Fatti poco conosciuti presenti nella Parashà di Shemoth

  1. Il faraone disse al suo popolo: “ecco, il popolo dei figli di Isaraele è più numeroso e forte di noi” (Eso. 1, 9).  Gli egiziani intendevano dire in questo verso – che gli ebrei si sono arricchiti più di noi, grazie al nostro denaro. Cosa fecero di conseguenza?

Gli egiziani presero dai figli di Israele le loro migliori case, che Giuseppe diede loro quando era viceré in Egitto, così gli egiziani gli rubarono tutti campi. (Sefer Hayashar)

  • Le levatrici non temettero il faraone, bensì ebbero timore del Signore. Cosa disse il faraone alle levatrici?

Il faraone le minaccio, dicendo loro che se non avessero ucciso i neonati maschi, avrebbe bruciato loro e le loro case. (Sefer Hayashar)

  • Chi è stato il primo neonato ad essere messo nel Nilo?

             Moshè Rabbenu (tosaffot masseket Sotà). Inoltre c’è chi dice che nessun neonato, che è stato gettato nel Nilo siamo morto, poiché il Nilo li gettava nuovamente sulla terra ferma ed il Signore si occupò di loro (Pirchey deRabby Eliezer capitolo 42).

  • Perché figlia di faraone scese nel Nilo per lavarsi? E con chi ebbe il merito di sposarsi?

Secondo il Trattato del Talmud di Sotà (daf י”ב ) lei scese per fare la tevilà (bagno rituale) perché si convertì all’ebraismo. Dopo alcuni anni, ebbe il merito di sposarsi con Calev figlio di Yefunne (Massekhet MEghillà י”ג )

Visita alla “Rav Kook House”

Ma’ani Center di Shavei Israel ha organizzato una speciale gita in spagnolo per gli studenti di Machon Miriam di Ora Jalfon, visitando la Rav Kook House. Hanno partecipato anche diversi studenti di lingua spagnola del Midreshet Lindenbaum e Yeshivat Hakotel. Tutti insieme erano circa 30 partecipanti.

La Rav Kook House di Gerusalemme è oggi un museo e un luogo in cui numerosi gruppi di turisti visitano così come yeshivot, scuole, midrashot, ulpanot, sia israeliani che quelli delle comunità della Diaspora.

È la casa in cui visse il rabbino Abraham Itzhak Hacohen Kook (1865-1935), dal 1921, data in cui fu istituito il Rabbinato Capo di Israele e il rabbino Kook fu nominato il primo rabbino capo Ashkenazita di Israele sotto il mandato britannico.

Grazie ai fondi donati dal filantropo americano Harry Fischel, “Beit Harav”, come è noto, fu inaugurato nel 1923, alla presenza dell’Alto Commissario della Palestina, Herbert Samuel.

Un secolo dopo, la casa rimane esattamente com’era durante il periodo in cui Rav Kook e la sua famiglia vivevano lì; i mobili nello stesso posto, nulla è cambiato, persino un senso di santità che emana dalle sue pareti….

Il 25 dicembre Beit Harav ha ricevuto il gruppo da Shavei Israel insieme agli studenti Lindenbaum e HaKotel. È stato emozionante per gli studenti, così come per me, essendo stata la guida per la visita. In una successiva conversazione telefonica con alcuni dei visitatori, è sorprendente che tutti siano rimasti colpiti dalla poliedrica personalità di Rav Kook – rabbino, filosofo, poeta, scrittore, consigliere, cabalista – e che “essendo haredi, era così aperto agli altri”.

I visitatori hanno avuto l’opportunità di vedere i diversi spazi, come l’ufficio privato di Rav, l’heder haorhim o la sala da visita (dove Albert Einstein era effettivamente presente in una breve visita al rabbino!)

Lo showroom e il Beit Hamidrash (sala studio), culla di quello che oggi è lo Yeshivá Mercaz Harav, ha una sedia che è stata inviata appositamente per il rabbino dal re Giorgio d’Inghilterra.

Un altro oggetto intriso di significato e storia, è l’arazzo che il fondatore della Betzalel Art School, Boris Schatz, ha dato a Rav Kook.

Alla fine ho voluto sorprendere i miei visitatori con la canzone ispiratrice “Kanfei Ruah”, che in realtà è una poesia di Rav Kook.

Ben Adam, alè lemaala alé
Figlio dell’uomo, vola in alto, vola sempre in alto, perché c’è una forza profonda in te. Le ali d’aquila sono in te.
Non dimenticarli, usali, non sarà che ti dimenticano …
Figlio dell’uomo, vola alto, sempre alto … 

Ringrazio Chaya Castillo, direttrice del dipartimento spagnolo di Shavei Israel, per il suo prezioso supporto nell’organizzazione della visita, nonché per l’intero programma.

~ Ora Jalfon

Machon Miriam Chanukah Party

Lunedì sera, quando abbiamo acceso la seconda candela di Chanukah, gli studenti di Machon Miriam si sono riuniti nel nostro centro Ma’ani per una celebrazione speciale di Chanukah.

Nel nostro centro di studi, Machon Miriam non solo si apprendono i dettami della Torah ma facciamo in modo che i nostri studenti vivano a pieno la vita ebraica. Per questo abbiamo organizzato per loro la festa di Chanukah.

  Alla celebrazione erano presenti il rabbino Natan Menashe e il rabbino Yechiel Chilewski, che hanno spiegato l’importanza di Chanukah. (vedi link)

  Rav Natan ha eseguito la cerimonia dell’accenzione delle candele e poi tutti hanno cantato e gustato una deliziosa “sufgania” (ciambella) fatta in casa dal nostro caro studente Yossi Rivero.

 
Come disse Rabbi Yechiel, “Ricorda: con un po ‘di luce puoi dissipare molta oscurità …”

Link per il video

Chanukkà per gli ebrei polacchi nel centro di Ma’ani di Gerusalemme

La quinta sera di Chanukah, Shavei Israel ha ospitato una speciale festa di Chanukah per ebrei polacchi nel nostro centro Ma’ani di Gerusalemme. Il vivace gruppo dei polacchi, entrambi residenti in Israele e in Polonia, ha goduto della presenza e della partecipazione di molte persone speciali, tra cui tre emissari e rabbini Shavei passati e presenti: il rabbino Isaac Rappaport, il rabbino Boaz Pash e il rabbino Dawid Szychowski, attuale rabbino a Lodz, e Bogna Skoczylas ha lavorato per noi in passato facendo traduzioni in polacco.

Il rabbino Rappaport ha eseguito la cerimonia dell’illuminazione della Chanukkià, e i partecipanti sono stati entusiasti di usare la guida di Chanukah in polacco che Shavei ha creato per loro, e poi distribuito come regalo.

Dopo che tutti si sono seduti ed hanno goduto dei dolci tipici della festa,Rabbi Rappaport ha pronunciato parole sulla Torà e Rabbi Pash ha fatto un quiz. Il tutto è stato accompagnato dai canti di Chanukkà e da un cordiale “lechaim”. I partecipanti hanno riferito di essere stati benissimo. Non vediamo l’ora di fare presto qualcosa di simile!

Rosh Chodesh Tevet e le otto luci di Chanukkà

Tevet è il decimo mese del calendario ebraico, contando da Nissan . Il suo nome, che è menzionato nel libro di Ester , è stato acquisito in Babilonia e condivide una radice con la parola ebraica tov , che significa “buono”.

Questo mese inizia con gli ultimi giorni di Chanukkà . Interiorizzando il messaggio delle luci sempre crescenti della Chanukkià – ricordandoci del potere del bene sul male – siamo in grado di rivelare il bene che è nascosto nelle nostre vite e nel mondo che ci circonda.

Che il Signore porti luce e benedizione in ogni luogo.

Halachoth per l’accensione dei lumi di Chanukkà

  • Quando accendere i lumi

Il momento in cui si devono accendere i lumi, inizia immediatamente dopo la comparsa delle stelle e non bisogna rimandare. Prima di accendere, è necessario riunire tutti i componenti della famiglia per “rendere pubblica” l’azione. Occorre mettere nelle lampade una quantità d’olio sufficiente così che i lumi possano durare almeno mezz’ora.

  • Dove si accendono i lumi

Per rendere pubblico il miracolo, si accende la Chanukkià vicino alla porta di ingresso che è rivolta verso la strada. Se la si pone vicino ad una porta provvista di mezuzà, si collocano i lumi al lato sinistro dell’entrata, in posi<ione opposta alla mezuzà che è messa al lato destro di chi entra. Se non si ha una porta che dà direttamente verso la strada, si accendono i lumi vicino a una finestra che è rivolta verso la strada.

  • Ordine in cui devono essere accesi i lumi

L’ordine dell’accensione dei lumi secondo le nostre usanze: la prima sera accende il lume che si trova alla destra [di chi accende], la seconda sera se ne aggiunge uno alla sua sinistra [rispetto a chi accende] e così via, aggiungendo ogni sera un lume alla sinistra del precedente. Importante: quello che si aggiunge lo si accende per primo e poi si continua ad accendere procedendo verso destra.

Si usa che ogni componente della famiglia accenda i lumi, tranne la donna che esce d’obbligo con l’accensione del marito. Se più persone accendono i lumi nello stesso luogo, è bene che ciascuno ponga la lampada in un punto differente per riconoscere quanti lumi abbia acceso ognuno.

  • Benedizioni

La prima sera si recitano tre benedizioni:

  1. Baruch Attà Adonai Elohenu Melech haOlam Asher kideshanu bemitzvotav vezivanu lehadlik ner shel Chanukkà.

Benedetto sii Tu o Signore, Dio nostro, Re del mondo che ci hai santificato con i Suoi precetti e ci hai comandato di accendere i lumi di Chanukkà

  • Baruch Attà Adonai Elohenu Melech haOlam she ‘asà nissim laAvotenu bayamim hahem, bazman hazè.

Benedetto sii Tu o Signore, Dio nostro, Re del mondo che ha fatto miracoli per i nostri padri, in quei giorni e in questo tempo.

  • Baruch Attà Adonai Elohenu Melech haOlam Sheecheyanu vekiemanu vehigh’ianu la zman hazè.

Benedetto sii tu o Signore Dio nostro Re del mondo che ci hai fatto vivere, e ci hai tenuto in vita e ci hai fatto giungere a questo tempo.

Dalla seconda sera si reciteranno solo le prime due.

  • Divieto di utilizzare i lumi di Chanukkà

Per tutto il tempo che i lumi sono accesi, è proibito servirsi della loro luce. Questo è il motivo per cui vi è la consuetudine di collocare vicino ai lumi lo shammash che serve per accenderli, in modo che, se si dovesse utilizzare la luce, si usi quella dello shammash. Occorre posizionare lo shammash un po’ più in alto degli altri lumi, affinché sia ben riconoscibile il fatto che non fa parte dei lumi di mitzvà. Per tutto il momento in cui i lumi ardono, non si devono eseguire lavori.

Chanukkà Samech!

Morà Chana Grazia Gualano

Parashà Vaieshev 

Riconosci, per favore… e riconobbe Yehuda

La Parashà di Vayeshev (Genesi 37) ruota, principalmente intorno alla figura di Yosef. In essa sono narrate tutte le vicissitudini che colpiranno il nostro protagonista, dai sogni, alla vendita, fino alla discesa in Egitto. In questo scenario famigliare drammatico, si inserisce nel mezzo della narrazione, l’episodio di Tamar e suo suocero Yehudà.  

Chi era Yehudà?

Yehudà era il quarto figlio di Leah, il quale sposò una donna cananeadalla quale ebbe tre figli. Yehudà prese per Er, il suo primogenito, una moglie di nome Tamar. Er era malvagio agli occhi del Signore e Dio lo fece morire. Tamàr sposò il secondogenito, per obbedire al costume del levirato fin da allora vigente. Ma anche il secondo marito moriva, perché anch’egli, come il fratello agiva in malo modo agli occhi del Signore. Tamàr veniva rimandata alla casa paterna in attesa che il terzo figlio di Yehudà fosse cresciuto ed ella potesse ottenerlo per marito.  Il ragazzo crebbe, ma Yehudà non si pronunciò in merito. Tamar comprese le sue intenzioni ed escogitò un sotterfugio per attrarre Giuda presso di lei.

Tamar indossò le vesti da meretrice e si unì con Yehudà, in cambio lei chiese in pegno il suo sigillo, il suo drappo e la sua verga. Dopo di ciò Tamar si dileguò e quando Yehudà tornò per darle il capretto e riprendere i suoi oggetti, non la trovò. Passarono tre mesi e fu riferito a Yehudà che sua nuora Tamar era incita, egli immediatamente la mandò a prendere per darle la punizione.

Ma a quel punto Tamar agì con saggezza e modestia. Le sue parole saranno ponderate e rivolte solo al diretto interessato, ella non punterà il dito per svergognare il suocero e renderlo ridicolo agli occhi dei presenti ma chiederà all’uomo, della quale è incita di “riconoscere” gli oggetti da lui lasciati in pegno. Altrettanto Yehudà, risponderà con grande integrità morale e non esitò ad ammettere “Ha ragione, è da me che è incinta.  E in quell’ istante riconobbe ed espresse apertamente di aver sbagliato nei confronti di Tamar. Un atto di grande responsabilità e saggezza.

Il Signore ripagò Yehudà “misura per misura”: con l’espressione “riconosci per favore, se questa è la tunica di tuo figlio (37,32)”. Yehudà aveva causato al padre un dolore immenso. A questo punto Tamar affrontò Yehudà con le stesse parole, le quali ebbero un forte impatto su di lui.  

C’è molto da imparare da questo episodio. Viviamo in una realtà dove ogni giorno siamo chiamati a riconoscere e ad affrontare il nostro operato, purtroppo non sempre siamo pronti ad agire di conseguenza e soprattutto ad ammettere la verità. Siamo sempre pronti a puntare il dito verso l’altro e mai verso noi stessi. La regalità apparterrà alla tribù di Yehudà poiché riconobbe e prese su di sé la responsabilità di quanto accaduto.

Cos’è Chanukkà

All’epoca del Secondo Tempio, quando dominava il regno dei greci, furono emanati dei decreti ostili verso i figli di Israele che rendevano vietata la loro religione e non consentivano loro di occuparsi dello studio della Torà e dell’osservanza delle mitzvot (precetti). I greci erano entrati nel tempio, avevano praticato delle brecce nelle mura e reso impuri gli arredi sacri.

Tutto ciò era causa di grande pena per il popolo di Israele, il quale disperato dalle continue angherie iniziò a ribellarsi. Allora gli Asmonei organizzarono un piccolo esercito di ebrei e dopo dure battaglie, con l’aiuto di Dio, prevalsero sui greci liberando Israele dal loro dominio.

Quando riuscirono a sconfiggere i loro nemici, era il 25 del mese di kislev, essi entrarono nel Santuario e in esso, il solo olio che rinvennero, fu quello che si trovava dentro una ampolla con il sigillo del grande Sacerdote ma che ne conteneva soltanto la quantità sufficiente per un giorno. Con quell’olio fu invece possibile mantenere accese le luci del candelabro per otto giorni, il tempo necessario per spremere le olive e ottenerne dell’altro olio puro.

Per questa ragione i saggi del tempo decisero che quegli otto giorni, che iniziano il 25 di kislev sarebbero stati celebrati come giorni di gioia e lode al Signore per tutti i miracoli che aveva operato. In essi, per tutte le otto sere, si accendono dei lumi presso l’ingresso delle abitazioni per rendere manifesto e pubblico il miracolo. Questi giorni sono chiamati Chanukkà che significa “inaugurazione” perché durante questi giorni, hanno potuto inaugurare il Santuario che gli oppressori avevano contaminato.

Fonte Kitzur Shulchan ‘Aruch di Rav Shlomo Ganzfrid

La benedizione sul pane

Terza parte

La benedizione Hamotzì che si recita sul pane all’inizio del pasto, dispensa dal dover recitare altre benedizioni per tutto ciò che si mangia o che si beve nel corso dello stesso pasto. È considerato facente parte del pasto, tutto quello che si può accompagnare al pane, anche se poi non lo si mangia con esso. Tuttavia, se durante il pasto si beve del vino, occorre recitare la benedizione:

“Baruch Attà Hashem, Elokenu Melech ha’Olam borè perì haghefen”

Benedetto sii Tu Signore, Dio nostro Re del mondo che crei il frutto della vite

Ciò dipende dal fatto che il vino è considerato una bevanda particolarmente importante.

Si deve recitare la benedizione anche per i cibi che si assumono nel corso del pasto ma che generalmente non si mangiano con il pane come, ad esempio, dessert e frutta.

Un cibo è considerato parte integrante del pasto se lo si usa mangiare assieme al pane oppure se lo si mangia per saziarsi. Ad esempio, sono considerati parte integrante del pasto la carne, il pesce, le uova, le versure, i formaggi, le minestre, la pasta e in generale i cibi salati. [1]

Abbandonare il luogo del pasto

Durante un pasto, non si deve lasciare il luogo dove si ci trova o uscire di casa; non si può fare ciò neppure quando si avesse intenzione di tornare per terminare il pasto. Se alcune persone stavano mangiando assieme e in seguito qualcuno si fosse allontanato lasciando un commensale al proprio posto, chi si fosse allontanato, quando tornasse per riprendere a mangiare, non dovrebbe recitare alcuna benedizione perché, grazie a quell’unica persona rimasta a tavola, l’uscita non è considerata un’interruzione del pasto.


[1] Halachà illustrata, Hilchot Berachoth, volume 2. Moise Levy Editore, Milano, 2014