Il rispetto per le minoranze – Parashat Ekev

Rav Eliahu Birnbaum

cultura4884_imgIn questa parashà veniamo istruiti sul rispetto con il quale si devono trattare le minoranze che vivono all’interno della società ebraica. E ciò vale come esempio per insegnarci il rispetto per le minoranze in generale, cosa che significa parlare dell’inalienabile diritto alla differenza.

“Dio fa giustizia dell’orfano e della vedova e ama lo straniero che vive tra di voi, dandogli pane e abbigliamento. Voi dovrete amare lo straniero perché voi foste stranieri in Egitto.” E la Torà in seguito afferma: “ Amerai l’Eterno tuo Dio…”
La Torà si riferisce con questo precetto a tutti coloro che si trovano in una condizione di minoranza o in inferiorità: l’orfano, la vedova e lo straniero, coloro che appartengono ad un altro popolo o un’altra nazione, che sono fedeli di un’altra religione, che sostengono un’altra idea o appartengono ad un altro schieramento politico: tutti coloro che, in definitiva, sono “diversi” ma abitano nella stessa terra in cui noi siamo la maggioranza. Continue reading “Il rispetto per le minoranze – Parashat Ekev”

Ogni processo ha bisogno di un leader diverso – Parashat Vaetchannan

Rav Eliahu Birnbaum

הורדIl popolo di Israele si appresta ad attraversare il Giordano e ad entrare nella Terra promessa. In quel luogo la sua vita cambierà e si dovrà confrontare con sfide mai conosciute prima. Questo è il momento culminante di tutto il percorso che, lungo i quaranta anni del deserto, darà luogo ad una nazione, partita come popolo di schiavi.

Da quel momento in poi la vita sarà diversa, il confronto quotidiano si relazionerà con le normali necessità di un popolo e non più con il rischio dell’imprevedibile. Per questo anche le strutture della leadership e del potere dovranno cambiare.
Moshé era cosciente di tutto questo. Egli era stato il visionario, il sognatore che aveva insegnato ad un intero popolo una utopia che stava per divenire realtà. Aveva guidato la liberazione di un popolo che non aveva voglia di essere liberato e lo aveva guidato attraverso il deserto, per tappe dove tutte le necessità vitali della sua gente furono soddisfatte in modo miracoloso.

In tutti questi anni Moshé ha esercitato il potere appellandosi alla fede, al pensiero magico, alla aspettativa di una vera e collettiva redenzione. Continue reading “Ogni processo ha bisogno di un leader diverso – Parashat Vaetchannan”

Parashat Mattot Maase

Rav Pinchas Punturello

הורדLe due Parashot di questa settimana Mattot e Maase raccontano il senso del dovere del rispetto del voto, quindi dell’impegno verso Dio ma in fondo anche verso la società e verso chi ti ascoltava e le tappe del lungo viaggio dei benè Israel nel deserto. Impegno e senso del cammino, parola data da mantenere e ricordo fondamentale dei luoghi e dei passi della propria storia.

Mentre scrivo queste righe riflettendo su questi significati, leggo la notizia di un tragico, commovente e singolare ritrovamento in una casa di Bilthoven, Olanda. A distanza di più di 70 anni, in seguito ad alcuni lavori di restauro, il proprietario di una casa ha trovato queste parole incise su un muro della casa: “Il Signore abbia pietà del popolo ebraico”. A scrivere questainvocazione sono stati Levi Site ed Ester Zilberstein, una coppia di ebrei di Amsterdam che furono poi deportati ed uccisi, e che chiedevano a chiunque avesse letto il messaggio di mettersi in contatto con la loro famiglia a guerra finita.

L’impegno e le tappe degli ebrei di Europa tornano in questo tragico messaggio e tornano a noi nella settimana della lettura di queste parashot ed allora penso: ci sono ancora ebrei a Bilthoven? E quante sono le tappe del nostro passaggio in Europa che sono state completamente spazzate via dalla violenza dell’uomo? E quello stesso uomo d’Europa è oggi pronto a farsi carico dell’eredità morale e reale di quel messaggio? “Cercate le nostre famiglie” scrissero i due sventurati lanciando un ultima speranza al resto dell’umanità e credendo che quella stessa umanità avrebbe risposto all’invocazione come si osserva un voto, un giuramento. Continue reading “Parashat Mattot Maase”

Parashat Pinhas

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Rav Pinchas Punturello

All’interno della parashà di Pinhas troviamo un episodio che avrebbe dovuto segnare la storia del mondo occidentale e che, invece, passa inosservato e taciuto.

Numeri, 27, 1-11.

Le figlie di Zelofcad, figlio di Efer, figlio di Gàlaad, figlio di Machir, figlio di Manàsse, delle famiglie di Manàsse, figlio di Giuseppe, che si chiamavano Macla, Noa, Ogla, Milca e Tirza, si accostarono e si presentarono davanti a Mosè, davanti al sacerdote Eleazar, davanti ai capi e a tutta la comunità all’ingresso della tenda del convegno, e dissero: “Nostro padre è morto nel deserto. Egli non era nella compagnia di coloro che si adunarono contro il Signore, non era della gente di Corach, ma è morto a causa del suo peccato, senza figli maschi. Perché dovrebbe il nome del padre nostro scomparire dalla sua famiglia, per il fatto che non ha avuto figli maschi? Dacci un possedimento in mezzo ai fratelli di nostro padre”. Mosè portò la loro causa davanti al Signore.

Il Signore disse a Mosè: “Le figlie di Zelofcad dicono bene. Darai loro in eredità un possedimento tra i fratelli del loro padre e farai passare ad esse l’eredità del loro padre. Parlerai inoltre agli Israeliti e dirai: Quando uno sarà morto senza lasciare un figlio maschio, farete passare la sua eredità alla figlia.

Se non ha neppure una figlia, darete la sua eredità ai suoi fratelli. Se non ha fratelli, darete la sua eredità ai fratelli del padre. Se non ci sono fratelli del padre, darete la sua eredità al parente più stretto nella sua famiglia e quegli la possiederà. Questa sarà per i figli di Israele una norma di diritto, come il Signore ha ordinato a Mosè”.
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La solitudine dell’uomo di fede – Parashat Balak

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Rav Eliahu Birnbaum

In questa parashà incontriamo Balak Ben Tzippor, re di Moav, che teme l’avanzata dei figli di Israele verso le sue terre, ma sa che è aiutato da una forza magica emanata dalla volontà di Dio contro la quale egli non può lottare e cerca di opporre magia a magia.

Chiama quindi Bilam ben Beor, che il midrash definisce come Moshé “il maggior profeta” e gli chiede di maledire Israele e di rompere le difese magiche che Dio gli ha fornito, per poter così vincere la guerra che si avvicina. Bilam, che è un vero profeta, anche se legato al mondo dell’idolatria, sa che la sua magia non avrà nessuna forza se non riceve l’assenso di Dio. Lo consulta ed Egli pone sulla sua bocca le parole che dovrà pronunciare.

Per molte volte Bilam benedice il popolo di Israele, di fronte alla perplessità e all’impotenza di Balak. Bilam osserva l’accampamento di Israele da una montagna ed ha una visione spaziale e temporale del popolo che dovrebbe maledire che lo costringe a dargli una benedizione: “Come sono belle le tue tende (case) Yaakov e le tue dimore Israel!” esclama. Viste dalla terra di Moav, le case, le famiglie di Israele, l’unità e la armonia che vi regnano, suggeriscono a Bilam una tale espressione di ammirazione. Continue reading “La solitudine dell’uomo di fede – Parashat Balak”

Perché fallisce la rivolta di Korach? – Parashat Korach

Rav Pinchas Punturello

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In fondo la sua critica era giusta ed aveva spinte democratiche che non possiamo ignorare: “Questo vi basti, perché l’intera assemblea, tutti loro, sono santi e l’Eterno è in mezzo a loro. Perché, dunque, vi dovete innalzare al di sopra della congregazione dell’Eterno?” (Numeri 16, 3) Con queste parole Korach critica il potere assoluto di Moshe ed il legame familiare con Aaron HaCohen, fratello stesso della guida Moshe. Il senso è chiaro: in una comunità di tutti santi, la guida e la concentrazione del potere in poche mani non ha nessun senso. Ed ecco quindi che partendo da questa necessità democratica vediamo fallire e punire Korach. Forse che Dio non accetta il senso democratico di una critica? Forse che l’ebraismo non vuole la condivisione popolare dei diritti e dei doveri? Il punto centrale della risposta va trovato in Korach e nella realtà della sua critica. Korach non ha nessun interesse per il popolo ebraico ne’ tantomeno per la democrazia dello stesso. Non gli interessa la spiritualità di esso, la sua crescita ed il suo sviluppo. A Korach interessa il suo posto nel mondo: lui cugino maggiore di Moshe’ e di Aaron ed è lui, Korach, che sarebbe dovuto essere il Cohen Gadol. Lui avrebbe dovuto avere quell’onore e quell’onere e questo è il punto della questione. Korach lotta per se stesso ed usa la Tora’ come mezzo per la propria carriera e trascina una finta guerra “democratica” contro due guide spirituali per portare potere a se’ ed al suo gruppo. Comprendendo il punto personale di Korach risolviamo e scopriamo il dramma morale che egli nascondeva: l’arrivismo politico spinto senza elementi morali. Questo forse è il più grande insegnamento moderno che impariamo da Korach.

Pareri soggettivi per un valore oggettivo – Shelach Lecha

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Rav Eliahu Birnbaum

In questa parashà vengono definiti i successivi quaranta anni del popolo di Israele nel deserto. Durante gli eventi nel deserto viene alla luce molto chiaramente il criterio che definisce chi sarà capace di arrivare a vivere in libertà e chi non lo sarà. Di conseguenza è proprio in questa parashà che si determina il futuro di tutta una generazione: chi morirà nel deserto e chi invece giungerà a vivere nella terra di Israele.

Moshè mettendo in pratica le istruzioni di Dio, invia una delegazione di dodici uomini a scoprire le caratteristiche della Terra di Israele prima che vi giunga tutto il popolo. Si tratta dei capi delle dodici tribù che non partono per proprio volontà, ma che sono inviati. Non si tratta di spie come quelle che verranno inviate in seguito da Yeoshua (Giosuè). Questa è una delegazione diplomatica che non si nasconde e che dovrà riportare più tardi informazioni di carattere militare.

Gli inviati devono giungere alla terra e osservarne le caratteristiche, devono vedere le sue città, gli uomini che le abitano, di quali armi dispongono, per poter poi informare Moshé e tutto il popolo di quello che hanno visto. I delegati portano a termine la loro missione: al loro ritorno consegnano le loro informazioni, chiare ed obbiettive, senza alcuna distorsione. L’informazione è positiva. Continue reading “Pareri soggettivi per un valore oggettivo – Shelach Lecha”

A volte dal lamento nasce il problema – Parashat Beaalotecha

Rav Eliahu Birnbaum

929478-5Questa parashà ci mostra il popolo di Israele che esperimenta diverse frustrazioni, a causa delle quali protesta e si lamenta davanti a Dio. In un uno di questi casi il popolo vive un senso di “vuoto” senza che vi sia alcun motivo particolare. E’ la percezione di tale vuoto che provoca un lamento che è fine a se stesso. La Torà ci racconta, in questo caso, che Dio reagisce incendiando parte dell’accampamento. L’altro caso è ben differente. Il popolo vive una necessità concreta e reclama: “Chi ci darà carne per mangiare?…Ci manca il pesce…”. Non è che Il popolo abbia fame, perché con la manna riesce a gustare tutti i sapori che desidera, ma si sente stufo di mangiare sempre la stessa cosa. Di fronte alla lamentela per una mancanza concreta, indipendentemente dalla sua validità, Dio soddisfa la richiesta del popolo e gli invia carne da mangiare.

Questi due casi sono una porta che si apre, attraverso cui comprendiamo le circostanze nelle quali è valido reclamare. La Torà non si oppone all’uomo che si lamenta, che critica e reclama, purché abbia una ragione specifica e concreta per farlo. In varie occasioni il popolo di Israele si è lamentato davanti a Dio ed Egli ha accettato le sue lamentale. La Torà ci fa notare che anche Abramo si lamentò di fronte al Creatore, così come, più volte, si lamentò lo stesso Moshé.

La situazione acquisisce una diversa valenza e diviene problematica quando ci si lamenta a vuoto, senza un motivo apparente, quando ci si lamenta e si piange senza un perché. A volte ci si lamenta idealizzando le situazioni, alienandosi dalla realtà. Non si è coscienti di ciò che accade effettivamente intorno a sé, si chiudono gli occhi e, con essi, si chiude anche la possibilità di comprendere le ragioni della propria lamentela. In questo modo, l’ambiente negativo, lontano da essere causa di tristezza e di lamentela, risulta essere la sua conseguenza. Continue reading “A volte dal lamento nasce il problema – Parashat Beaalotecha”

La differenza tra “Pace” e “Shalom” – Parashat Nasò

Rav Eliahu Birnbaum

הורד“Che Dio volga su di te lo sguardo e ti conceda shalom.” Questa è la benedizione che la nostra parashà mette sulla bocca dei cohanim, i sacerdoti, per tutto Israele.

“Shalom” non ha lo stesso significato di pace. Pace è la negazione della guerra, è uno stato di non violenza. Shalom, invece, proviene da “shalem”, da “shelemut”, che significano completezza ed integrità. Shalom, per essere tale, presuppone uno stato di tranquillità, sostegno, quiete, calma, concordia, armonia, amicizia. Il concetto di shalom lascia la sua manifestazione visibile nella realtà congiunturale, mentre pone le proprie radici più nel profondo, nel mondo dei sentimenti e delle attitudini vitali dell’uomo.

Il Talmud ci insegna che “il mondo si base su tre pilastri: la giustizia, la verità e lo shalom” e che Dio “creò il mondo affinché esistesse shalom tra gli uomini.” Colonna e fine dell’universo, lo shalom, è un referente cruciale nella vita ebraica. Continue reading “La differenza tra “Pace” e “Shalom” – Parashat Nasò”

Parashat Bamidbar

Rav Pinchas Punturello

file_0I figli d’Israele si accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera sotto le insegne della casa dei loro padri; si accamperanno tutt’intorno alla tenda di convegno. (Numeri 2,2).

Nel deserto il popolo di Israele organizza se stesso e si divide secondo gli schemi propri di una nazione e di una popolazione che si appresta a diventare anche Stato o Regno a seconda dei casi. Ogni tribù prende il proprio posto, la propria bandiera ed il proprio stemma, ognuna di esse conosce e rispetta la funzione e la responsabilità che le è stata attribuita in una visione di insieme che se dovesse essere smarrita sarebbe fonte di conflitti ed egoismi così come spesso è avvenuto ed avviene. Perché se ci concentriamo troppo sul senso della “bandiera sotto le insegne delle nostra casa” o gruppo che dir si voglia il rischio di faziosità, di palude intellettuale, di chiusura agli altri è inevitabile e pericoloso.

Ci chiederemmo allora perché la Torà specifica, in questo secondo conteggio del popolo ebraico e della sua sistemazione nell’accampamento, il senso dell’accamparsi di ogni persona accanto alla propria bandiera e le proprie insegne?
Il Malbim, Rabbi Meri Leibush ben Yechiel Michel Weiser, nato in Ukraina nel marzo del 1809, rabbino capo di Bucharest e poi di Konigsberg, autorevole commentatore biblico morto nel 1879, a Kiev suggerisce un interessante ragionamento. Continue reading “Parashat Bamidbar”