Una famiglia di immigrati colombiani ha festeggiato con i buoni spesa

La famiglia Behar è immigrata dalla Colombia in Israele due anni fa. Già questo sarebbe un buon motivo per celebrare. Ma Shavei Israel e la catena di supermercati Shufersol hanno voluto rendere le loro feste ancora più dolci quest’anno.

Shufersol ha donato buoni per 50mila shekel (circa 12mila euro) ai nuovi olim per alleggerire le loro feste. La famiglia Behar, qui in foto, è tra questi.

I Behar – genitori di una maschio e una femmina – sono originari della città di Cucuta, vicino alla frontiera con il Venezuela. Adesso in Israele vivono a Ramle. Il padre è un artigiano che lavora la pelle. Il suo sogno è di aprire il proprio negozio in Israele un giorno.

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Un messaggio per Rosh HaShana di Michael Freund

Mentre gli ebrei di tutto il mondo si preparano per Rosh Ha Shana per l’inizio del nuovo anno ebraico, un gruppo di 150 persone nel nord-est dell’India, nel Manipur della comunità Bnei Menashe sta realizzando i propri preparativi, per ritornare in Israele, per fare aliyà più di 2700 anni dopo che i loro antenati sono stati esiliati da questa terra.
Shavei Israel ha il permesso di portare 150 Bnei Menashe con l’aliyà alla metà di novembre.
In questo momento abbiamo i fondi sufficienti per portarne 100 dei 150 previsti. Dobbiamo raccogliere altri 50mila dollari nelle prossime settimane per potere portare queste persone a casa.
Per ogni 1000 dollari che raccogliamo un altro Bnei menashe potrà intraprendere il lungo cammino di ritorno a casa a Zion.
Mentre Rosh HaShana si avvicina per favore considerate di fare una donazione che cambierà la vita di un ebreo nel nord-est dell’India per riunire lui o lei al nostro popolo e alla nostra terra.
Shana Tova! Che sia un anno nuovo felice e benedetto.
(Se non dovessero apparire in automatico i sottotitoli in italiano, una volta aperto il video clicca sulla chiave inglese che appare in basso e scegli la lingua)

 

Una ebrea Subbotnik riceve finalmente la cittadinanza israeliana dopo dieci anni di attesa

Martedì 22 agosto 2017 è una data che Tamara Sobyleva non dimenticherà mai. E’ il giorno in cui ha ricevuto la sua teudat zehut – la sua carta d’identità israeliana – dopo un processo durato dieci anni, giorno gioioso e dolce-amaro al tempo stesso per la 57enne originaria di Vysoki in Russia.

Gioioso poiché Tamara è finalmente cittadina israeliana, dopo anni di fermo in un limbo burocratico, quando Israele ha chiuso le porte dell’aliyà alla comunità di Ebrei Subbotnik di cui Tamara è membro.

Dolce-amaro perché la madre di Tamara – che aveva ricevuto la cittadinanza prima della figlia e poteva vivere in Israele – è mancata qualche anno prima che Tamara finalmente si trasferisse nello Stato Ebraico.

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Il ruolo di Shavei Israel per salvare Neda Amin

Neda Amin era una blogger iraniana che scriveva per il sito in lingua persiana del Times of Israel. Una giornalista che criticava il regime iraniano, lasciando l’Iran e trasferendosi in Turchia nel 2014.

Pochi mesi fa, la Amin ha contattato il Times of Israel con un messaggio disperato: la sua vita era in pericolo. Le autorità turche non apprezzavano la sua collaborazione con un giornale israeliano e volevano espellerla dal paese.

Se nessun paese l’avesse accettata, le fu detto, sarebbe dovuta rientrare in Iran, “dove avrebbe subito torture, stupri e l’esecuzione per avere lavorato con un sito israeliano e per la sua opposizione al regime iraniano”, ha scritto Rachel Avraham del Center for Near East Policy Research sul sito di Israel HaYom.

La Avraham ha quindi deciso di aiutarla e si è messa in moto per trovarle una nuova casa “dove lavorare liberamente come giornalista senza temere per la propria vita”.

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Presente: Una scuola in Polonia fa teshuvà

Apfel Fredryka? Presente.

Bauman Jadwiga? Presente.

Bauman Irena? Presente.

Becker Sonia? (7 anni) Presente.

Binzer, Krystyna? (12 anni) Presente.

Blumenfeld Bronisława? (8 anni) Presente.

Presente…

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Sono seduto in una scuola e sto osservando l’appello di 87 alunni. Quando l’insegnante chiama un nome, un’altra giovane ragazza risponde – “presente” – Sono presente qui e pronta per la scuola. Ma le giovani ragazze non sono quelle che portavano questi nomi, e la differenza di tempo tra un appello e l’altro è di 78 anni.

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L’evento si è svolto nella scuola elementare “Adam Mickiewicz”, dal nome di uno dei più grandi poeti del romanticismo polacco. La direttrice, la signora Gabriela Olszowska ha rinvenuto gli archivi della fine degli anni ’30. Vi erano tutti i nomi, le date di nascita, gli indirizzi e nomi dei genitori. Ma vi era anche un gruppo di 87 ragazze di cui non si avevano più notizie. Solo una lunga linea rossa diagonale faceva intendere che fossero scomparse. La direttrice si è quindi messa in contatto con Zvia Fried dello Yad Vashem e ha scoperto che nel 1939, subito dopo l’invasione nazista della Polonia, 87 ebree erano state cacciate dalla scuola.

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Eliezer Menashe è stato premiato dal Presidente Rivlin e dal Primo Ministro

Ha fatto aliyah nel 2010 dall’India, quando aveva 16 anni. Questa settimana, Eliezer Menashe, adesso 22enne, è https://www.viagrapascherfr.com/viagra-naturel-femme-maison/ stato invitato a Beit Hanasi – la casa del Presidente di Israele Reuven Rivlin – per ricevere la Medaglia dell’Eccellenza del Presidente, per il suo servizio nell’IDF nella 13 brigata Golani.

Quando Eliezer non è nell’esercito, vive a Ofra con sua madre e i suoi tre fratelli Bnei Menashe che sono immigrati dall’India in Israele. Il fratello maggiore di Eliezer, Yehoshua, è stato il primo della famiglia ad arrivare, nel 2000 e anche lui ha prestato all’epoca servizio nell’IDF.

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Anche il New York Times parla della nostra comunità di Palermo!

In un articolo di Elisabetta Povoledo, il New York Times parla della comunità di Benè Anusim di Palermo che Shavei Israel segue da anni.

L’articolo, corredato dalle bellissime foto di Gianni Cipriano, descrive la storia degli Ebrei di Sicilia e la rinascita della comunità che a breve avrà la sua sinagoga – la prima in 500 anni – nel cuore di Palermo. E ovviamente si parla del nostro inviato in Italia, Rav Pinhas Punturello.

Per leggere l’articolo cliccare qui.

 

 

L’IDF crea su Facebook un post da migliaia di “like” per un soldato Bnei Menashe

Con quasi due milioni di “like”, la pagina Facebook dell’Israel Defense Forces è di per sé una potenza. Ogni giorno, il profilo dell’IDF nei social-media presenta la nuova storia di un soldato o un nuovo programma dell’IDF che ci può rendere orgogliosi.

Questa settimana, l’IDF ha messo sotto i riflettori il “Soldato Daniel”, un membro della comunità dei Bnei Menashe che ha fatto aliyà in Israele nel 2006 ed è adesso un soldato combattente nella Brigata di elite – Givati.

Siamo toccati dal lungo viaggio di Daniel, dall’India fino in Terra Santa, dalla sua dedizione nel proteggere il suo paese, e dalla decisione dell’IDF di condividere con i suoi milioni di fan su Facebook la storia del coraggioso giovane uomo Bnei Menashe.

Il post su Daniel è già stato visualizzato migliaia di volte e ha ottenuto migliaia di “like”. Eccolo qui:

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L’aliya dei Bnei Menashe – Itzhak Fanai, il falegname cantante

Avete mai sentito parlare di un falegname cantante? Il suo nome è Itzhak Fanai e, assieme a sua moglie e il piccolo figlio, farà aliya all’inizio del 2017.

Itzhak è uno dei  20 Bnei Menashe che immigreranno dallo stato Indiano del Mizoram l’anno prossimo con l’aiuto di Shavei Israel. Abbiamo parlato con Itzhak per conoscere meglio la sua vita in India e sapere quali siano le sue aspettative riguardo al suo futuro in Israele.

Itzkhak, 30 anni, di giorno costruisce armadi e mensole, nei fine settimana è cantore alla sinagoga Bnei Menashe di Aizawl, la capitale nota anche come la “Honk Kong” del Mizora (grazie ai suoi impressionanti grattacieli nel mezzo dell’India rurale, nella foto).

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I liceali Bnei Menashe visitano Auschwitz per la prima volta

Cinque adolescenti della comunità ebraica Bnei Menashe hanno visitato Auschwitz, come parte del viaggio di classe volto all’educazione e presa di coscienza degli orrori nazisti e del genocidio del popolo ebraico.

I cinque ragazzi che hanno fatto aliyà dallo stato indiano del Manipur nel 2012 e 2014, con l’aiuto di Shavei Israel, stanno studiando presso il liceo Abir Yaakov nella città di Nahariya in Israele settentrionale.

Visitare la Polonia e imparare sulla Shoà nel luogo dove è accaduta, è parte regolare del curriculum di ogni liceo israeliano, che vede migliaia di studenti fare il viaggio lungo una settimana, ogni anno. Tuttavia questa è la prima volta che un gruppo Bnei Menashe si è unito a questo “rito di passaggio” israeliano.

“Mi sento più connesso all’ebraismo dopo avere imparato cosa sia stata la Shoà”, ci ha detto Yaniv Hoinge. “In realtà, mi da un forte senso di amore per Israele. La Shoà ha reso Israele ancora più importante per il popolo ebraico”.

Hoinge è del Churachandpur è ha fatto aliyà nel 2012 con i suoi genitori. Gli altri ragazzi che sono volati in Polonia questa settimana sono Obed e Simeon Lhouvum di Gamgiphai in Manipur, arrivato anche lui in Israele nel 2012, e David Haokip e Tzion Baite, arrivati nel paese nel 2014 assieme alle loro famiglie.

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