La preparazione della challà a Cali, in Colombia

La scorsa settimana, ragazze e donne, della comunità Bnei Anusim di Cali, in Colombia, si sono preparate per shabbat organizzando una speciale cottura della challà, con Shavei Israel.

Sotto la supervisione e guida di Rav Shimon Yehoshua, emissario di Shavei Israel nella regione, hanno colto l’occasione per approfondire le proprie conoscenze. Hanno imparato del significato spirituale di ogni ingrediente, ed eseguito il comandamento della hafrashat challah (distaccamento di una porzione prima di cuocere), pregando per sé stesse e per i propri cari.

Maguen Abraham, la nostra comunità di Cali, è solo una delle 12 comunità ebraiche in Colombia, appartenenti all’ACIC – Asociación de Comunidades Israelitas de Colombia. Oggi, la nostra comunità, conta circa un centinaio di membri e possiede tre rotoli di Torah.

“La comunità è la nostra famiglia” – una storia personale

Quindici famiglie ebraiche a Città del Guatemala, senza sapere più a chi rivolgersi, si sono unite per creare il centro comunitario Shaar Hashamaim Bnei Anousim. Tra i fondatori ci sono Gerardo Flores assieme alla moglie, Aury de Flores. Ma qui non si parla solo di nomi e numeri.

La coppia, sposata da 22 anni, è attiva nella comunità ebraica già da tempo. Gerardo è laureato in ingegneria elettronica ed è un dirigente in una importante azienda dell’America Latina nel campo delle telecomunicazioni.

Aury ha studiato relazioni internazionali, ma ha deciso di dedicarsi alla famiglia e alla crescita dei loro tre figli, che oggi hanno già 20, 19 e 8 anni.

“Shaar Hashamaim è la nostra famiglia”, ha dichiarato Aury. “Qui possiamo incontrare persone che condividono il nostro profondo desiderio di vivere appieno una vita ebraica, attraverso il rispetto delle mitzvot.”

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Il diritto al ritorno (parte 5)

Dalla chiesa al Beit Midrash

Miriam ha conosciuto il marito, Daniel Fuentes, 45 anni, nell’ambito del suo lavoro. Daniel, all’epoca conosciuto come Federico Fernando, era un devoto cristiano e aveva anche fatto da pastore. Si sono sposati circa 9 anni fa, mentre Miriam continuava a studiare ebraismo. Dopo quattro anni di matrimonio, anche suo marito ha iniziato a studiare Torah: “Sapeva già cosa fosse il sabato e conosceva l’ebraismo, ma da lontano”.

Con il passare del tempo, ambedue impararono a pregare, tenere shabbat e casherut. “Potevamo restare in Messico. Io lavoravo come avvocato in un ottimo studio, guadagnavano bene. Ma più studiavamo e più capivamo che non potevamo realizzarci spiritualmente lì. Vivevamo bene in Messico, ma vivere a Gerusalemme mi rende felice e mi fa sentire a casa. L’ebraismo mi ha dato un senso. Anche se conoscevo e amavo mio marito da tempo, da quando abbiamo iniziato a studiare insieme la nostra relazione è diventata ancora più significativa. La consapevolezza di dovere mantenere la pace in casa ti cambia la vita. Adesso casa nostra è piena di santità e calma. Siamo anche venuti in Israele per dare una educazione ebraica alle nostre figlie.” ammette Miriam. “Già 20 anni fa avevo capito che l’ebraismo è verità, ma non riuscivo a progredire.”

Proprio due mesi fa, Miriam, Daniel e la figlia Leah finalmente hanno completato il loro processo di conversione. Vivono a Gerusalemme e aspettano la cittadinanza per potere vivere permanentemente in Israele. Shavei Israel li ha aiutati nel percorso. “Sono molto grata alle persone dell’organizzazione che ci hanno aiutati”, aggiunge con commozione.

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Il diritto al ritorno (parte 3)

Continuiamo con l’intervista al presidente di Shavei Israel, Michael Freund:

E’ successo 500 anni fa, le persone iniziano a cercare le proprie origini ora?

“Negli ultimi 20 anni siamo stati testimoni di una grande crescita del numero dei discendenti di Anusim che vogliono tornare alle proprie radici. Lo vediamo dal Portogallo, alla Spagna fino al Brasile e Perù. Attraversa ogni strato sociale e socioeconomico.

Come può spiegare questo fenomeno?

“E’ difficile da spiegare in maniera razionale. Abarbanel, che ha vissuto in Spagna al tempio dell’espulsione ed era ministro delle finanze del Re di Spagna, descrive la cacciata degli ebrei nel suo commentario al libro del Deuteronomio e a quello di Isaia, e promette che alla fine gli Anusim torneranno al popolo di Israele. Dice che all’inizio sarà solo un ritorno nei cuori, perché avranno paura di dichiararsi ebrei, ma arriverà un giorno in cui diranno: “Vogliamo tornare”. Credo che stiamo vivendo questi tempi. Le persone ci contattano di continuo parlando delle origini delle proprie famiglie.”

Ci sono degli usi che caratterizzano i discendenti degli Anusim?

“Molti ricordano delle nonne che il venerdì sera di nascosto accendevano candele e borbottavano qualcosa in una lingua incomprensibile. Un professore portoghese mi ha detto che da bambino i genitori gli proibivano di uscire la notte per contare le stelle, poiché era pericoloso. Gli Anusim contavano le stelle per sapere se Shabbat era già finito. A volte questo gli costava la cattura da parte dei tribunali dell’Inquisizione. Per questo le famiglie si comportavano in maniera così strana successivamente.

Qualche anno fa, ho conosciuto un diplomatico brasiliano in Israele. Mi ha raccontato come ci fossero tante famiglie di Anusim nel nord del suo paese. Queste usavano avere un tavolo con una mensola nascosta a capotavola, così che il capo famiglia potesse tirar fuori di lì un piatto con carne di maiale, se degli estranei fossero entrati all’improvviso in casa e metterlo al centro della tavola, affinché nessuno li sospettasse di usi ebraici.

Dopo quella conversazione ho visitato il Brasile settentrionale, chiedendo all’amico di portarmi in un negozio di antiquari, dove con i miei occhi ho visto questo genere di tavole. Ancora oggi ci sono famiglie che non mangiano carne e latticini insieme. In alcuni luoghi, Purim o come lo chiamano loro “Santa Estherica Festival” è diventato una festa centrale per gli Anusim. Sentono una vicinanza per la regina Esther, tenuta segregata nel palazzo di Ahashverosh. Durante la festa le donne digiunavano, accendevano candele in onore della fittizia santa e preparavano piatti casher con l’aiuto delle figlie.”

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Una grande gioia per Shavei Israel in Colombia

Un grande mazal tov al nostro Rav Shimon Yehoshua, emissario di Shavei Israel in Colombia, per il suo matrimonio con Helen, originaria di Bogotà. Il matrimonio si è svolto questa settimana nella città della sposa!

Al matrimonio hanno partecipato le autorità, gli amici e i parenti da tutto il mondo; tra questi il rabbino capo di Bogotà Rav Alfredo Goldschmidt, Rav Elad Villegas direttore dell’ACIC (Associazione comunità Israeliane in Colombia), Rav Asher Abrabanel rabbino della comunità Maguen Avraham di Cali, e il padre con il fratello dello sposo, assieme a tutta la loro famiglia arrivati appositamente da Israele, così come la madre e le zie in arrivo dall’Argentina.

Rav Shimon Yehoshua è nato in Argentina e ha conseguito l’ordinazione rabbinica presso il Beit Hamidrash Hasefaradi di Gerusalemme. E’ anche allievo dell’Amiel Institute che prepara i rabbini per la Diaspora. Ha fatto da rabbino nella città tailandese di Pattaya ed è stato coordinatore di Bnei Akiva per l’America Latina. Ha lavorato anche in scuole ebraiche in Argentina, prima di diventare nostro emissario in Colombia, creando contatti con le comunità Bnei Anusim dei paesi vicini, Ecuador e Guatemala per esempio. Rav Shimon lavora con Shavei da più di sei anni. Ha assistito molte famiglie nel loro ritorno alle proprie radici ebraiche e nell’aliyà in Israele.

Auguriamo a Rav Yehoshua e sua moglie Helen, una vita piena di gioie e benedizioni, e che assieme possano aiutare il popolo ebraico!

E qui il video della chuppà sotto alla quale vengono dette le 7 benedizioni

Un incredibile ritorno all’ebraismo per una Bnei Anusim

La scorsa settimana, al Centro Ma’ani di Gerusalemme, assieme al Ministero Israeliano della Cultura, abbiamo presentato e condiviso l’incredibile storia di Esther Astrug, con un pubblico ispanofono. Era questa l’ultima di una serie di conferenze dedicate alle varie comunità di ebrei “perduti” o “nascosti” in tutto il mondo.

Esther si è convertita anni fa all’ebraismo, dopo una infanzia americana in una normale famiglia protestante, aveva già una storia interessante da raccontare. Ma, ha scoperto solo recentemente di avere origini ebraiche, discendendo da “cripto-ebrei”, vale a dire Bnei Anusim!

“Tutto il mio viaggio verso l’ebraismo è stato un piano divino”, ci ha detto Esther. In effetti, doveva andare così.

Per quelli che non sono potuti venire, saremo felici di condividere la registrazione della conferenza in ebraico.

Un ragazzo dell’Ecuador fa il suo Bar Mitzvà a Gerusalemme

David Peretz, un giovane ragazzo ebreo dell’Ecuador, immigrato in Israele da poco, sognava di poter fare il suo Bar Mitzvà con la sua famiglia a Gerusalemme. La scorsa settimana, il suo sogno si è avverato, e la famiglia Peretz ha festeggiato gioiosamente grazie anche al supporto di Shavei Israel.

David e la sua famiglia provengono dall’Ecuador e hanno fatto una strada lunga e tortuosa. David assieme ai due fratelli e ai suoi genitori, hanno fatto aliyà due anni fa con l’aiuto di Shavei Israel. La sua famiglia si è avvicinata all’ebraismo nel 2014, quando suo padre Yochana conobbe il nostro emissario in Colombia, Rav Shimon Yehoshua. Ne avevamo già scritto qui.

La famiglia Peretz è molto felice e commossa, grata a Shavei Israel per l’opportunità di potere organizzare un così importante evento. Al bar mitzvà hanno partecipato Rav Yitzchak Abelson e Rav Shlomo Waghnon, i rabbini che seguono il percorso spirituale della famiglia, Chaya Castillo di Shavei Israel, parenti arrivati dall’Ecuador per celebrare con David e condividere questi momenti speciali con lui, e i suoi compagni della yeshivà di Carmiel.

Siamo felici di potere condividere alcune foto (fatte da Yacob Frias) e un commovente video dove David parla del significato del suo bar mitzvà e ringrazia tutti quelli che lo hanno aiutato in questo giorno speciale.

L’Aliyà dei Bnei Menashe – la storia di Esther Haokip

Quest’anno Shavei Israel porterà un gruppo di 250 immigrati Bnei Menashe dall’India nord-orientale in Israele con l’aliyah. Tra questi vi è Esther Haokip, nativa del Manipur, molto emozionata di potere realizzare il suo sogno e ritornare alla terra dei suoi padri.

Questo autunno, dopo molti anni di attesa, Esther Haokip potrà finalmente abbracciare i suoi due nipoti, nati in Israele, che finora non aveva mai incontrato. Esther, una vedova, è membro della comunità ebraica Bnei Menashe, i discendenti di una delle Dieci Tribù Perdute di Israele, stabilitisi nell’India nord-orientale. Ha desiderato molto di potere fare aliyah e riabbracciare la sua famiglia in Terra Santa. Il giorno si sta avvicinando a grandi passi e con il vostro aiuto potremo renderlo reale.

Esther risiede nella regione indiana del Manipur, vicino al confine con il Burma e il Bangladesh. “Mio marito Yishai è mancato nel 2009 e il suo sogno di fare aliyah non si è mai realizzato”, ci dice. “Tuttavia, non ho mai abbandonato il mio sogno e la mia volontà di ritornare nella mia patria, la Terra d’Israele”, aggiunge.

Nel 2007, Esther con le lacrime agli occhi ha salutato sua figlia Chedva, che stava facendo aliyah. Rimasta bloccata in India, Esther non ha visto sua figlia per più di 12 anni. Non ha potuto partecipare al suo matrimonio nel 2011, e ancora non ha tenuto in braccio i figli di Chedva, i suoi unici nipoti.

Già nel 1998 i genitori di Esther, suo fratello e sua sorella, si erano trasferiti in Israele. “Sono molto felice per loto, ma mi mancano molto. Non ci siamo visti da 21 anni”, ci racconta.

La dolorosa lontanza di Esther dai suoi affetti è stata molto dolorosa per lei. E da quando suo marito è morto, si è occupata dei suoi tre figli che vivono con lei.

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Nuovi programmi di studio al Centro Ma’ani di Gerusalemme

Il Centro Ma’ani di Shavei Israel continua con la sua serie di conferenze educative e toccanti. Questi programmi di studio sono dedicati alle varie comunità di tutto il mondo, che stanno conducendo una vita ebraica e vogliono riconnettersi alle loro radici con il supporto dei nostri emissari e insegnanti. Questa settimana è stata particolarmente piena di eventi, portando molti partecipanti interessati all’approfondimento e studio sui loro fratelli lontani, ascoltando le loro incredibili storie.

La prima conferenza si è svolta lunedì 29 luglio, nel ciclo “Incontri con i Bnei Anusim”, dove si possono ascoltare storie ed esperienze uniche. L’ospite di questa settimana, Esther Cediel, ha fatto il viaggio da Madrid a Gerusalemme, da figlia di una famiglia laica e socialista alla vita di una moglie ebrea madre di due bambini.

Durante la sua infanzia, Esther aveva scoperto le sua radici ebraiche. Ne ha fatto una ricerca, diventando anche una studiosa esperta di conversioni degli ebrei sefarditi al cattolicesimo, accompagnando a questo la sua conversione ufficiale all’ebraismo. In quest’ultimo percorso è stata aiutata dall’istituto Machon Miriam di Shavei Israel, presentandosi davanti al Rabbinato d’Israele nel 2011.

La storia di Esther è stata di grande ispirazione per quegli studenti del Machon Miriam che attualmente seguono il suo esempio e studiano per la propria conversione.

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Una storia personale: Renán Muñoz Palacios dall’Ecuador

Lavoriamo con molte comunità in tutto il mondo e una volta a settimana vi raccontiamo la storia di uno dei membri delle nostre comunità. Si tratta di persone generose che da volontari ci aiutano nel raggiungere e aiutare il maggior numero di persone. Uno di questi è Renán (Yacov Ben Abraham) Muñoz Palacios, di Ambato in Ecuador.

In Ecuador ci sono molte comunità Bnei Anusim, una di queste si trova ad Ambato e conta circa 40 persone. Renán è una delle persone che aiutano il nostro emissario Rav Shimon Yehoshua a creare dei corsi di Torah. Con il Rav ha fatto un processo formale di conversione per tornare alla religione dei suoi padri.

Da allora, Renan è diventato il leader della comunità ad Ambato, continuando i suoi studi alla Yeshiva Pirchei Shoshanim per diventare rabbino e assistere al meglio la sua comunità. Renan è molto grato a Shavei Israel per le opportunità che offre agli ebrei in tutto il mondo.

“Per me”, ci dice Renan, “Shavei Israel significa aiutare una persona che ama la Torah. E’ come un’oasi nel deserto, visto che in America Latina è difficile trovare aiuto adeguato. Sono felice di far parte di questa organizzazione e potere aiutare gli altri.”

La comunità di Ambato ha condiviso con noi foto del 17 di Tammuz – un giorno di digiuno che apre le tre settimane di lutto per commemorare la distruzione del Secondo Tempio.