Un matrimonio ebraico in Nigeria

Recentemente, la comunità di Lagos – unica nel suo genere – ha accolto ospiti da tutta la Nigeria, venuti per condividere la gioia (simchà) di Eri Ben Avraham e Tamar Bat Eri. La comunità ebraica degli sposi è la più grande del paese africano, include circa 100 famiglia di cui 4mila persone dalla Nigeria. Questi sono una minoranza dell’etnia Igbo, che si definisce come discendenti della Tribù Perduta di Israele, tuttavia non riconosciuta dallo Stato Ebraico.

La cerimonia è stata officiata da uno dei leader locali, capo della comunità di Lagos. Vi sono circa 70 comunità ebraiche in Nigeria, fondate in tempi e circostanze diverse, ma questa è la prima ed esiste da circa 20 anni. Questi centri hanno spesso più di un luogo di studio e preghiera, dove ci si riunisce per Shabbat.

Shavei Israel si congratula con gli sposi e augura loro ogni gioia e felicità nel costruire la propria casa e nell’arricchire la loro identità ebraica.

Sulle rovine di una sinagoga in Calabria, il primo matrimonio ebraico in 1500 anni

Questo articolo è apparso su Arutz Sheva, ecco qui la nostra traduzione.

Per la prima volta in più di 1500 anni, le rovine di una sinagoga risalente al IV secolo, in Calabria, hanno fatto da sfondo per un matrimonio ebraico.

Roque Pugliese e Ivana Pezzoli, ambedue di origini Bene Anusim (discendenti degli ebrei del Regno spagnolo, forzatamente convertiti al cattolicesimo durante l’Inquisizione), si sono sposati la scorsa settimana sotto la chuppà (baldacchino nuziale) in una cerimonia emozionante e unica sul sito della sinagoga, la seconda più antica mai ritrovata in Europa.

I genitori del dottor Pugliese hanno nascosto le loro radici ebraiche durante la sua infanzia in Calabria e Argentina. Dopo avere riscoperto le sue radici, Pugliese ha deciso di fare un ritorno formale all’ebraismo con l’assistenza di Shavei Israel.

Mentre la dottoressa Pezzoli è cresciuta con alcune tradizioni ebraiche in famiglia, anche se non ne conosceva il motivo. Dopo avere fatto ricerche approfondite, ha scoperto di avere antenati ebrei e ha iniziato a studiare intensamente l’ebraismo per più di otto anni prima di fare una conversione formale.

Pugliese e Pezzoli, ambedue medici nell’ospedale della località dove risiedono, adesso vivono da ebrei osservanti.

Il matrimonio è avvenuto martedì 4 giugno, nell’area archeologica adiacente a Bova Marina, dove sono stati ritrovati i resti di una sinagoga nel 1983, durante l’asfaltamento di una strada. Sono venuti anche alla luce un mosaico policromo con la rappresentazione di una menerà, uno shofar, un lulav ed un etrog, così come le nicchie di un Aron HaKodesh, detto Arca per contenere i rotoli di Torà. Le rovine sono rivolte a Gerusalemme, ovviamente. Pugliese e Pezzoli hanno scelto il parco archeologico proprio per onorare i propri antenati.

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Fernando Flores Castaneda e il suo aiuto alla comunità ebraica in Guatemala

Il team internazionale di Shavei Israel include capi delle comunità e volontari che cercano di organizzare il nostro lavoro nel modo più effettivo possibile, cercando di migliorare la qualità della vita ebraica nelle comunità sparse in tutto il globo. Vi presentiamo Fernando Flores Castaneda dal Guatemala, attuale presidente del Shaar Hashamaim Jewish Zionist Center di Guatemala City.

Fernando, 44 anni, lauree in amministrazione d’imprese, economia e teologia, unisce il suo lavoro nella più grande catena di negozi di ottica dell’America Latina con il gestire progetti ebraici in città. Nel 2005, assieme alla sua famiglia e agli amici, ha decido che l’ebraismo era il percorso della sua vita.

“Non è stato un viaggio facile, ma abbiamo resistito”, ricorda. Da allora si è sposato e ha avuto due figli, Yosef e Beniamino.

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Una storia Bnei Anusim: due cucine ma nessuno ne conosceva il motivo

Arutz Sheva ha intervistato Sarah Israel, una discendente di “marrani” (gli ebrei forzatamente convertiti al cattolicesimo durante l’Inquisizione), che ha trovato la sua strada di ritorno all’ebraismo in Spagna.

Sarah ha raccontato di come sua madre abbia fatto una lunga ricerca spirituale attraverso diverse religioni, trovandosi soddisfatta solo nell’ebraismo. A quel punto anche Sarah ha seguito i suoi interessi. Si trovò così a partecipare ad uno Shabbat organizzato dall’emissario di Shavei Israel in Spagna.

“A quell’incontro ho sentito parlare dei Bnei Anusim”, ci dice, “ma ancora non sentivo nessuna connessione tra i cosiddetti marrani, me e la mia famiglia.” All’epoca voleva solo unirsi al popolo ebraico come Ruth la Moabita, ma durante la serata si iniziò a parlare delle tradizioni e degli usi ebraici, in particolare di quelli tramandati tra i Bnei Anusim di generazione in generazione.

E così si ricordò di alcuni usi tipici della sua famiglia, come spaccare un bicchiere durante i matrimoni, cosa che nessuno in famiglia riusciva a spiegare. Sarah si ricordò anche di come in casa di sua nonna ci fossero due cucine, senza una valida ragione. Quando la nonna morì la appoggiarono per terra. Successivamente, parlando con i dipendenti delle inumazioni ebraiche di Madrid, venne a sapere che anche questo è un uso ebraico per quelle persone che muoiono in casa.

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Il rabbino di Shavei Israel si è recato nel kibbutz di Gilgal

Durante le ultime feste di Pesach, l’emissario di Shavei Israel Rav Elisha Salas assieme alla moglie Avigail, si sono recati nel Kibbutz Gilgal, nome già noto dai tempi biblici.

“La visita è stata guidata da Shmil Rosenblau, uno dei più anziani abitanti del kibbutz, che conoscendone così bene la storia ha parlato con orgoglio ed entusiasmo dei suoi momenti più significativi e dei luoghi simbolici.

Come tutto in Israele, Gilgal è un luogo magico dove antico e moderno coesistono, permettendoci di viaggiare nel tempo. E ci sono così tante cose da imparare!

Quindi, grazie al nostro amico Shmil, abbiamo attraversato i millenni, partendo dall’arrivo del popolo ebraico in Israele che era passato proprio da Gilgal, dopo avere attraversato il Giordano circa tremila anni fa (Giosuè 4:20 – 5:12), attraverso la conquista di Gerico (Giosuè, capitolo 6), le vite dei profeti Elia e Elisha (Re, 2:1-22), fino ai momenti della storia moderna, dove abbiamo visto le trincee e le installazioni militari degli anni ’60 e ’70.

Shmil ci ha fatto vedere tutto il kibbutz, dedicato principalmente alla coltura dei datteri e alla produzione di latte. Visto che eravamo lì durante la settimana di Pesach, anche il cibo per le mucche era casher le Pesach!

Volevamo andare a Gilgal proprio perché è stato lì che Pesach è stato celebrato per la prima volta, poco dopo l’entrata in Terra d’Israele del popolo guidato da Giosuè.

Per noi è stato veramente un viaggio meraviglio! Grazie mille, Shmil!

La volontaria di Shavei Israel e le sue feste di Pesach in Polonia

Shosh Chovav, la volontaria di Shavei Israel aveva già trascorso dei periodi in Polonia, insegnando ebraico e rafforzando le connessioni tra gli ebrei polacchi con lo Stato di Israele e le tradizioni ebraiche. Questa volta ha trascorso le feste di Pesach a Lodz. Come ci ha raccontato, il programma di questa visita era molto ricco e includeva molti eventi emozionanti, laboratori, e ovviamente il Seder di Pesach.

Alla vigilia di Pesach, Shosh e Rav Dawid Szychowski hanno organizzato laboratori ed eventi speciali, in particolare per le donne della comunità.

La comunità di Lodz ha accolto calorosamente Shosh e come sempre aspetta un suo ritorno a breve!

È venuto a mancare l’Admor di Kaliv

Nato in Germania nel 1923 rabi Menachem Mendel Taub viene deportato nel 43 ad Aushwitz dove verrà usato come cavia per esperimenti che gli impediranno per tutta la vita di avere figli (per lo stesso motivo non gli è mai potuta crescer la barba). Dopo la Shoa fugge in Svezia e successivamente in Erez Israel dove nel 1963 fonda il centro della hasidut Kaliv. Nel 1980 si trasferisce a Bene Berak, dove trascorrerà gli ultimi anni di vita, nella trasmissione della Torà e della sua storia di superstite alla Shoa. Questo grande uomo ci ha insegnato, come le più grandi risposte all’odio vissuto in prima sulla sua pelle, siano la potenza della Torà nella grandezza dello stato di Israele.
Sia il suo ricordo di benedizione!

Shavei Israel partecipa ad un momento toccante in Calabria

E’ stata traslata dalla Calabria a Roma la salma di Ernesta Mieli, sopravvissuta alla Shoah. Adesso riposa nel Cimitero Ebraico di Roma.

Al toccante momento in Calabria ha partecipato l’ambasciatore onorario di Shavei Israel per l’Italia Meridionale, Roque Pugliese.

Qui l’articolo pubblicato in Shalom.

Come si preparava la matzà per Pesach a Vysoki, in Russia

La matzà è parte fondamentale di ogni Seder. Ai giorni nostri si può acquistare in ogni angolo sperduto del mondo, mentre una volta non tutti si potevano permettere di comprarne in quantità sufficiente per le feste. Così, per esempio, i Subbotnik in Russia la preparavano in casa.

Gli abitanti del villaggio ricordano quei giorni. Maria Leonovna Gridneva ci racconta di come sua madre Dina Isaevna se ne prendeva cura, con l’aiuto di speciali arnesi che venivano tenuti nascosti in un luogo segreto per il resto dell’anno.

Si trattava di: due grandi tavole, un pestello per la farina, due ciotole di diverse dimensioni, un bicchiere per misurare l’acqua e un secchio, specie di coltellini per fare i buchi nella matzà, due matterelli, un coltello per tagliare la matzà e una pala in legno per infornare.

Per preparare la matzà diverse famiglie lavoravano insieme per alcuni giorni. Visto che le famiglie erano numerose, bisognava prepararne grandi quantità. Oggi gli abitanti di Vysoki si recano a Voronezh per comprare la matzah dalla comunità ebraica locale. Però si tengono ancora tutti gli strumenti in casa, per ricordo.

Anna Lazarevna Bocharnikova, che ha da poco fatto aliyà, ci parla dei suoi ricordi d’infanzia legati ai preparativi per Pesach tra i Subbotnik.

“Le donne preparavano la farina e gli uomini la battevano. L’acqua veniva portata dal pozzo, di notte e chiamata “acqua della notte”. Partecipavano anche i bambini, che stendevano l’impasto. Il forno lavorava dalla mattina alla sera. La pasta veniva stirata e schiacciata tra le due lunghe tavole. Si tagliava, si facevano i buchi e si infornava. C’era una donna accanto al forno, ma era così caldo che si faceva fatica a starci vicino. Si occupava anche di lavare il forno e togliere la cenere. La matzah veniva infornata per 5-7 minuti e usciva profumata e croccante.”

Tova Filchagova, a capo della comunità di Vysoki, ci dice cosa rendeva la loro matzà così speciale: “Avevamo 18 minuti per tutto il processo, solo così sarebbe stata casher, cioè matzah schmurà. Si faceva molta attenzione alla conservazione della farina, i grani erano di prima scelta tenuti in luoghi asciutti.”

E qui le toccanti foto degli arnesi da loro usati.

I Bnei Menashe hanno festeggiato Purim, con tanta allegria

Ancora una volta abbiamo festeggiato Purim: il mondo ebraico si è riempito di gioia. Le maschere sono state indossate e poi tolte, tutte le comunità ebraiche si sono riempite di sorrisi festeggiando una delle nostre feste preferite.

E qui un po’ di foto che lo testimoniano: