PARASHAT MISHPATIM

Di Rav Reuven Tradburks

Abbiamo iniziato una nuova era nella Torah: l’era delle Mitzvot (comandamenti). Nei primi 86 versetti del parasha ci sono 51 comandamenti. La maggior parte del parsha tratta dei comandamenti del diritto civile. Alla fine del parasha il racconto riprende, descrivendo l’imminente ingresso in terra d’Israele. Mos? sale sul monte per ricevere le tavole della legge.

Per fornire una struttura ai 51 comandamenti, presento ogni sezione con un titolo in grassetto per indicare l’argomento delle leggi che seguono.


1 ?. Aliya (21: 1-19) “E queste sono le leggi che devi insegnare.” Leggi sugli schiavi: uno schiavo ebreo viene liberato dopo sei anni di lavoro. A tua scelta puoi estendere la schiavit? in modo permanente. Il proprietario o suo figlio pu? sposare uno schiavo ebreo. Se sceglie di non farlo, viene rilasciata quando raggiunge la pubert?. L’aggressione fisica che si traduce in morte ? punibile con la morte, cos? come attaccare un genitore, rapire, maledire un genitore. Se l’attacco fisico non provoca la morte, devono essere pagati i danni, la disoccupazione e le spese mediche.

Il parasha della scorsa settimana ha avuto il suo apice nell’esperienza culminante della rivelazione al Sinai – e nella paura della gente di sentire la voce di Do. Che contrasto continuare subito con le leggi della schiavit?. E attaccare. Rashi fa notare che la prima parola del parasha ha un “vav” “E queste sono le leggi”. Sebbene per noi questo sia un nuovo parasha, nella Torah ? la continuazione della narrazione del Monte Sinai. Ovviamente dobbiamo chiederci, in che modo le leggi civili sono collegate alla narrazione?


La lunga residenza in Egitto serviva a molti scopi: 1) per consentire al popolo ebraico di sperimentare la Mano di Dio nella storia, 2) per consentire a tutto il popolo ebraico di sperimentare la rivelazione al Sinai, e 3) per insegnare al popolo ebraico quel tipo della societ? non vuole imitare. Ci stiamo muovendo verso una nuova vita, una societ? ebraica in terra di Israele. Non stiamo solo lasciando l’Egitto, abbiamo una destinazione. Ma questa societ? che costruiremo, non forgiamola come l’Egitto. Lasciati alle spalle la societ? egiziana. La nostra societ? ebraica non deve somigliare affatto a quella societ?: stiamo costruendo una societ? antiegiziana. Lasciarsi alle spalle l’abuso degli schiavi, il leggero disprezzo per la vita (bambini nel fiume), l’uso eccessivo della forza fisica (operatore schiavo).


La nostra societ? ebraica rispetter? la vita, rispetter? gli altri, rispetter? la propriet? degli altri e costruir? una societ? di bont? e giustizia.


2 ?. Aliya (21: 20-22: 3) Attacco fisico con conseguente pagamento di denaro: attacco a schiavi o una donna con conseguente perdita della gravidanza. L’attacco a uno schiavo con conseguente perdita di un occhio o di un dente rende lo schiavo libero. Danni causati dalla mia propriet? o dalle mie azioni: un bue che carica con conseguente morte di una persona, la morte di un animale a causa di un pozzo che ho scavato o in seguito al mio bue che carica un altro bue. Il furto, la vendita o la macellazione di animali richiede una restituzione di quattro o cinque volte il valore della perdita. Nelle rapine clandestine, se il ladro viene ucciso, si considera che l’esecutore esecutore abbia agito per legittima difesa. La punizione per il furto ? la doppia restituzione dell’oggetto rubato.

Oltre al rispetto per la dignit? degli altri, la nostra societ? deve essere giusta. Il tema di questa aliya non riguarda un bue che sperona un altro bue, ma le persone che si assumono la responsabilit? delle loro propriet?. Se la mia propriet? danneggia la tua, me ne assumo la piena responsabilit?. Persone che rispettano la propriet? altrui.


3 ?. Aliya (22: 4-25) Buoni vicini: i danni alla vostra propriet? dovrebbero essere risarciti sia che siano stati causati dai miei animali al pascolo, sia da un incendio appiccato da me sulla mia propriet?; leggi di risarcimento per perdite nella tua propriet? mentre me ne occupavo o l’avevo in prestito. Leggi quando si approfitta degli altri: sedurre una donna single, stregoni condannati a morte. “Se lo straniero, la vedova o l’orfano ? oppresso e Mi chiamano, le loro donne saranno vedove e bambini orfani”.


Tornando alla questione del rigetto delle regole dell’Egitto, la superpotenza; il potere non concede privilegi. Ci sono persone che hanno potere e altre che no. Lo straniero, la vedova e l’orfano non hanno potere, sono soli e non hanno nessuno che difenda la loro causa. Non approfittare della loro mancanza di potere. Io, dice Do, sono il Campione di chi non ha potere. Potrebbero non avere qualcuno a cui rivolgersi per chiedere aiuto. Ma mi hanno sempre. Tu che hai il potere, che approfitti di chi non ce l’ha, dovrai affrontarmi.


4 ?. Aliya (22: 26-23: 5) Buoni cittadini: non maledire i giudici o i reggenti, non ritardare i loro doveri, diventare alleati di imbroglioni per pervertire la giustizia o seguire la folla in conflitto. Vicini premurosi: restituisci un animale smarrito, aiuta a scaricare un animale bloccato, anche se appartiene al tuo nemico.


Lo squilibrio in Egitto che ha portato al risentimento contro chi ? al potere non fa per noi. Siamo loro, rispettiamo chi ha il potere perch? non serve. Per il bene di tutti noi, la nostra societ? deve essere cooperativa. Migliorare la vita degli altri non ? solo responsabilit? del governo; tutti noi possiamo migliorare la vita degli altri, restituire gli oggetti smarriti, alleviare il peso degli altri.


5 ?. Aliya (23: 6-19) Giustizia: non pervertire la giustizia dei poveri con menzogne ??e tangenti e dall’estero, perch? eravate stranieri in Egitto. I limiti dell’uomo nel mondo di Do: lavorare la terra per sei anni, lasciarla ai poveri al settimo anno. Si occupa di tre pellegrinaggi in occasione di festival: Pesach, Shavuot, Sukot. Non andare a mani vuote.


Questo elenco dettagliato di ci? che chiameremmo diritto civile si conclude con Shmita (anno sabbatico), Shabbat e le feste. Il fondamento di una societ? ebraica ? realizzare i limiti dell’uomo e la nostra associazione con Do. Lavoriamo, ma la terra appartiene a Lui. Impieghiamo lavoratori, ma tutti serviamo Lui. La nostra agricoltura ? caratterizzata da feste per moderare la nostra ricerca della ricchezza per amore della ricchezza con un’infusione di rispetto per Lui.


6 ?. Aliya (23: 20-25) Road to Earth: ti mando il mio angelo per guidarti nella terra di Israele. Attenersi a ci? che ho detto garantir? il successo della tua sistemazione sulla terra. Non adorate idoli l?, servite Do e godrete di benedizioni e salute sulla terra.


Concludi l’elenco dei comandamenti e continua il racconto. Stiamo andando nella terra d’Israele. Perch? la narrazione ? stata interrotta con 51 comandamenti? Mettendoci nei panni degli altri, conosciamo la storia di 40 anni nel deserto. Ma loro non la conoscono. Do disse a Mos? che avrebbe portato il popolo fuori dall’Egitto e lo avrebbe portato sul monte Sinai. E li avrebbe condotti nel paese d’Israele. Fino ad ora hanno lasciato l’Egitto, erano nel Sinai, e ora sono pronti per iniziare la strada verso la terra di Israele. Nella mente delle persone. L’elenco dei comandamenti per una societ? giusta e benevola ha un senso. Perch? tra pochi mesi fonderanno una nuova societ? ebraica in terra d’Israele. Dopo aver ascoltato questi comandamenti, ora sanno come sar? una societ? ebraica,



7 ?. Aliya (23: 26-24: 18) I tuoi avversari sulla terra si rannicchiano. Ti far? uscire lentamente per un po ‘in modo che la terra non sia abbandonata quando arriverai. Non stringere un patto con la gente della terra, non puoi vivere insieme per paura che finirai per servire i tuoi dei. Mos? sal? sulla montagna, scrisse le parole di Do. Costru? un altare ai piedi del monte, portarono offerte. Lesse le parole dell’alleanza, le persone dicevano che le avrebbero osservate tutte. Il sangue era schizzato sotto le spoglie dell’accordo. Mos? ascese con Aaronne, Nadav, Avihu e 70 anziani; percepirono lo zaffiro, la purezza dei cieli. Do chiam? Mos? sulla montagna per dargli le luchot (tavole della legge), la Torah e i comandamenti. La nuvola di Do era sulla montagna, la visione di Do come un fuoco divorante.



L’ultima aliya di un parsha riceve poca attenzione. Ma quest’ultimo paragrafo? Zaffiro, visione della purezza del cielo, una nuvola e un fuoco sulla montagna. Sebbene spesso ci concentriamo sul contenuto dei dieci comandamenti del Sinai, nella Torah viene prestata molta attenzione al dramma dell’esperienza in entrambi: in Yitro la scorsa settimana e in questa descrizione. Anche se abbiamo un paio di settimane prima del vitello d’oro, se ci mettiamo nei panni delle persone che stanno ai piedi della montagna, questo ? spaventoso. Le persone devono essersi sentite insicure, spaventate, inadeguate, sopraffatte e confuse. Desiderano un Do benevolo e vicino, ma vedendo il potere e le conseguenze di avere un Do vicino, forse si stanno chiedendo quale sia il significato di questo desiderio.

Circa l’autore:

Rav Reuven Tradburks ? il direttore di Majon Milton, il corso di preparazione all’inglese per la conversione, un’associazione del Rabbinical Council of America (RCA) e di Shavei Israel. Inoltre, ? il direttore della RCA-Region Israel. Prima della sua aliya, Rav Tradburks ha servito per 10 anni come Direttore del Toronto Vaad Harabonim Conversion Court e come rabbino congregazionale a Toronto e negli Stati Uniti.

One thought on “PARASHAT MISHPATIM

  1. שְׁפָּט= giudizio comprendente la punizione, insieme di disposizioni e regole.
    Questo il significato letterale.
    Il senso nascosto, שְׁפָּ: smussare, pulire, dare una forma (con פָּ finale) per il bene ט.
    I giudizi e le regole hanno lo scopo di formare una persona smussandone tutti gli aspetti che la allontanano dalla forma originale fatta a immagine di D-o, proiettandola in ciò che è buono.
    La parashà Mishpatim, parola che proietta il senso profondo delle disposizioni date da D-o al suo popolo, comprende numerosi aspetti da osservare e che sono propedeutici alla formazione spirituale.
    Per andare oltre il senso letterale di ogni “regola” bisogna studiare, cioè amare, la Torah, per andare oltre e scoprire i meravigliosi tesori che essa rende disponibili per ognuno di noi.

    Un approfondimento:

    (mishpat) מִשְׁפָּט = giudizio, sentenza, modalità del diritto/legge = generare מִ la salvezza, la luce שְׁ con una Parola פָּ di Bene ט. ….mostrando un volto (bocca) פָּ benevolo ט……
    Vita מִ salvata שְׁ da un punto morto (scacco, stallo) פָּט.

    Giustizia (oltre il diritto) è operare per liberare la persona da una situazione senza uscita aiutandola a vedere la luce.
    שין = ש
    משפּט = משינפּט
    Toccare delicatamente משי rialzando (la persona) ן (in mezzo ad una parola ן = נִ ) da un punto morto פָּט, con in bocca פָּ il bene ט.

    Insieme al senso di giustizia che abbiamo visto in precedenza, possiamo arguire, anche vedendo la storia del rapporto tra D-o e il suo popolo, che misericordia e giustizia vanno sempre insieme e si esaltano a vicenda. Misericordia e giustizia si richiamano reciprocamente e dove c’è l’una, c’è anche l’altra, non perché la misericordia attenui la giustizia come erroneamente si potrebbe sostenere, ma perché una volta stimolati dalla misericordia a vedere con attenzione, e ad ascoltare, mettiamo in atto tutte le azioni (la risposta) per liberare la persona da situazioni scabrose, ristabilendo così la “giustizia” per tutte le parti in gioco, che potranno così vedere la “luce (salvezza)”.
    La giustizia è l’aspetto della misericordia che si concretizza in opere di pietà.
    Il volto della misericordia diventa visibile quando si mettono in atto le “azioni” per liberare la persona, cioè gli si rende giustizia.

    Giovanni

Leave a Reply to giovanni Cancel reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.