L’impatto del virus corona su Shavei Israele

Quasi esattamente tre anni dopo che Shavei Israel portò in Israele cinque giovani donne della comunità ebraica di Kaifeng, i nostri piani per portare un’altra giovane donna furono interrotti, almeno temporaneamente, dal potente virus della corona, ora noto come Covid-19.

Con la Cina che diventa l’epicentro di ciò che si sta rapidamente trasformando in una pandemia, l’aliya sembrava più dubbiosa mentre si avvicinava la data. Al 30 gennaio, quando i voli tra la Cina e Israele furono cancellati, ovviamente sapevamo che la data di Aliyah avrebbe dovuto essere rispettata in futuro, anche se non possiamo sapere quando tale data sarà.

Questa aliyah non è stato l’unico evento di Shavei Israel interessato dal virus corona. Un giovane della stessa comunità ebraica di Kaifeng che Shavei Israel ha portato in Aliya e frequentato diversi anni fa, ha fissato la sua data del matrimonio che si terrà tra poche settimane in Israele. Dopo molti sforzi, la sua famiglia in Cina ottenne i visti corrispondenti e organizzò i costosi biglietti per partecipare alla felice occasione. Ora, non c’è quasi alcuna possibilità che la sua famiglia possa festeggiare con lui.

Tutto il personale di Shavei Israel, prega per un rapido contenimento del virus corona Covid-19 e per la pronta guarigione e la buona salute di tutti coloro che sono infetti.

IL POPOLO DEL LIBRO – IN MOLTE LINGUE

Dato che il popolo ebraico era unito alla terra di Israele, ci fu comandato di scolpire tavole di pietra che avrebbero “chiarito bene” la Torah. La Gemarà nel trattato Sotah menziona che furono scolpiti nelle 70 lingue del mondo in quel momento. Nel corso di migliaia di anni, poiché il popolo ebraico viveva in molti paesi diversi e sperimentava molti diversi gusti dell’ esilio, alla fine abbiamo adottato le lingue delle nazioni tra le quali vivevamo.

Immagina ora: provieni da uno di questi luoghi in cui la tua lingua madre non è comunemente coperta da una delle principali traduzioni del Tanach (Bibbia) e di altri testi sacri? Ad esempio, se avessimo bisogno di conoscere la nostra eredità in una lingua diversa dall’ebraico o dall’inglese come il cinese, ciò potrebbe richiedere del tempo per tradurre.

Mentre Shavei Israel, e il nostro progetto Ma’ani Center per preservare ed educare sull’eredità dei dispersi di Israele, continuano ad andare ai quattro angoli della terra per riportare ebrei perduti di molte culture e origini diverse, è diventato necessario, al fine di promuovere l’apprendimento, che questi testi siano tradotti in alcune lingue insolite. A modo suo, come le tavole di pietra, Shavei sta lavorando per chiarire bene la Torah per persone di ogni provenienza, comprese le traduzioni in cinese, polacco e altre lingue.

Molti volumi sono già stati completati e sono ora disponibili per gli ebrei che parlano più di dieci lingue diverse da usare di cui hanno bisogno. Questi testi supportano coloro che fanno Aliyah (trasferirsi in Israele) da luoghi lontani, così come quelli che rimangono nei loro paesi d’origine e desiderano esplorare e rivendicare la loro eredità ebraica. Unisciti a noi nell’accogliere gli ebrei di tutto il mondo alle loro radici. 

Persone provenienti da tutto il mondo che usano i testi ebraici tradotti da Shavei Israel per migliorare la loro esperienza di vita e costumi ebraici. In senso orario da sinistra in alto: donna argentina che legge un libro di benedizioni in spagnolo; Bnei Menashe del nordest che indica le preghiere “Selichot” a Kuki; Ebrei polacchi che recitano le preghiere della Chanukah in polacco; Turisti cinesi in Israele usando il libro di Shavei con le benedizioni basate sul pasto di Shabbat in cinese .

Scritto da Michael Barnhard

YOSEF E BRURIA: UN VIAGGIO DI RITORNO

Shavei Israel è felice di presentarti Yosef Mendez e Bruria Brito, del Venezuela, studenti del nostro Machon Miriam , istituto di conversione della lingua spagnola. Bruria e Yosef, sposati da quasi otto anni, stanno per sposarsi di nuovo – questa volta secondo la piena tradizione ebraica poiché avranno completato il loro viaggio verso l’ebraismo. Questa è la loro storia:

“Sono Luis Mendez (Yosef) e mia moglie Francys (Bruria) Brito. Siamo venezuelani e abbiamo iniziato a studiare l’ebraismo in Venezuela in una comunità sefardita. Lì avevamo incontrato persone candidate alla conversione, insieme a persone ebree. 

“Abbiamo iniziato a studiare l’halacha (legge ebraica) e la parte della Torah della settimana fino a quando alla fine abbiamo deciso che volevamo anche noi far parte del popolo ebraico per scelta. Tuttavia, non è stato così semplice. Ci sono stati anni di studio e preparazione mentre cercavamo l’opportunità di completare la conversione.

“Nonostante gli ostacoli che abbiamo attraversato per più di 6 anni, abbiamo continuato senza fermarci poiché eravamo sicuri di ciò che volevamo come coppia. La Torah, le mitzvot (precetti) e Israele fanno parte della nostra vita giorno per giorno. 

In seguito abbiamo deciso di andare in Argentina per trovare una comunità più solida poiché il Venezuela stava attraversando un processo che ostacolava la vita ebraica . In Argentina potevamo vivere in una comunità ed essere riconosciuti mentre osservavamo, studiavamo e ci preparavamo a completare il processo di conversione. 

“Oggi.Siamo in Israele da un anno. In Argentina avevamo contattato Shavei Israel per aiutarci a completare il processo di conversione. Ora siamo infinitamente grati a Shavei Israel, che è stato con noi in ogni fase del cammino. Nel processo di studio, dalle prime interviste, prima del Beit Din (tribunale di conversione) e quando finalmente abbiamo raggiunto il Beit Din. Per tutto il tempo ci siamo sentiti al sicuro e molto grati a Shavei Israel per tutto il supporto che ci hanno dato. Nominare ognuna delle cose per le quali siamo grati sarebbe impossibile elencare. 

“È rimasto solo un piccolo tassello da completare; la milà (circoncisione) e il giorno più atteso della nostra vita: il giorno in cui ci immergeremo in un mikvè ed emergeremo come ebrei a tutti gli effetti, e poi, a Dio piacendo, ci sposeremo in una cerimonia ebraica ”.

FESTEGGIAMO IL “NUOVO ANNO DEGLI ALBERI”

 FESTEGGIAMO IL “NUOVO ANNO DEGLI ALBERI”

La festa ebraica di Tu Bishvat è anche conosciuta come “Rosh Hashana degli alberi”. Mentre celebriamo, in Israele e in tutto il mondo, le persone godono dei frutti degli alberi – specialmente quelli delle sette specie di Israele. Un’altra attività di Tu Bishvat è quella di piantare alberi che inviano un messaggio di solidarietà alle generazioni future (che saranno quelle che apprezzeranno la semina effettuata oggi) e sottolinea il lato della natura ebraica che è destinato a andare di pari passo mano con l’apprendimento e la preghiera della Torah. .

Le nostre comunità in tutto il mondo hanno fatto proprio questo. E abbiamo molte foto…

La comunità Chazon Ish in Cile

La comunità di Shaar Hashamayim in Guatemala


Comunità Beit Toldot a Guayaquil, Ecuador


E anche i nostri studenti Machon Milton proprio qui a Gerusalemme

Armenia, El Salvador

La comunità di Bnei Menashe a Mizoram

I leader della comunità in Guatemala visitano Israele

L’entusiasmo e la dedizione dei Bnei Anusim del Guatemala alla vita ebraica hanno colpito tutti quelli che conoscono questa vivace comunità. Nei giorni scorsi i suoi leader hanno partecipato ad un viaggio molto significativo in Israele, per visitare città e luoghi storici. Una tappa è stata presso gli uffici di Shavei Israel, che da diversi anni li supporta.

In Israele anche per partecipare al bar mitzva del figlio di un amico i tre guatemaltechi Fernando Flores, Gerardo Flores e Juan Gutierrez ci hanno parlato del loro viaggio: “Arrivare nella Terra Promessa del nostro patriarca Abramo ha significato un caloroso senso di ritorno, anche se eravamo in Israele per la prima volta. Da Haifa a Tsfat, da Eilat a Gerusalemme, abbiamo girato tutto il paese conoscendo meglio il suo passato e presente.”

Tra le cose che li hanno impressionati di più il Monte Carmelo e la grotta del profeta Elia. Il loro primo shabbat in Israele lo hanno passato a Haifa. Tutte le tappe hanno parlato loro dei millenni di storia del popolo ebraico.

Il bar mitzva del figlio di un amico si è svolto a Gerusalemme presso il Muro del Pianto. Nei nostri uffici hanno potuto incontrare il nostro presidente Michael Freund, così come altri membri dello staff, che finora conoscevano solo via mail. A Gerusalemme hanno anche acquistato bellissimi elementi di arte cerimoniale per ornare il loro rotolo di Torah e l’Aron Kodesh eseguito in Guatemala.

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La preparazione della challà a Cali, in Colombia

La scorsa settimana, ragazze e donne, della comunità Bnei Anusim di Cali, in Colombia, si sono preparate per shabbat organizzando una speciale cottura della challà, con Shavei Israel.

Sotto la supervisione e guida di Rav Shimon Yehoshua, emissario di Shavei Israel nella regione, hanno colto l’occasione per approfondire le proprie conoscenze. Hanno imparato del significato spirituale di ogni ingrediente, ed eseguito il comandamento della hafrashat challah (distaccamento di una porzione prima di cuocere), pregando per sé stesse e per i propri cari.

Maguen Abraham, la nostra comunità di Cali, è solo una delle 12 comunità ebraiche in Colombia, appartenenti all’ACIC – Asociación de Comunidades Israelitas de Colombia. Oggi, la nostra comunità, conta circa un centinaio di membri e possiede tre rotoli di Torah.

“La comunità è la nostra famiglia” – una storia personale

Quindici famiglie ebraiche a Città del Guatemala, senza sapere più a chi rivolgersi, si sono unite per creare il centro comunitario Shaar Hashamaim Bnei Anousim. Tra i fondatori ci sono Gerardo Flores assieme alla moglie, Aury de Flores. Ma qui non si parla solo di nomi e numeri.

La coppia, sposata da 22 anni, è attiva nella comunità ebraica già da tempo. Gerardo è laureato in ingegneria elettronica ed è un dirigente in una importante azienda dell’America Latina nel campo delle telecomunicazioni.

Aury ha studiato relazioni internazionali, ma ha deciso di dedicarsi alla famiglia e alla crescita dei loro tre figli, che oggi hanno già 20, 19 e 8 anni.

“Shaar Hashamaim è la nostra famiglia”, ha dichiarato Aury. “Qui possiamo incontrare persone che condividono il nostro profondo desiderio di vivere appieno una vita ebraica, attraverso il rispetto delle mitzvot.”

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La determinazione di una piccola comunità ebraica in Guatemala

La comunità Shaar Hashamaim del Guatemala, creata grazie ad una iniziativa locale, ha unito persone di diverse età e origini determinate a mantenere le tradizioni ebraiche, senza essere collegati a comunità più grandi presenti nel paese.

Oggi la comunità è composta da circa 15 famiglie e offre ai suoi membri una vasta gamma di corsi e attività, quali studi ebraici, eventi comunitari e incontri all’aperto, preghiere e funzioni festive. Fornisce anche ai residenti cibo casher, libri ebraici e servizi religiosi di base. Ma finora c’era un grande problema: i membri della comunità vivono troppo lontano per potersi unire nella preghiera dello shabbat, senza infrangere la regola della non guida nel giorno di riposo.

Per migliorare quindi la qualità della vita ebraica, si è deciso di costruire un edificio che includa una sinagoga, un centro di studi ebraici, un ristorante, camere da letto, un appartamento per il rabbino e un mikve.

“Tempo e risorse vengono investite per aiutare le famiglie a riunirsi presso il centro il venerdì, per onorare lo shabbat con tutta la comunità”, ci spiega Fernando Flores Castañeda, rappresentante di Shavei Israel in Guatemala. “Per me, mia moglie, i miei figli e per tutti i membri della comunità Shaar Hashamaim, è stata, è e sarà una porta che ci ha consentito di riunirci come popolo di Israele e di vivere l’ebraismo in ogni aspetto delle nostre vite. E’ la porta che ci ha aiutati a connetterci con la Torah e con Dio stesso.”

Altri membri della comunità condividono l’entusiasmo di Fernando: “Shaar Hashamaim è il compimento di un sogno, che anni fa sarebbe stato difficile da immaginare” dice Alfredo Gutierrez. “Il desiderio di ritornare alla nostra tribù, al popolo dal quale i nostri antenati si sono dovuti allontanare a causa di drammatiche circostanze, oggi si è avverato. La comunità è la nostra famiglia, studiamoinsieme Torà e Halachà, ci prepariamo alla celebrazione di ogni shabbat e festa. E’ molto bello potere incontrare altre famiglie in situazioni simili alla nostra, condividendo lo stesso scopo: vivere una vita ebraica in tutta la sua pienezza.”

Come dimostrano le foto in basso, il processo di costruzione è in pieno sviluppo, ma molto ancora c’è da fare. Se vuoi fare la differenza, unisciti a noi e supporta la comunità Shaar Hashamaim donando a questo progetto.

Il diritto al ritorno (parte 5)

Dalla chiesa al Beit Midrash

Miriam ha conosciuto il marito, Daniel Fuentes, 45 anni, nell’ambito del suo lavoro. Daniel, all’epoca conosciuto come Federico Fernando, era un devoto cristiano e aveva anche fatto da pastore. Si sono sposati circa 9 anni fa, mentre Miriam continuava a studiare ebraismo. Dopo quattro anni di matrimonio, anche suo marito ha iniziato a studiare Torah: “Sapeva già cosa fosse il sabato e conosceva l’ebraismo, ma da lontano”.

Con il passare del tempo, ambedue impararono a pregare, tenere shabbat e casherut. “Potevamo restare in Messico. Io lavoravo come avvocato in un ottimo studio, guadagnavano bene. Ma più studiavamo e più capivamo che non potevamo realizzarci spiritualmente lì. Vivevamo bene in Messico, ma vivere a Gerusalemme mi rende felice e mi fa sentire a casa. L’ebraismo mi ha dato un senso. Anche se conoscevo e amavo mio marito da tempo, da quando abbiamo iniziato a studiare insieme la nostra relazione è diventata ancora più significativa. La consapevolezza di dovere mantenere la pace in casa ti cambia la vita. Adesso casa nostra è piena di santità e calma. Siamo anche venuti in Israele per dare una educazione ebraica alle nostre figlie.” ammette Miriam. “Già 20 anni fa avevo capito che l’ebraismo è verità, ma non riuscivo a progredire.”

Proprio due mesi fa, Miriam, Daniel e la figlia Leah finalmente hanno completato il loro processo di conversione. Vivono a Gerusalemme e aspettano la cittadinanza per potere vivere permanentemente in Israele. Shavei Israel li ha aiutati nel percorso. “Sono molto grata alle persone dell’organizzazione che ci hanno aiutati”, aggiunge con commozione.

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Il diritto al ritorno (parte 4)

Un nuovo mondo

Il Messico è divenuto la casa di molti Anusim, sbarcati sulle coste del Nuovo Mondo nella speranza di essere lontano dall’Inquisizione. Miriam, o come veniva chiamata prima, Cindy Montiel Tapuz, è membro di una di queste famiglie. Solo due anni fa, all’età di 42 anni, Miriam è immigrata in Israele con il marito, un ex pastore, e con la figlia di 7 anni Leah. Da poco hanno concluso il loro processo ufficiale di conversione, ritornando all’ebraismo.

“Veniamo da una famiglia molto unita. Tanti altri si sono già convertiti all’ebraismo e da anni vivono in Israele”, ci racconta Miriam. La sua nonna materna si chiamava Salome, derivato dal nome Shlomit, e il suo cognome era Del Toro Valencia. Gli alberi genealogici dimostrano come questi nomi fossero diffusi tra gli Anusim. “Mia nonna è arrivata in Messico dalla Spagna con i suoi genitori, nel 1912. Ha sposato mio nonno, Roberto Tapuz Mani, anche quest’ultimo è un cognome associato agli Anusim. Insieme hanno cresciuto 11 figli.

“Casa di nonna non era decorata con statue o ritratti, cosa molto rara in Messico, dove le casa sono piene di immagini di santi. Ha cresciuto tutti i suoi figli nella fede in Dio. Quando avevo sette anni, nonna Salome ci ha insegnato a pregare, enfatizzando il fatto che ci fosse un solo Dio in cui credere. Tutte queste pratiche non avevano spiegazione.”

Quali altre strane pratiche la incuriosivano?

“A casa di mia nonna c’era una pentola speciale per i latticini. Tutti gli altri utensili da cucina erano pensati per la carne. Non avevamo mai sentito parlare di casherut. Sapevamo che non era la domenica il giorno di riposo, ma iniziava dal tramonto di venerdì sera. La nonna evitava anche di celebrare le feste religiose locali.”

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