Parashà Noach – Una nuova possibilità

Il racconto del Diluvio Universale è un tema ricorrente in molte culture dalle più antiche, come la memoria biblica dell’Arca di Noè, fino alla storia Indù Puranica di Manu, passando per la storia di Deucalione nella mitologia greca o Utnapishtim nell’Epopea di Gilgamesh della mitologia babilonese.

Sembrerebbe quasi che nella memoria arcaica di molti popoli sia esistita una catastrofe il cui ricordo è giunto fino a noi, sia tramite tradizione orale che testimonianza scritte.

A partire dal 1880, con le prime traduzioni dell’Epopea di Gilgamesh, il mito del Diluvio comincia ad essere rivalutato anche storicamente. Il mondo per così dire “scientifico” laico cominciò a ritenere che dietro il racconto del diluvio ci fosse un evento realmente accaduto, cioè una eccezionale alluvione preistorica avvenuta nell’area mesopotamica.

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Avinu, Malchenu e Rosh HaShanà

La preghiera di Avinu Malchenu occupa un posto centrale nell’immaginario ebraico collettivo rispetto al rituale dei dieci giorni di teshuvà tra Rosh HaShana e Yom Kippur.

Le parole della preghiera sono state musicate, rese famose da molte star ebree negli Stati Uniti, Israele ed Europa.

Pochi conoscono e contestualizzano l’origine di questa preghiera la cui origine si trova nel Talmud, trattato di Taanit 25a.

A causa della forte siccità Rabbi Eliezer cominciò a pregare recitando ventiquattro benedizioni che furono istituite proprio per i giorni di digiuno per richiedere la pioggia, ma non fu esaudito.

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Parashà Ki Tavo – La gioia nel servire Dio

“…E perché non avrai servito all’Eterno, al tuo Dio, con gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza d’ogni cosa, servirai ai tuoi nemici che l’Eterno manderà contro di te, in mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e alla mancanza d’ogni cosa; ed essi ti metteranno un giogo di ferro sul collo, finché t’abbiano distrutto. “ ( Deuteronomio 28, 47-48)

Come è difficile la comprensione e l’accettazione di questo versetto.

Cosa significa che il popolo ebraico sarà punito per non aver servito Dio con gioia e con cuore buono? In cosa consiste la colpa di non avvertire la gioia e di non utilizzare un cuore buono?

Insegna Rav Dessler, il Michtav MeEliahu, che noi siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio ( Genesi 1,27) e questa straordinaria esperienza di creazione ha impresso in noi, creature umane, la potenzialità per vivere una vera e profonda gioia che richiama la gioia del Creatore, di Dio che avendoci creato ha espresso la più pura forma di amore, di chessed in ebraico.

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Parashà Ki Tezè – Ebraicità e moralità

Si apre la nostra parashà settimanale con queste parole: “ Quando andrai alla guerra contro i tuoi nemici e l’Eterno, il tuo Dio, te li avrà dati nelle mani e tu avrai fatto de’ prigionieri, se vedrai tra i prigionieri un donna bella d’aspetto, e le porrai affezione e vorrai prendertela per moglie, la porterai in casa tua; ella si raderà il capo, si taglierà le unghie, si leverà il vestito che portava quando fu presa, dimorerà in casa tua, e piangerà suo padre e sua madre per un mese intero; poi entrerai da lei, e tu sarai suo marito, ed ella tua moglie.” Deuteronomio 21, 10-14.

Questa strana cerimonia e questo strano percorso di ingresso della prigioniera nella casa ebraica dove dovrà vivere è stato fortemente sottolineato dai nostri maestri come un antidoto alla facile violenza, al possesso immorale delle prigioniere ed in definitiva una forma di controllo dell’istinto del soldato, cioè della persona in senso lato, in ogni situazione ed in ogni contesto. Da più di tremila anni la Torà segna con profonda convinzione la necessità di una vita che abbia standard morali ed etici sempre elevati in ogni momento ed in ogni contesto, insegnando al popolo ebraico ed al mondo intero che non esistono eccezioni o contesti diversi dove applicare moralità distinte.

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