Mos?: la nascita di un leader

Il parshah di Shemot ? la storia di un galut – dell’esilio e della schiavit? dei Figli di Israele in Egitto, che i nostri saggi considerano il padre e il prototipo di tutti i successivi esiliati e persecuzioni del popolo ebraico. ? anche la storia della creazione del leader ebreo per eccellenza, Mos? .

Tutto ci? che la Torah ci dice di Mos? ? una lezione di leadership ebraica. Ci viene detto che la madre di Mos?, Iocheved, nacque “tra le mura di confine” dell’Egitto quando la famiglia di Giacobbe arriv? l? per la prima volta. Questo, spiega il Lubavitcher Rebbe , significa che Jocheved non appartiene n? alla “vecchia generazione” nata in Terra Santa, alla quale galut sar? sempre un mondo straniero e inconoscibile; n? ? della generazione nata in Egitto, per la quale lo stato di esilio ? un fatto naturale e ovvio della vita. Piuttosto, si trova a cavallo di entrambi questi mondi, il che significa che ha una conoscenza intima delle circostanze del galutcos? come la visione trascendente per sostituirla. Cos? Iocheved ? la donna nel cui grembo potrebbe essere formato, e sotto la cui tutela potrebbe svilupparsi, quella che potrebbe redimere i Figli di Israele dal loro esilio.

Le circostanze della nascita di Mos? sono una lezione sull’altruismo richiesto al leader. Iocheved e Amram si erano separati quando il Faraone decret? che tutti i neonati maschi ebrei fossero gettati nel Nilo. La loro figlia maggiore, Miriam , li rimprover?: “Il tuo decreto ? peggiore di quello del Faraone: il Faraone ha decretato di annientare i maschi, e la tua azione segner? la fine di tutti i bambini ebrei”. Amram e Jocheved si resero conto che, come leader le cui azioni saranno emulate da altri, dovevano superare il pericolo personale e l’angoscia implicati nel generare figli ebrei in questi tempi terribili. Il risultato del loro nuovo matrimonio fu la nascita di Mos?.

Infanzia e infanzia

Quando Mos? ? nato, la “casa era piena di luce” attestando il suo futuro come l’illuminatore dell’umanit?. Ma subito questa luce deve essere nascosta, perch? lui, come tutti i neonati maschi ebrei, vive nella perenne paura di essere scoperto dagli assassini di bambini del Faraone. Quindi viene posto nel Nilo, precariamente protetto solo da un cesto di canne, condividendo, anche se solo in potenziale, il destino dei suoi compagni getti nelle sue acque.

Qui abbiamo un’ulteriore lezione di leadership: il leader non pu? apparire “dall’alto”, ma deve condividere il destino del suo popolo. Questa era la lezione che Dio stesso trasmise apparendo per la prima volta a Mos? in un roveto: “Io sono con loro nella loro afflizione”.

Ma il posizionamento di Mos? nel Nilo non fu solo una dimostrazione di empatia con la difficile situazione di Israele: fu anche la prima tappa della loro salvezza. I nostri saggi ci dicono che il Faraone ordin? a tutti i bambini maschi ebrei di essere gettati nel Nilo perch? i suoi astrologi gli dissero che il salvatore di Israele andr? incontro alla sua fine con l’acqua (questa predizione si ademp? molti anni dopo quando a Mos? fu impedito di entrare in Terra Santa a causa delle “acque di conflitto”). Il giorno in cui Mos? fu posto nel Nilo, gli astrologi del Faraone lo informarono che colui destinato a redimere il popolo d’Israele era gi? stato gettato in acqua e il decreto fu revocato. Da bambino di tre mesi, apparentemente un partecipante passivo agli eventi che lo circondavano, Mos? stava gi? adempiendo al suo ruolo di salvatore del suo popolo.

Grazie all’ingegnoso stratagemma di Miriam, Moses viene allattato e cresciuto da sua madre nella sua prima infanzia. Ma poi viene portato al palazzo del Faraone per essere cresciuto come membro della famiglia reale. Mos? deve essere sia uno schiavo ebreo che un principe egiziano. Per guidare il suo popolo, deve condividere il loro destino; per sconfiggere le forze che li rendono schiavi, deve infiltrarsi nella cittadella dei reali egiziani. Deve “venire dal Faraone” ( Esodo 10: 1) e acquisire una conoscenza intima dell’essenza del suo potere e della sua vitalit?.

Difensore di Israele

La prima azione di Mos? raccontata esplicitamente dalla Torah delinea due compiti centrali del leader: difendere il suo popolo dalla minaccia esterna e salvaguardare la sua integrit? interna.

Il giorno in cui Mos? raggiunge l’et? adulta, “va dai suoi fratelli” e “vede la loro afflizione” – i suoi anni nel palazzo del Faraone non lo hanno abituato all’affinit? con questa trib? di schiavi ebrei e alla sensibilit? alla loro situazione. Vede un egiziano che picchia a morte un ebreo. ? costretto ad agire, sacrificando, con questa singola azione, la sua vita privilegiata di membro della classe dirigente e legando il suo destino a quello dei suoi fratelli.

Il giorno dopo Mos? agisce di nuovo, questa volta per intervenire in una lite tra due ebrei. Vedendo due dei suoi fratelli in conflitto, capisce improvvisamente che la fonte della loro schiavit? non ? il potere dell’Egitto, ma la loro stessa disunione interna, e che la chiave della loro redenzione risiede nel promuovere un senso di reciproca interdipendenza e responsabilit? tra i membri della neonata nazione di Israele.

Da queste due dimostrazioni di leadership ci si aspetterebbe che Mos? procedesse direttamente al suo ruolo ordinato di leader di Israele. Ma prima doveva diventare un pastore.

Il fedele pastore

Perch? il ruolo di un leader in Israele non ? solo quello di difendere, redimere, predicare e governare, ma anche e principalmente di nutrire. Mos? ? il salvatore di Israele e il loro insegnante e legislatore, ma anche il loro raaya meheimna – il loro “pastore fedele” e “pastore della fede” – nel senso che ? il fornitore dei loro bisogni, sia materialmente che spiritualmente, nutrendo i loro corpi con la manna e nutrire le loro anime con fede.

Cos? Mos? viene cacciato dall’Egitto nella lontana Madian per diventare un pastore delle pecore di Ietro . Il Midrash racconta come un altro pastore, David , impar? l’arte della guida prendendosi cura del gregge di suo padre: avrebbe fatto pascolare i bambini piccoli prima sui teneri cime dell’erba prima di permettere alle pecore e capre pi? anziane di nutrirsi nella parte centrale del steli, e solo in seguito rilasciando i forti, giovani arieti per divorare le radici dure. Un leader non pu? semplicemente indicare la via e un insegnante non pu? semplicemente insegnare; deve “pascere” il suo gregge, fornendo a ogni guida e conoscenza in un modo che pu? essere assorbito e digerito da chi lo riceve.

Il Midrash racconta anche come, un giorno, un ragazzino scapp? dal gregge affidato alle cure di Mos?. Mos? lo insegu? finch? non arriv? a una sorgente e cominci? a bere. Quando Mos? raggiunse il bambino grid?: “Oh, non sapevo che avessi sete!” Cull? il ragazzo fuggiasco tra le braccia e lo port? al gregge. Disse l’Onnipotente: “Sei misericordioso nel badare alle pecore – pascerai il mio gregge, il popolo d’Israele”.

Il Lubavitcher Rebbe sottolinea che oltre a dimostrare la compassione di Mos?, l’incidente contiene un’altra lezione importante: Mos? si rese conto che il ragazzo non era scappato dal gregge per malizia o malvagit? – era semplicemente assetato. Allo stesso modo, quando un ebreo si aliena dal suo popolo, Dio non voglia, ? solo perch? ha sete. La sua anima ha sete di significato nella vita, ma le acque della Torah gli sono sfuggite. Cos? si aggira per domini stranieri, cercando di dissetarsi.

Quando Mos? comprese questo, pot? diventare un capo di Israele. Solo un pastore che si affretta a non giudicare il ragazzo in fuga, sensibile alle cause della sua diserzione, pu? misericordiosamente prenderlo tra le braccia e riportarlo a casa.

L’ultimo sacrificio

Dopo molti anni di leadership nel processo decisionale, la scena ? pronta. Era un bambino ebreo gettato nel Nilo, un neonato al seno di Iocheved, un giovane principe egiziano, un impavido difensore del suo popolo, un altrettanto impavido attivista per l’unit? ebraica, un pastore nel deserto. Allora Dio si ? rivelato a lui in un roveto ardente per dire: ho visto l’afflizione del mio popolo, ho sentito le loro grida, conosco i loro dolori. Ti mando per riscattarli. Va ‘, portali fuori dall’Egitto e portali sul Monte Sinai per la loro elezione a Mio popolo eletto.

Sorprendentemente, Mos? si rifiuta di andare.

Non si limita a rifiutare – per sette giorni e sette notti discute con Dio, presentando ogni possibile scusa per rifiutare il suo incarico, fino a quando “l’ira di Dio brucia contro Mos?”.

Prima venne la scusa dell’umilt?: “Chi sono io, per andare dal Faraone e per portare i figli d’Israele fuori dall’Egitto?”

D-o conclude tutto il dibattito in questo senso con le parole: “Io sar? con te”. Pu? persino “l’uomo pi? umile sulla faccia della terra” dichiarare indegnit? dopo ci??

Ma non conosco la Tua essenza, dice Mos?. Come posso presentarmi come un messaggero se non riesco a spiegare la natura di Colui che mi ha mandato?

Quindi Dio gli dice chi ?.

Non mi crederanno quando dico che Dio mi ha mandato.

Dio rimprovera Mos? per aver calunniato il Suo popolo. S?, ti crederanno. Qualunque cosa tu dica su di loro (e c’? molto da dire), sono credenti. Ma se non sei convinto della loro fede, ecco alcuni trucchi magici che puoi eseguire.

Le scuse di Mos? si stanno esaurendo. Prova: ma ho un disturbo del linguaggio. Un leader deve tenere discorsi, sai.

La risposta di Dio ? cos? ovvia che difficilmente ha bisogno di essere ripetuta.

Quindi Mos? alla fine piange semplicemente: O ti prego, mio ??Dio, non mandarmi. “Manda per mano di colui che manderai”.

Perch?, infatti, Mos? si comporta in modo cos? strano? I suoi fratelli e sorelle stanno languendo sotto la frusta del sorvegliante; Il faraone sta facendo il bagno nel sangue dei bambini ebrei. Il momento per il quale i Figli di Israele hanno sperato e pregato per quattro generazioni ? finalmente arrivato: Dio ? apparso in un roveto ardente per dire: “Ti mando a redimere il Mio popolo”. Perch? Mos? rifiuta? Per umilt?? Perch? non ? un buon oratore?

I nostri saggi interpretano le parole, “Manda per mano di colui che manderai”, nel senso: manda per mano di colui che manderai alla fine dei giorni, Moshiach (il Messia ), il redentore finale di Israele.

I maestri chassidici spiegano che Mos? sapeva che non avrebbe meritato di portare Israele in Terra Santa e conseguire cos? la redenzione definitiva del suo popolo. Sapeva che Israele sarebbe stato nuovamente esiliato, avrebbe nuovamente sofferto le afflizioni fisiche e spirituali di galut (se lo stesso Mos? avesse portato i figli di Israele in Terra Santa e avesse costruito il Tempio Sacro, non sarebbero mai stati pi? esiliati e il Tempio non sarebbe mai stato distrutto, poich? “tutte le azioni di Mos? sono eterne”). Cos? Mos? si rifiut? di andare. Se ? giunto il tempo per la redenzione di Israele, ha supplicato Dio, invia colui attraverso il quale effettuerai la redenzione completa ed eterna. Per sette giorni e sette notti Mos? contest? il copione di Dio per la storia, pronto a incorrere nell’ira di Dio su se stesso per amore di Israele.

(Questa forma estrema di sacrificio di s?, in cui un uomo come Mos? mette a repentaglio la sua stessa relazione con Dio per il bene del suo popolo, doveva caratterizzare la guida di Mos? per tutta la sua vita. Quando il popolo di Israele pecc? adorando il Golden Vitello , Mos? disse a Dio: “Ora, se perdonerai il loro peccato; e se non lo farai, cancellami dal Libro che hai scritto”).

N? Mos? accett? mai il decreto di galut . Dopo aver assunto, con la forza del comando divino, la missione di portare Israele fuori dall’Egitto, ha intrapreso una lotta per tutta la vita per rendere questa la redenzione finale e definitiva. Fino all’ultimo giorno della sua vita, Mos? supplic? Dio di permettergli di condurre il suo popolo in Terra Santa; fino al suo ultimo giorno ha sfidato la rabbia di Dio nel suo tentativo di eliminare ogni altra galut dalla storia ebraica. Nelle stesse parole di Mos?: “Ho supplicato Dio … Per favore, lasciami passare e vedere il buon paese al di l? del Giordano, il monte buono [ Gerusalemme ] e il Levanon [il tempio sacro]. E Dio crebbe arrabbiato con me per il tuo bene … e mi ha detto: basta! Non parlarmi pi? di questa faccenda … “(Deuteronomio 4: 23-26).

Dice il Lubavitcher Rebbe: Dio ha detto “Basta!” ma Mos? non fu messo a tacere. Perch? la sfida di Mos? al piano divino non si ? conclusa con il suo passaggio dalla vita fisica. Lo Zohar ci dice che ogni anima ebrea ha al suo centro una scintilla dell’anima di Mos?. Cos? ogni ebreo che invade le porte del cielo chiedendo a gran voce la redenzione continua la lotta di Mos? contro il decreto del galut .

Basato sugli insegnamenti del Lubavitcher Rebbe
Basato sugli insegnamenti del Lubavitcher Rebbe, Rabbi Menachem Mendel Schneerson ; adattato da Yanki Tauber .
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