Le candele di Shabbat

È una mitzvà accendere le candele di shabbat vicino al tavolo dove si fanno i pasti di shabbat.
Affinché si possa fare il kiddush e si possa mangiare alla luce delle candele, perché questo è infatti considerato l’Oneg shabbat.
Però, se ad esempio d’estate si preferisce mangiare in terrazza o in giardino alla luce della luna, si può mangiare fuori anche se non si vedono le candele.

Se una persona vuole essere rigorosa e accendere più candele di shabbat in ogni stanza (possa ricevere su di lui la berachà) chiaramente non può far la berachà per le candele delle altre stanze.
Infine, è importante sapere che non possiamo accendere le candele e dire la berachà in un posto e spostarle poi in un altro posto.

Vi auguro Shabbat Shalom!

È venuto a mancare l’Admor di Kaliv

Nato in Germania nel 1923 rabi Menachem Mendel Taub viene deportato nel 43 ad Aushwitz dove verrà usato come cavia per esperimenti che gli impediranno per tutta la vita di avere figli (per lo stesso motivo non gli è mai potuta crescer la barba). Dopo la Shoa fugge in Svezia e successivamente in Erez Israel dove nel 1963 fonda il centro della hasidut Kaliv. Nel 1980 si trasferisce a Bene Berak, dove trascorrerà gli ultimi anni di vita, nella trasmissione della Torà e della sua storia di superstite alla Shoa. Questo grande uomo ci ha insegnato, come le più grandi risposte all’odio vissuto in prima sulla sua pelle, siano la potenza della Torà nella grandezza dello stato di Israele.
Sia il suo ricordo di benedizione!

Una lezione su Pesach di Eitan Della Rocca

Dalle lezioni del Moreh Eitan Della Rocca

Cagliari, 5-7 Aprile 2019 Rosh Chodesh Nisan 5779

אי-ALEF YOD

Sulla Haggadah di Pesach על הגדה של פסח

ָל ֵכן ֱא ֹמר ִל ְבנֵי-ִי ְׂשָר ֵאל, ֲאִני י״ה״ו״ה, ְוהֹו ֵצא ִתי ֶא ְת ֶכם ִמ ַּת ַחת ִס ְבלֹת ִמ ְצ ַר ִים, ְו ִה ַצְּל ִּתי ֶא ְת ֶכם ֵמ ֲע ֹב ָד ָתם; ְו ָג ַא ְל ִּתי ֶא ְת ֶכם ִּב ְזרֹו ַע נְטוּ ָיה, וִּב ְׁש ָפ ִטים ְגּ ֹד ִלים ְו ָל ַק ְח ִּתי ֶא ְת ֶכם ִלי ְל ָעם, ְו ָהִיי ִתי ָל ֶכם ֵלאלֹ ִהים

)שמות ו״, ו-ז״(Una delle quattro mitzvot della sera di Pesach è l’obbligo di raccontare la Yetziat

Mitzeraimuscita dall’Egitto, racconto che viene guidato da un magghidnarratore La mitzvah permane anche qualora ci si trovi da soli. L’aggadah è il testo che permette di adempiere questo obbligo, attraverso quattro domande chiave che vengono poste al magghid dal bambino più piccolo presente al seder, e che introducono la narrazione storica. Questa è poi seguita da altre quattro domande, poste ognuna da quattro bimbi con differenti caratteristiche. Qualora ci si trovi, chas veshalom, da soli, resta l’obbligo di porsi comunque queste domande. La fonte del testo aggadico è il trattato talmudico di Pesachim.

Il numero quattro è ricorrente nel seder, e lo ritroviamo anche nella quantità di bicchieri di vino che è d’obbligo bere durante il suo svolgimento. Esso simboleggia i quattro tipi di libertà relazionati alla liberazione degli ebrei dall’Egitto “Vehotzeti, vihitzalti, vega’alti, velakachti”: “Io sono Hashem, Io vi sottrarrò dalle tribolazioni dell’Egitto, vi salverò dal loro duro servaggio, vi libererò con braccio disteso e con severi castighi sui nemici. Vi prenderò per me come popolo e sarò il vostro D-o, e vi farò conoscere che Io sono Hashem il vostro D-o che vi ha liberato dal giogo egiziano” (Shemot, 6, 6-7).

Il testo apre con racconti tristi, ma chiude con l’Hallel, che è un inno di lode gioioso, composto da alcuni Tehillim di David HaMelech.

Quando vengono menzionate le dieci piaghe, tuttavia, si usa versare una goccia di

vino per ogni piaga, con minaghimusanze diversi a seconda della comunità di riferimento, che simboleggiano il sangue degli egiziani caduti e che ci ricordano di : “Non gioire mentre il tuo nemico cade e quando egli inciampa il tuo cuore non si rallegri” (Proverbi 24, 17). Per lo stesso motivo, gli ultimi giorni di Pesach, l’Hallel non viene recitato in forma completa (Rabbi Meir Simcha Hakohen, Meshekh Chokhmà ).

Il testo, come la festa, non celebra la sconfitta dei nemici egiziani e la loro caduta, ma l’uscita dalla schiavitù egiziana, resa possibile, tra l’altro, dal miracoloso evento

per cui Hashem è passato oltre (pesach  ֶפ ַסח ) le case in cui risiedavano i primogeniti ebrei, risparmiando loro la vita; evento ricordato con il digiuno osservato dai primogeniti maschi ebrei (sia di padre, che peter rechem) il 14 di Nisan. Oggi si usa sostituire il digiuno con la conclusione di un trattato del Talmud, per permettere una maggiore lucidità durante la festa ed evitare che il seder venga svolto frettosolamente a causa della fame derivante dal digiuno.

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