“Hai radici ebraiche” in cartaceo

Shavei Israel ha appena pubblicato la versione cartacea del nostro libro “Hai radici ebraiche?”.

Dal libro si può scoprire se si hanno radici ebraiche nella propria famiglia. Si trovano anche indicazioni di ordine pratico su come cercare e avere una significativa esperienza durante questo interessante processo personale.

Il libro si può acquistare al costo di 10 dollari americani, contattando i nostri uffici a Gerusalemme. Via mail office@shavei.org, oppure telefonando al numero +972-02-6256230.

Restiamo a Vostra disposizione! E buona lettura!

Una conferenza su Dona Gracia

La scorsa settimana, il Ma’ani Center di Shavei Israel a Gerusalemme, ha organizzato una conferenza aperta a tutti sulla vita e la personalità di Dona Gracia Mendes Nasi, una delle più ricche e interessanti donne dell’Europa Rinascimentale.

Durante l’incontro, tenuto dall’autore Giorra Barak, è stato presentato il suo ultimo libro, “Gracia da Lisbona”, dove si racconta la storia della giovane Dona Gracia, la cui famiglia è stata forzatamente convertita al cattolicesimo. Sullo sfondo, ovviamente, la storia della comunità ebraica iberica, prima e dopo l’Espulsione del 1492.

In questo e nei prossimi libri, l’autore avvicinerà al lettore l’incredibile storia dei Bene Anusim e racconterà del ruolo significativo che i rappresentanti di questa comunità hanno avuto nella storia mondiale.

Una conferenza sugli ebrei Subbotnik al nostro Maani Center

Questa settimana, una nuova conferenza sugli ebrei Subbotnik, dedicata alla loro storia e alle loro condizioni di vita attuali, si è svolta al Maani Center di Shavei Israel. A parlare è stato il dott. Velvl Chernin, che ha condiviso con noi storie personali dei Subbotnik dell’Ucraina e della Russia meridionale, dalla Siberia all’Azerbaigian, sottolinenando come sia burocraticamente difficile per loro fare aliyah.

Tra gli ascoltatori, alcuni rappresentanti della comunità ebraica di Beit Shemesh, quelli che hanno fatto in tempo a fare Aliyah prima che la burocrazia chiudesse le porte agli ebrei Subbotnik della Russia. Le signore presenti erano un ottimo esempio delle difficoltà burocratiche che i Subbotnik devono affrontare, per potere infine arrivare in Israele e rafforzare la propria identità ebraica, con una forte connessione alla fede e allo stato ebraici.

Il rabbino di Shavei Israel si è recato nel kibbutz di Gilgal

Durante le ultime feste di Pesach, l’emissario di Shavei Israel Rav Elisha Salas assieme alla moglie Avigail, si sono recati nel Kibbutz Gilgal, nome già noto dai tempi biblici.

“La visita è stata guidata da Shmil Rosenblau, uno dei più anziani abitanti del kibbutz, che conoscendone così bene la storia ha parlato con orgoglio ed entusiasmo dei suoi momenti più significativi e dei luoghi simbolici.

Come tutto in Israele, Gilgal è un luogo magico dove antico e moderno coesistono, permettendoci di viaggiare nel tempo. E ci sono così tante cose da imparare!

Quindi, grazie al nostro amico Shmil, abbiamo attraversato i millenni, partendo dall’arrivo del popolo ebraico in Israele che era passato proprio da Gilgal, dopo avere attraversato il Giordano circa tremila anni fa (Giosuè 4:20 – 5:12), attraverso la conquista di Gerico (Giosuè, capitolo 6), le vite dei profeti Elia e Elisha (Re, 2:1-22), fino ai momenti della storia moderna, dove abbiamo visto le trincee e le installazioni militari degli anni ’60 e ’70.

Shmil ci ha fatto vedere tutto il kibbutz, dedicato principalmente alla coltura dei datteri e alla produzione di latte. Visto che eravamo lì durante la settimana di Pesach, anche il cibo per le mucche era casher le Pesach!

Volevamo andare a Gilgal proprio perché è stato lì che Pesach è stato celebrato per la prima volta, poco dopo l’entrata in Terra d’Israele del popolo guidato da Giosuè.

Per noi è stato veramente un viaggio meraviglio! Grazie mille, Shmil!

Le comunità di Shavei Israel celebrano il Giorno dell’Indipendenza di Israele

La scorsa settimana, le comunità di Shavei Israel hanno celebrato il 71esimo compleanno di Israele, il Giorno dell’Indipendenza, e hanno condiviso con noi foto delle attività e dei festeggiamenti.

Bnei Menashe

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Non lasciamo morire la lingua ladina (giudeo-spagnola)

Pubblichiamo un articolo del presidente di Shavei Israel, Michael Freund, uscito nel Jerusalem Post.

Seguendo la logica, l’eredità degli ebrei spagnoli del periodo medievale dovrebbe da tempo essere scomparsa. La comunità, la più grande e influente dell’Europa del tempo, fu espulsa nel 1492 e sparpagliata per il mondo, dal Medio oriente ai Balcani all’Africa settentrionale. Poche culture sarebbero sopravvissute ad una catastrofe simile e al trauma collettivo, visto che gli individui hanno dovuto vivere in paesi stranieri.

Nonostante tutto, la tradizione giudeo spagnola linguistica e religiosa, unica nel suo genere, continua a vivere – e sprona Israele e il popolo ebraico a fare di più per coltivare e nutrire questo punto critico del nostro patrimonio culturale.

Ne ho potuto cogliere qualche aspetto durante l’ultimo Seder, quando mi sono unito a mia nuora e alla sua famiglia di origini turco-ebraiche, per ricordare il nostro Esodo dall’Egitto.

Ad un certo punto, senza avvertimento, ho sentito nuove canzoni, melodie differenti e anche qualche frammento di Haggadà letto in giudeo-spagnolo, un dialetto emotivo che unisce in sé lo spagnolo antico e l’ebraico assieme a termini aramaici. 

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Antiche mezuzot nella città di Vysoki in Russia

La comunità ebraica Subbotnik di Vysoki in Russia meridionale, ha preservato un discreto numero di antichità e suppellettili della loro tradizione religiosa. Oggi alcuni di questi oggetti sono conservati presso il piccolo museo nella scuola locale, ma tanti restano nelle case dei membri della comunità; un oggetto in particolare, la mezuzà – elemento essenziale della tradizionale casa ebraica.

“Abbiamo acquistato appositamente una mezuzà casher” ricorda Anna Lazarevna Bocharnikova, che da poco ha fatto aliyà. “Nella mia casa, dove vivevo a Vysoki, una mezuzà così è ancora appesa”.

Tuttavia, non tutte le famiglie avevano l’opportunità di acquistare mezuzot eseguite da professionisti, e quindi risolvevano il problema con genuinità. Tova Filchagova che ha fatto aliyà cinque anni fa, ci dice: “Le mezuzot erano appese in tutte le case. Non tutti potevano permettersi quelle con il rotolo casher scritto a mano. Quindi mettevano un pezzo di carta dentro, preso da un libro di preghiera. Le persone tagliavano a mano il pezzo di vetro sotto al quale si inseriva la mezuzà in legno. A quel punto veniva dipinta assieme a tutta la porta. Queste antiche mezuzot si possono tuttora trovare nelle vecchie case rimaste.”

Negli archivi di Shavei Israel vi sono esempi di due mezuzot molto vecchie. Le foto della prima sono state eseguite da Rav Shlomo Zelig Avrasin nella casa di una delle sue allieve, Svetlana Leontievna Gridneva.

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Una lezione su Pesach di Eitan Della Rocca

Dalle lezioni del Moreh Eitan Della Rocca

Cagliari, 5-7 Aprile 2019 Rosh Chodesh Nisan 5779

אי-ALEF YOD

Sulla Haggadah di Pesach על הגדה של פסח

ָל ֵכן ֱא ֹמר ִל ְבנֵי-ִי ְׂשָר ֵאל, ֲאִני י״ה״ו״ה, ְוהֹו ֵצא ִתי ֶא ְת ֶכם ִמ ַּת ַחת ִס ְבלֹת ִמ ְצ ַר ִים, ְו ִה ַצְּל ִּתי ֶא ְת ֶכם ֵמ ֲע ֹב ָד ָתם; ְו ָג ַא ְל ִּתי ֶא ְת ֶכם ִּב ְזרֹו ַע נְטוּ ָיה, וִּב ְׁש ָפ ִטים ְגּ ֹד ִלים ְו ָל ַק ְח ִּתי ֶא ְת ֶכם ִלי ְל ָעם, ְו ָהִיי ִתי ָל ֶכם ֵלאלֹ ִהים

)שמות ו״, ו-ז״(Una delle quattro mitzvot della sera di Pesach è l’obbligo di raccontare la Yetziat

Mitzeraimuscita dall’Egitto, racconto che viene guidato da un magghidnarratore La mitzvah permane anche qualora ci si trovi da soli. L’aggadah è il testo che permette di adempiere questo obbligo, attraverso quattro domande chiave che vengono poste al magghid dal bambino più piccolo presente al seder, e che introducono la narrazione storica. Questa è poi seguita da altre quattro domande, poste ognuna da quattro bimbi con differenti caratteristiche. Qualora ci si trovi, chas veshalom, da soli, resta l’obbligo di porsi comunque queste domande. La fonte del testo aggadico è il trattato talmudico di Pesachim.

Il numero quattro è ricorrente nel seder, e lo ritroviamo anche nella quantità di bicchieri di vino che è d’obbligo bere durante il suo svolgimento. Esso simboleggia i quattro tipi di libertà relazionati alla liberazione degli ebrei dall’Egitto “Vehotzeti, vihitzalti, vega’alti, velakachti”: “Io sono Hashem, Io vi sottrarrò dalle tribolazioni dell’Egitto, vi salverò dal loro duro servaggio, vi libererò con braccio disteso e con severi castighi sui nemici. Vi prenderò per me come popolo e sarò il vostro D-o, e vi farò conoscere che Io sono Hashem il vostro D-o che vi ha liberato dal giogo egiziano” (Shemot, 6, 6-7).

Il testo apre con racconti tristi, ma chiude con l’Hallel, che è un inno di lode gioioso, composto da alcuni Tehillim di David HaMelech.

Quando vengono menzionate le dieci piaghe, tuttavia, si usa versare una goccia di

vino per ogni piaga, con minaghimusanze diversi a seconda della comunità di riferimento, che simboleggiano il sangue degli egiziani caduti e che ci ricordano di : “Non gioire mentre il tuo nemico cade e quando egli inciampa il tuo cuore non si rallegri” (Proverbi 24, 17). Per lo stesso motivo, gli ultimi giorni di Pesach, l’Hallel non viene recitato in forma completa (Rabbi Meir Simcha Hakohen, Meshekh Chokhmà ).

Il testo, come la festa, non celebra la sconfitta dei nemici egiziani e la loro caduta, ma l’uscita dalla schiavitù egiziana, resa possibile, tra l’altro, dal miracoloso evento

per cui Hashem è passato oltre (pesach  ֶפ ַסח ) le case in cui risiedavano i primogeniti ebrei, risparmiando loro la vita; evento ricordato con il digiuno osservato dai primogeniti maschi ebrei (sia di padre, che peter rechem) il 14 di Nisan. Oggi si usa sostituire il digiuno con la conclusione di un trattato del Talmud, per permettere una maggiore lucidità durante la festa ed evitare che il seder venga svolto frettosolamente a causa della fame derivante dal digiuno.

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