Fernando Flores Castaneda e il suo aiuto alla comunità ebraica in Guatemala

Il team internazionale di Shavei Israel include capi delle comunità e volontari che cercano di organizzare il nostro lavoro nel modo più effettivo possibile, cercando di migliorare la qualità della vita ebraica nelle comunità sparse in tutto il globo. Vi presentiamo Fernando Flores Castaneda dal Guatemala, attuale presidente del Shaar Hashamaim Jewish Zionist Center di Guatemala City.

Fernando, 44 anni, lauree in amministrazione d’imprese, economia e teologia, unisce il suo lavoro nella più grande catena di negozi di ottica dell’America Latina con il gestire progetti ebraici in città. Nel 2005, assieme alla sua famiglia e agli amici, ha decido che l’ebraismo era il percorso della sua vita.

“Non è stato un viaggio facile, ma abbiamo resistito”, ricorda. Da allora si è sposato e ha avuto due figli, Yosef e Beniamino.

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Una storia Bnei Anusim: due cucine ma nessuno ne conosceva il motivo

Arutz Sheva ha intervistato Sarah Israel, una discendente di “marrani” (gli ebrei forzatamente convertiti al cattolicesimo durante l’Inquisizione), che ha trovato la sua strada di ritorno all’ebraismo in Spagna.

Sarah ha raccontato di come sua madre abbia fatto una lunga ricerca spirituale attraverso diverse religioni, trovandosi soddisfatta solo nell’ebraismo. A quel punto anche Sarah ha seguito i suoi interessi. Si trovò così a partecipare ad uno Shabbat organizzato dall’emissario di Shavei Israel in Spagna.

“A quell’incontro ho sentito parlare dei Bnei Anusim”, ci dice, “ma ancora non sentivo nessuna connessione tra i cosiddetti marrani, me e la mia famiglia.” All’epoca voleva solo unirsi al popolo ebraico come Ruth la Moabita, ma durante la serata si iniziò a parlare delle tradizioni e degli usi ebraici, in particolare di quelli tramandati tra i Bnei Anusim di generazione in generazione.

E così si ricordò di alcuni usi tipici della sua famiglia, come spaccare un bicchiere durante i matrimoni, cosa che nessuno in famiglia riusciva a spiegare. Sarah si ricordò anche di come in casa di sua nonna ci fossero due cucine, senza una valida ragione. Quando la nonna morì la appoggiarono per terra. Successivamente, parlando con i dipendenti delle inumazioni ebraiche di Madrid, venne a sapere che anche questo è un uso ebraico per quelle persone che muoiono in casa.

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Le comunità di Shavei Israel celebrano il Giorno dell’Indipendenza di Israele

La scorsa settimana, le comunità di Shavei Israel hanno celebrato il 71esimo compleanno di Israele, il Giorno dell’Indipendenza, e hanno condiviso con noi foto delle attività e dei festeggiamenti.

Bnei Menashe

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Non lasciamo morire la lingua ladina (giudeo-spagnola)

Pubblichiamo un articolo del presidente di Shavei Israel, Michael Freund, uscito nel Jerusalem Post.

Seguendo la logica, l’eredità degli ebrei spagnoli del periodo medievale dovrebbe da tempo essere scomparsa. La comunità, la più grande e influente dell’Europa del tempo, fu espulsa nel 1492 e sparpagliata per il mondo, dal Medio oriente ai Balcani all’Africa settentrionale. Poche culture sarebbero sopravvissute ad una catastrofe simile e al trauma collettivo, visto che gli individui hanno dovuto vivere in paesi stranieri.

Nonostante tutto, la tradizione giudeo spagnola linguistica e religiosa, unica nel suo genere, continua a vivere – e sprona Israele e il popolo ebraico a fare di più per coltivare e nutrire questo punto critico del nostro patrimonio culturale.

Ne ho potuto cogliere qualche aspetto durante l’ultimo Seder, quando mi sono unito a mia nuora e alla sua famiglia di origini turco-ebraiche, per ricordare il nostro Esodo dall’Egitto.

Ad un certo punto, senza avvertimento, ho sentito nuove canzoni, melodie differenti e anche qualche frammento di Haggadà letto in giudeo-spagnolo, un dialetto emotivo che unisce in sé lo spagnolo antico e l’ebraico assieme a termini aramaici. 

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Le comunità di Shavei Israel celebrano Pesach

Le comunità ebraiche in tutto il mondo hanno condiviso con noi diverse foto dei preparativi per il Seder di Pesach e dei giorni di vacanza per Kol haMoed (i giorni intermedi della festa).

Ecco qui le più belle immagini delle celebrazioni in diversi luoghi e continenti!

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L’emissario di Shavei Israel ha visitato la comunità di Beit Toldot in Ecuador

La comunità di Beit Toldot si trova nella città di Guayaquil, in Ecuador ed è costituita da 10 famiglie circa che hanno deciso di riconnettersi alle loro radici ebraiche, sotto la supervisione di Rav Shimon Yehoshua, nostro emissario in Colombia. Il recente shabbat è stato per loro molto speciale, grazie ad una visita del nostro rabbino in Ecuador, proprio poco prima delle feste di Pesach.

I Bnei Anusim di Guayaquil conducono una vita tradizionalmente ebraica e fanno del loro meglio per rispettare la Torah e i suoi comandamenti, studiare il Talmud e i testi sacri ebraici, celebrare le feste ebraiche e rafforzare il loro legame con la Terra d’Israele. Durante la visita di Rav Yehoshua, diverse mezuzot sono state sistemate agli stipiti delle porte.

I membri della comunità Beit Toldot si riuniscono regolarmente per preghiere, Shabbat e celebrazioni di feste varie, ma anche per lezioni durante la settimana. 

Siamo felici di condividere con voi alcune foto dell’ultima visita di Rav Yehoshua a questa comunità così viva e gioiosa.

Lo storico incontro ad AIPAC su Ispanici e Latini con radici ebraiche

La scorsa settimana AIPAC, la più importante organizzazione pro-Israele, ha organizzato un incontro unico nel suo genere, dove si è discusso di come riconnettere i Latini e gli Ispanici agli Ebrei. L’incontro, moderato dal fondatore e presidente di Shavei Israel, Michael Freund, portava il titolo “Riconnettere Latini e Ispanici con il mondo ebraico”. Tra i partecipanti vi erano il presidente di Reconectar Ashley Perry, il Dr. Ofir Haivry e la signora Genie Milgrom.

L’incontro ha riscosso grande successo, dando finalmente importanza al gran numero di persone sparse in tutto il mondo che hanno antenati provenienti dalla Penisola Iberica.

Genie Milgrom ha descritto il suo viaggio personale di riscoperta delle proprie radici ebraiche, di come sia riuscita a tracciare il suo albero genealogico fino a 22 generazioni addietro. La sua ricerca è durata 15 anni ed è stato molto difficile ottenere tutta la documentazione.

Una riflessione di Genie sulla conferenza: “Torno a casa molto emozionata e piena di idee. Mi sento onorata di avere parlato con un gruppo di persone così illuminate. E’ una scalata che tutti noi condividiamo, per l’amore della nostra storia perduta e per la connessione tra fratelli nel mondo d’oggi…”

Si può guardare l’intero incontro qui.

La regina degli Anusim

Di Rav Nissan ben Avraham

L’inizio del ritorno

Secondo la cronologia dataci dai Saggi, la festa di Purim si riferisce al momento di inizio del ritorno alla patria dopo settanta anni di esilio in Babilonia, avvenuto come conseguenza della distruzione del Primo Tempio di Gerusalemme.

Nei primi capitoli del Libro di Esdra si racconta l’inizio del ritorno, che non è stato facile e ha avuto molte linee parallele come il ritorno della corrente, che non ha fine e sembra durare all’infinito.

Il quarto capitolo di questo libro ci parla dei nemici di Giuda che hanno scritto (versetto 6) una lettera di accusa per far fallire la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. L’ultimo versetto del capitolo dice che, a seguito di questa lettera, la ricostruzione del tempio è stata sospesa per undici anni, cioè a partire dal terzo anno del re Assuero (Serse = Artaserse), secondo la tradizione ebraica.

Non solo il processo del ritorno non continuava, ma tornava indietro!

Miss Universo

Ma in uno degli intrighi di allora, anche se non era così solo 2500 anni fa, la regina Vasti venne fatta fuori, e il re Assuero proclamò il primo Concorso Internazionale di Miss Universo, per scegliere la sua nuova coniuge. Non era molto popolare, dal momento che le partecipanti venivano chiuse nell’harem fino all’ultimo giorno, se avevano vinto il concorso o se lo avevano perso, e i delegati erano necessari per cercare di riunire tutte le candidate.

Hadasa era la cugina di Mordechai, e qui si può già notare il grande problema degli ebrei in esilio: Hadasa aveva due nomi: uno in ebraico, Hadassa, che significa ‘mirto’, e l’altro in persiano, Ester (senza ‘h’ in persiano! Aggiunto successivamente solo in greco), che significa ‘stella’. Il nome del cugino, invece, sembra essere basato sulla radice del nome del dio persiano Marduk (Mordechai in ebraico), senza un equivalente in ebraico.

Quindi, le candidate dovevano passare attraverso un lunghissimo tunnel di profumi e trattamenti anti-età, spa e maschere, che durava un anno intero.

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La nostra comunità in El Salvador celebra la nascita di una bambina

Questa settimana, la comunità in El Salvador ha celebrato un evento molto speciale – la nascita di una bambina. Il suo nome è Debora Margalit bat Yosef e Rut, e noi siamo felici di condividere con voi alcune foto scattate durante la festa organizzata dalla famiglia. Rav Elisha Salas, emissario di Shavei Israel nel paese e altri membri della comunità erano presenti per congratularsi con i raggianti genitori.


ISRAELE INVIA UNA MISSIONE NELLE COMUNITÀ BNEI ANUSIM IN AMERICA LATINA

Dani Limor, capo del progetto “Mappare le comunità ebraiche del mondo” del Ministero Israeliano per la Diaspora, si è recato in America Latina nei giorni scorsi, per visitare diverse comunità di Shavei Israel.
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