Parashat Ki Tavo – Onestà verso le proprie origini

Il senso profondo del proprio cammino e l’onestà verso le proprie origini permeano profondamente l’apertura della parashà di Ki Tavo.

La cerimonia dell’offerta delle primizie, bikkurim, che si portavano al Tempio e si consegnavano al cohen era accompagnata da una dichiarazione che era allo stesso tempo un preghiera di ringraziamento, un momento di onestà identitaria e la presa di coscienza dei propri limiti umani.

Deuteronomio 26, 4: “Allora il sacerdote prenderà il paniere dalle tue mani e lo deporrà davanti all’altare dell’Eterno, il tuo DIO; e tu rispondendo dirai davanti all’Eterno, il tuo DIO: “Mio padre era un Arameo sul punto di morire; egli scese in Egitto e vi dimorò come straniero con poca gente, e là diventò una nazione grande, potente e numerosa. Ma gli Egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura schiavitú. Allora gridammo all’Eterno, il DIO dei nostri padri, e l’Eterno udì la nostra voce, vide la nostra afflizione, il nostro duro lavoro e la nostra oppressione. Così l’Eterno ci fece uscire dall’Egitto con potente mano e con braccio steso, con cose spaventose e con prodigi e segni; ci ha poi condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese, paese dove scorre latte e miele. Ed ora, ecco, io ho portato le primizie dei frutti del suolo che tu, o Eterno, mi hai dato!”.

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Parashà Ki Tezè – Il rispetto della dignità femminile

“ Se vedi tra i prigionieri una donna di bell’aspetto e ti piace tanto da volerla prendere per tua moglie, la condurrai a casa tua, ed ella si raderà il capo e si taglierà le unghie, si leverà la veste di prigioniera, abiterà in casa tua e farà cordoglio per suo padre e sua madre un mese intero; poi entrerai da lei, e sarai suo marito e lei tua moglie.” (Deuteronomio 21, 11-13)

La Torà, nella parashà di Ki Tezè, apre alla terribile ipotesi che un soldato possa invaghirsi di una prigioniera di guerra.

Conoscendo profondamente l’animo e gli istinti umani la Torà non nega la natura dell’uomo, non fugge nemmeno di fronte ai suoi più bassi istinti, ma proprio perché non li nega entra prepotentemente nell’orizzonte umano per portare quegli istinti ad un livello diverso, verso una reale sacralità.

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Portare il bene nel mondo – Il mese di Elul

E’ cominciato il mese di Elul e, quest’anno, la parashà che ha aperto il Rosh Chodes è stata quella di Ree.

Il versetto di apertura della parashà è il famoso monito che recita: “Guardate, io metto oggi davanti a voi la benedizione e la maledizione.” (Deuteronomio 11,26)

Davanti a noi, nel percorso che il mese di Elul segna per i prossimi trenta giorni, ma che in realtà è il simbolo della vita di ogni persona, c’è la possibilità di scegliere tra bene e male, tra benedizione e maledizione o come recita il versetto in ebraico tra ברכה e קללה.

La sola possibilità di scelta, il solo fatto che Dio ci abbia donato la possibilità di scelta, deve avere un presupposto di base.

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