech haOlam she ‘asà nissim laAvotenu bayamim hahem, bazman hazè.

Benedetto sii Tu o Signore, Dio nostro, Re del mondo che ha fatto miracoli per i nostri padri, in quei giorni e in questo tempo.

  • Baruch Attà Adonai Elohenu Melech haOlam Sheecheyanu vekiemanu vehigh’ianu la zman hazè.

Benedetto sii tu o Signore Dio nostro Re del mondo che ci hai fatto vivere, e ci hai tenuto in vita e ci hai fatto giungere a questo tempo.

Dalla seconda sera si reciteranno solo le prime due.

  • Divieto di utilizzare i lumi di Chanukkà

Per tutto il tempo che i lumi sono accesi, è proibito servirsi della loro luce. Questo è il motivo per cui vi è la consuetudine di collocare vicino ai lumi lo shammash che serve per accenderli, in modo che, se si dovesse utilizzare la luce, si usi quella dello shammash. Occorre posizionare lo shammash un po’ più in alto degli altri lumi, affinché sia ben riconoscibile il fatto che non fa parte dei lumi di mitzvà. Per tutto il momento in cui i lumi ardono, non si devono eseguire lavori.

Chanukkà Samech!

Morà Chana Grazia Gualano

Parashà Vaieshev 

Riconosci, per favore… e riconobbe Yehuda

La Parashà di Vayeshev (Genesi 37) ruota, principalmente intorno alla figura di Yosef. In essa sono narrate tutte le vicissitudini che colpiranno il nostro protagonista, dai sogni, alla vendita, fino alla discesa in Egitto. In questo scenario famigliare drammatico, si inserisce nel mezzo della narrazione, l’episodio di Tamar e suo suocero Yehudà.  

Chi era Yehudà?

Yehudà era il quarto figlio di Leah, il quale sposò una donna cananeadalla quale ebbe tre figli. Yehudà prese per Er, il suo primogenito, una moglie di nome Tamar. Er era malvagio agli occhi del Signore e Dio lo fece morire. Tamàr sposò il secondogenito, per obbedire al costume del levirato fin da allora vigente. Ma anche il secondo marito moriva, perché anch’egli, come il fratello agiva in malo modo agli occhi del Signore. Tamàr veniva rimandata alla casa paterna in attesa che il terzo figlio di Yehudà fosse cresciuto ed ella potesse ottenerlo per marito.  Il ragazzo crebbe, ma Yehudà non si pronunciò in merito. Tamar comprese le sue intenzioni ed escogitò un sotterfugio per attrarre Giuda presso di lei.

Tamar indossò le vesti da meretrice e si unì con Yehudà, in cambio lei chiese in pegno il suo sigillo, il suo drappo e la sua verga. Dopo di ciò Tamar si dileguò e quando Yehudà tornò per darle il capretto e riprendere i suoi oggetti, non la trovò. Passarono tre mesi e fu riferito a Yehudà che sua nuora Tamar era incita, egli immediatamente la mandò a prendere per darle la punizione.

Ma a quel punto Tamar agì con saggezza e modestia. Le sue parole saranno ponderate e rivolte solo al diretto interessato, ella non punterà il dito per svergognare il suocero e renderlo ridicolo agli occhi dei presenti ma chiederà all’uomo, della quale è incita di “riconoscere” gli oggetti da lui lasciati in pegno. Altrettanto Yehudà, risponderà con grande integrità morale e non esitò ad ammettere “Ha ragione, è da me che è incinta.  E in quell’ istante riconobbe ed espresse apertamente di aver sbagliato nei confronti di Tamar. Un atto di grande responsabilità e saggezza.

Il Signore ripagò Yehudà “misura per misura”: con l’espressione “riconosci per favore, se questa è la tunica di tuo figlio (37,32)”. Yehudà aveva causato al padre un dolore immenso. A questo punto Tamar affrontò Yehudà con le stesse parole, le quali ebbero un forte impatto su di lui.  

C’è molto da imparare da questo episodio. Viviamo in una realtà dove ogni giorno siamo chiamati a riconoscere e ad affrontare il nostro operato, purtroppo non sempre siamo pronti ad agire di conseguenza e soprattutto ad ammettere la verità. Siamo sempre pronti a puntare il dito verso l’altro e mai verso noi stessi. La regalità apparterrà alla tribù di Yehudà poiché riconobbe e prese su di sé la responsabilità di quanto accaduto.

Programma Marathon Chanukah in Cile

La comunità Chazon Ish di Santiago, in Cile, ha tenuto una giornata di maratona di studio della Torah prima di Chanukah. Il programma dell’ intera giornata includeva attività e apprendimento per tutte le età, comprese le leggi di Chanukah con Gil Kalinka; studio della porzione settimanale della Torah con Rabbi Latapiat e Rebbetzin Esther Miriam Latapiat; uno studio passo dopo passo sulle preghiere quotidiane e sui mestieri speciali di Chanukah per i bambini.

Il programma, in collaborazione con Shavei Israel, è stato ben frequentato e il feedback ricevuto è stato del tutto positivo.

Cos’è Chanukkà

All’epoca del Secondo Tempio, quando dominava il regno dei greci, furono emanati dei decreti ostili verso i figli di Israele che rendevano vietata la loro religione e non consentivano loro di occuparsi dello studio della Torà e dell’osservanza delle mitzvot (precetti). I greci erano entrati nel tempio, avevano praticato delle brecce nelle mura e reso impuri gli arredi sacri.

Tutto ciò era causa di grande pena per il popolo di Israele, il quale disperato dalle continue angherie iniziò a ribellarsi. Allora gli Asmonei organizzarono un piccolo esercito di ebrei e dopo dure battaglie, con l’aiuto di Dio, prevalsero sui greci liberando Israele dal loro dominio.

Quando riuscirono a sconfiggere i loro nemici, era il 25 del mese di kislev, essi entrarono nel Santuario e in esso, il solo olio che rinvennero, fu quello che si trovava dentro una ampolla con il sigillo del grande Sacerdote ma che ne conteneva soltanto la quantità sufficiente per un giorno. Con quell’olio fu invece possibile mantenere accese le luci del candelabro per otto giorni, il tempo necessario per spremere le olive e ottenerne dell’altro olio puro.

Per questa ragione i saggi del tempo decisero che quegli otto giorni, che iniziano il 25 di kislev sarebbero stati celebrati come giorni di gioia e lode al Signore per tutti i miracoli che aveva operato. In essi, per tutte le otto sere, si accendono dei lumi presso l’ingresso delle abitazioni per rendere manifesto e pubblico il miracolo. Questi giorni sono chiamati Chanukkà che significa “inaugurazione” perché durante questi giorni, hanno potuto inaugurare il Santuario che gli oppressori avevano contaminato.

Fonte Kitzur Shulchan ‘Aruch di Rav Shlomo Ganzfrid

La benedizione sul pane

Terza parte

La benedizione Hamotzì che si recita sul pane all’inizio del pasto, dispensa dal dover recitare altre benedizioni per tutto ciò che si mangia o che si beve nel corso dello stesso pasto. È considerato facente parte del pasto, tutto quello che si può accompagnare al pane, anche se poi non lo si mangia con esso. Tuttavia, se durante il pasto si beve del vino, occorre recitare la benedizione:

“Baruch Attà Hashem, Elokenu Melech ha’Olam borè perì haghefen”

Benedetto sii Tu Signore, Dio nostro Re del mondo che crei il frutto della vite

Ciò dipende dal fatto che il vino è considerato una bevanda particolarmente importante.

Si deve recitare la benedizione anche per i cibi che si assumono nel corso del pasto ma che generalmente non si mangiano con il pane come, ad esempio, dessert e frutta.

Un cibo è considerato parte integrante del pasto se lo si usa mangiare assieme al pane oppure se lo si mangia per saziarsi. Ad esempio, sono considerati parte integrante del pasto la carne, il pesce, le uova, le versure, i formaggi, le minestre, la pasta e in generale i cibi salati. [1]

Abbandonare il luogo del pasto

Durante un pasto, non si deve lasciare il luogo dove si ci trova o uscire di casa; non si può fare ciò neppure quando si avesse intenzione di tornare per terminare il pasto. Se alcune persone stavano mangiando assieme e in seguito qualcuno si fosse allontanato lasciando un commensale al proprio posto, chi si fosse allontanato, quando tornasse per riprendere a mangiare, non dovrebbe recitare alcuna benedizione perché, grazie a quell’unica persona rimasta a tavola, l’uscita non è considerata un’interruzione del pasto.


[1] Halachà illustrata, Hilchot Berachoth, volume 2. Moise Levy Editore, Milano, 2014

Parashà Vaishlach – Donare la propria benedizione

Anche se Yacov era il fratello minore, di pochi minuti, Esav continuamente imparava da lui. Tuttavia, Esav continuava con testardaggine ad avere il suo carattere, e tra tutte le caratteristiche spiccava la sua superficialità. E così quando Yacov chiedeva al padre come fare a donare il 10% dei propri possedimenti ai bisognosi, Esav voleva sapere come fare per evitare di fare tzedakà. Quando Yacov è partito per cercare moglie, e ne ha trovata una virtuosa nella famiglia della madre, Esav ha sposato una donna problematica discendente da suo zio Ismaele. Anche quando Esav cerca di imitare Yacov viene fuori tutta la sua piccolezza. Lo vediamo all’inizio della nostra Parashà.

Prima di incontrare il fratello, dopo quasi trent’anni, Yacov invia ad Esav un gran numero di bestie da allevamento. Dopo l’incontro Esav propone al fratello minore un regalo, sarebbe a dire la restituzione di tutti i doni ottenuti da Yacov. Infine gli propone una scorta militare, ma Yacov rifiuta.

I doni e la loro accettazione ci dicono molto sul carattere dei due fratelli. Rashi ci dice che le bestie da allevamento inviate erano pari di numero in quanto a maschi e femmine, proprio per potersi riprodurre. Il regalo di Yacov è un regalo pensato per moltiplicarsi in futuro, mentre Esav con le sue scorte di soldati pensa solo al presente. In pratica i guerrieri donati sono buoni solo nel combattimento, nient’altro. Devono contare sull’aiuto di altre persone per mangiare e dormire, quando non lo ottengono si ribellano. Esav ha donato a Yacov un problema, una potenziale rivolta.

Ambedue i fratelli inizialmente rifiutano i doni. Esav dice che ha già abbastanza, mentre Yacov dice di avere già tutto. La ricchezza di Esav è anche la sua maledizione, non una benedizione, un pozzo senza fondo, che richiede sempre di più. Alla fine della Parashà ci viene detto che Esav dovrà abbandonare la Terra d’Israele poiché non c’è spazio per ambedue i fratelli. La terra in cui adesso vivono più di 7 milioni di persone non poteva contenere due fratelli? Probabilmente Esav parte poiché vuole mantenere un gran numero di terreni. Per questo accetta il dono di Yacov, quello che ha non gli basta mai.

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Il birkon in cinese di Shavei Israel si è dimostrato molto utile

Come molti di voi già sanno, uno dei maggiori progetti di Shavei Israel è curare, scrivere e pubblicare libri e materiali in molte lingue, traduzioni e traslitterazioni. Il tutto pensato per le nostre tante comunità sul globo. A volte queste pubblicazioni vengono usate in altro modo, e noi ne siamo molto felici.

Questa settimana si è presentata l’opportunità quando un israeliano ha ospitato un gruppo di colleghi per shabbat, erano cinesi e così ha scoperto quanto il nostro birkon (libro di benedizioni per i pasti) in cinese possa essere utile per approfondire la loro esperienza.

Ci è voluto qualche momento concitato, ma alla fine i birkonim sono arrivati in tempo, tutti ne erano molto felici e gli ospiti cinesi hanno potuto godere dello shabbat appieno, comprendendo meglio ancora la loro permanenza in Israele.

E noi? Siamo enormemente felici di avere potuto fare la differenza!

Parashà Vayetzè – I due sogni

Mio nonno, il rabbino Joseph Baumol, ha notato una volta che la Torah con chiarezza parla di due sogni di Giuseppe; un solo sogno di diventare governatore non era bastato. Perché? Che differenza c’è tra il sogno delle stelle e quello dei campi di grano? Mio nonno mi ha spiegato che si trattava di una esperienza tipica degli avi di Giuseppe.

Dio ha parlato ad Abramo sia nella dimensione spirituale che in quella pratica. Ha tramandato ad Abramo sia un messaggio di benedizione materiale, così come di profezia storica. Anche Isacco ha ottenuto una benedizione e la promessa di continuità del suo popolo, così come la promessa di ottenere enormi territori.

Ma cosa più importante, è Giacobbe ad avere fatto due sogni: la prima volta gli apparivano degli angeli, mentre la seconda ha sognato delle pecore. Il messaggio ottenuto da Giacobbe non potrebbe essere più chiaro: avere due missioni, due sfere nelle quali servire Dio e aiutare l’umanità, la sfera spirituale come quella materiale.

La vita di Giacobbe consisteva nel fare diventare realtà queste istruzioni divine. Cercava di portare a termine la sua missione di vivere nella Terra di Israele e creare un popolo, allo stesso tempo lodava il Signore e ricordava al mondo della natura spirituale della nostra esistenza.

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