Una lezione su Pesach di Eitan Della Rocca

Dalle lezioni del Moreh Eitan Della Rocca

Cagliari, 5-7 Aprile 2019 Rosh Chodesh Nisan 5779

אי-ALEF YOD

Sulla Haggadah di Pesach על הגדה של פסח

ָל ֵכן ֱא ֹמר ִל ְבנֵי-ִי ְׂשָר ֵאל, ֲאִני י״ה״ו״ה, ְוהֹו ֵצא ִתי ֶא ְת ֶכם ִמ ַּת ַחת ִס ְבלֹת ִמ ְצ ַר ִים, ְו ִה ַצְּל ִּתי ֶא ְת ֶכם ֵמ ֲע ֹב ָד ָתם; ְו ָג ַא ְל ִּתי ֶא ְת ֶכם ִּב ְזרֹו ַע נְטוּ ָיה, וִּב ְׁש ָפ ִטים ְגּ ֹד ִלים ְו ָל ַק ְח ִּתי ֶא ְת ֶכם ִלי ְל ָעם, ְו ָהִיי ִתי ָל ֶכם ֵלאלֹ ִהים

)שמות ו״, ו-ז״(Una delle quattro mitzvot della sera di Pesach è l’obbligo di raccontare la Yetziat

Mitzeraimuscita dall’Egitto, racconto che viene guidato da un magghidnarratore La mitzvah permane anche qualora ci si trovi da soli. L’aggadah è il testo che permette di adempiere questo obbligo, attraverso quattro domande chiave che vengono poste al magghid dal bambino più piccolo presente al seder, e che introducono la narrazione storica. Questa è poi seguita da altre quattro domande, poste ognuna da quattro bimbi con differenti caratteristiche. Qualora ci si trovi, chas veshalom, da soli, resta l’obbligo di porsi comunque queste domande. La fonte del testo aggadico è il trattato talmudico di Pesachim.

Il numero quattro è ricorrente nel seder, e lo ritroviamo anche nella quantità di bicchieri di vino che è d’obbligo bere durante il suo svolgimento. Esso simboleggia i quattro tipi di libertà relazionati alla liberazione degli ebrei dall’Egitto “Vehotzeti, vihitzalti, vega’alti, velakachti”: “Io sono Hashem, Io vi sottrarrò dalle tribolazioni dell’Egitto, vi salverò dal loro duro servaggio, vi libererò con braccio disteso e con severi castighi sui nemici. Vi prenderò per me come popolo e sarò il vostro D-o, e vi farò conoscere che Io sono Hashem il vostro D-o che vi ha liberato dal giogo egiziano” (Shemot, 6, 6-7).

Il testo apre con racconti tristi, ma chiude con l’Hallel, che è un inno di lode gioioso, composto da alcuni Tehillim di David HaMelech.

Quando vengono menzionate le dieci piaghe, tuttavia, si usa versare una goccia di

vino per ogni piaga, con minaghimusanze diversi a seconda della comunità di riferimento, che simboleggiano il sangue degli egiziani caduti e che ci ricordano di : “Non gioire mentre il tuo nemico cade e quando egli inciampa il tuo cuore non si rallegri” (Proverbi 24, 17). Per lo stesso motivo, gli ultimi giorni di Pesach, l’Hallel non viene recitato in forma completa (Rabbi Meir Simcha Hakohen, Meshekh Chokhmà ).

Il testo, come la festa, non celebra la sconfitta dei nemici egiziani e la loro caduta, ma l’uscita dalla schiavitù egiziana, resa possibile, tra l’altro, dal miracoloso evento

per cui Hashem è passato oltre (pesach  ֶפ ַסח ) le case in cui risiedavano i primogeniti ebrei, risparmiando loro la vita; evento ricordato con il digiuno osservato dai primogeniti maschi ebrei (sia di padre, che peter rechem) il 14 di Nisan. Oggi si usa sostituire il digiuno con la conclusione di un trattato del Talmud, per permettere una maggiore lucidità durante la festa ed evitare che il seder venga svolto frettosolamente a causa della fame derivante dal digiuno.

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? Cosa cambiaמה נשתנה

Prima di iniziare la narrazione storica sugli eventi avvenuti in Egitto, il bambino più piccolo interroga il narratore, ponendogli quattro domande che non hanno una risposta diretta, ma raccontano gli antefatti dell’uscita dall’Egitto. Il bimbo chiede:

ַמה ִנ ְש ַת ָנה ַה ַליְ ָלה ַה ֶזה ִמ ָכל ַה ֵלילות, ֶש ְב ָכל ַה ֵלילות [ ֵאין] ָאנו ְמ ַט ְּב ִלין ֲא ִפילו ַפ ַעם ַא ַחת, ְו ַה ַליְ ָלה ַה ֶזה ְש ֵתי ְפ ָע ִמים. ֶש ְב ָכל ַה ֵלילות ָאנואו ְכ ִלין ָח ֵמץאו ַמ ָצה, ְו ַה ַליְ ָלה ַה ֶזה ֻכלו ַמ ָצה. ֶש ְב ָכל ַה ֵלילות ָאנואו ְכ ִלין ְש ָאר יְרקות, ְו ַה ַליְ ָלה ַה ֶזה ֻכלו ָמרור. ֶש ְב ָכל ַה ֵלילות ָאנו או ְכ ִלין ֵּבין יו ְש ִבין וֵבין ְמסוִּבין, ְו ַה ַליְָלה ַהֶזה ֻכָלנו ְמ ֻסִבין

“Che differenza c’è tra questa notte tutte e tutte le altre notti, che tutte le altre notti non intingiamo nemmeno una volta, e questa notte intingiamo due volte? Che tutte le notti mangiamo indifferentemente pane azzimo oppure lievitato , ma questa sera solo senza lievito? Che le altre sere mangiamo altre verdure, ma oggi solo erbe amare? Che tutte le notti mangiamo seduti normalmente oppure appoggiati,e stasera tutti appoggiati alla tavola?”

Rabbi Shmuel Bornsztain z”l , nel suo commentario Shem Mishmuel, nome con cui è noto lo stesso autore, invita a riflettere sul significato di questi quattro quesiti e su quali possano essere le relative risposte. Vediamo , in particolare, per quale motivo a Pesach non si mangi il pane lievitato, cioè un pane complesso e composto di più ingredienti che permettono che questo si gonfi, mentre ci si ciba di matzot, cioè un cibo semplice, per niente elaborato, e che, mancando di lievito, non si gonfia affatto.

ַמה ִנ ְש ַת ָנה ַה ַליְ ָלה ַה ֶזה ִמ ָכל ַה ֵלילות ֶש ְב ָכל ַה ֵלילות ָאנו או ְכ ִלין ָח ֵמץ או ַמ ָצה, ְו ַה ַליְ ָלה ַה ֶזה ֻכלו ַמ ָצה

Spiega il Shem Mishmuel che esistono tre buoni attributi in relazione ad Israele: la timidezza, la misericordia, e il fare opere di bene, che sono un’eredità dei tre padri, Avraham, Ytzchaq e Yaakov.

1. La timidezza, viene da Ytzchaq avinu, i cui attributi sono il timore di Hashem e la paura, Pachad (פחד), nome con cui è chiamato. Una persona timida è una persona timorosa, che sa di essere costantemente di fronte allo sguardo di D-o che sta su di

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lui e vede tutti i suoi movimenti e i suoi pensieri. È da questa misura di timore che nasce la timidezza. Come scrive il Rema (Moshe ben Israel Isserles) nel Orach Chaym all’inizio del primo capitolo, l’uomo deve tenere a mente che il Grande Re Hakadosh BaruchHu, la cui Gloria riempie tutta la terra, sta su di lui e vede le sue azioni, come è scritto: “Dice Hashem: se l’uomo si nasconderà nei luoghi più segreti, forse io non lo vedrò?” (Geremia 23, 24). A questo pensiero allora, subito, giungono sull’uomo la paura e il timore di D-o, e grazie a questo egli prova perennemente vergogna e timidezza. Così si spiegano le parole del midrash: “un servo istruito domina su un figlio che fa vergognare (Proverbi 17, 2). Il servo avveduto è Eliezer (…). Domina su un figlio che fa vergognare, è Ytzchaq, che svergognò tutte le genti del mondo quando venne legato sull’altare” (Bereshit Rabba, LX, 2). E così il timore che è di Ytzchaq avinu , da D-o è fatto cadere sui tutti i popoli del mondo a causa delle stesse opere di Ytzchaq , che condivide così il suo attributo di timidezza con Israele. (Infatti prosegue il Proverbio 17, 2: “E in mezzo ai suoi fratelli dividerà l’eredità” ).

2. La misericordia viene da Yaakov avinu, che è chiamato Il più Misericordioso dei Padri (רחמן שבאבות) ed è noto che il suo attributo è proprio quello della

MisericordiaRachamim.

3. Le opere di bene provengono invece da Avraham avinu, su di lui la pace, la cui misura è il bene, e come racconta il midrash, tutto il bene che vi è al mondo è per suo merito.

In relazione a questi tre buoni attributi, ne esistono altrettanti ad essi contrari: la gelosia – o invidia -, il desiderio e l’onore.

1. Il contrario dell’onore è la misura della timidezza, perché è probabile che chi è timido si vergogni se gli viene reso onore, come anche non desidera prevalere ed essere glorificato.

2. L’invidia è il contrario della misericordia, perché chi è invidioso non può tollerare le virtù altrui, al contrario di chi è compassionevole che, invece, non può sopportare l’altrui sofferenza.

3. Il desiderio è, invece, il contrario delle opere di bene, poiché il lussurioso tende solo a soddisfarè il proprio ego, al contrario di chi opera il bene esclusivamente per gli altri.

Invidia, desiderio e onore, sono la causa di tre averot: idolatria, rapporti proibiti e spargimento di sangue.

– Invidia e gelosia possono condurre all’omicidio. Il primo spargimento di sangue al mondo, per mano di Qain che ha ucciso Hevel, è avvenuto proprio a causa dell’invidia: chi non può tollerare la virtù di un altro e desidera eliminarlo, può arrivare persino ad ucciderlo.

– La lussuria può condurre a rapporti proibiti.

– La ricerca dell’onore, porta invece all’idolatria, perché chiunque voglia innalzarsi sul prossimo, è come se facesse idolatria di se stesso.

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Questi partzufim fanno parte della storia di Adam Harishon, l’invidia-omicidio in relazione ai suoi figli Qain e Hevel, la lussuria è nella figura di Chawa che ha rapporti proibiti con il serpente Nachash, e la ricerca dell’onore-idolatria è nell’avere voluto mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male1.

 Quattro figliַאר ָב ָעה ָב ִנים

ָּברוּךְַהָּמקֹום, ָּברוּךְהוּא. ָּברוּךְֶׁשָנַּתן ּתֹוָרה ְלַעּמֹוִיְׂשָרֵאל, ָּברוּךְהוּא. ְּכנֶֶגד ַאְרָּבָעה ָבִניםִּדְּבָרה ּתֹוָרה. ֶאָחד ָחָכם,ְוֶאָחדָרָׁשע,ְוֶאָחד ָּתם, ְו ֶא ָחד ֶׁש ֵאינֹויֹו ֵד ַע ִל ְׁשאֹול

“Barukh HaMakom, che Benedetto Egli sia. Benedetto che ha dato la Torah al Suo popolo Israele, Benedetto Egli sia. Di quattro figli ha parlato la Torah: Uno saggio, uno malvaggio, uno semplice, ed un uno che non sa porre domande”

Dopo la premessa storica sulla schiavitù in Egitto e alcune discussioni dei rabbanan circa l’obbligo, anche per i più sapienti e dotti conoscitori e osservatori della Torah, di raccontare questo evento, il testo della Haggadah introduce, attraverso una formula che ricorda la Birkhat HaTorah, la figura dei quattro bambini che, successivamente, interrogheranno il magghid sul significato della celebrazione di Pesach. I quattro bimbi sono la prosopopea di altrettante personalità umane: il saggio, il malvagio, il semplice e colui che non è nemmeno in grado di porre domande, probabilmente la figura più preoccupante delle quattro. Non è, infatti, un caso che il seder si svolga in maniera interrogativa. Porsi domande è un requisito fondamentale alla conoscenza e alla sapienza, come ben ci spiega la stessa parola

כח Saggezza. Il notarikon di questo termine, infatti, è ,2ָח ְכ ָמהebraica Chokhmahcioè “La forza è (chiedere) ‘cosa?’, ‘come?’ ”; e dopotutto, soleva dire Hillel “il ,מה timido non puo’ imparare” (Pirkei Avot II, 6).

Di questi quattro figli diversi è scritto nella Torah (tre nella parashat Bo e uno in Va’etchanan), sebbene vengano presentati in ordine differente.

Il Rasha

ְוָהָיהִּכי-ָתֹבאוֶּאל-ָהָאֶרץ,ֲאֶׁשרִיֵּתןיְהָוהָלֶכם–ַּכֲאֶׁשרִּדֵּבר;וְּׁשַמְרֶּתם, ֶאת- ָה ֲע ֹב ָדה ַה ֹזּאת. ְו ָה ָיה, ִּכי- ֹיא ְמרוּ ֲא ֵלי ֶכם ְּבנֵי ֶכם: ָמה ָה ֲע ֹב ָדה ַה ֹזּאת,

1Questo ultimo capoverso l’ho aggiunto perché mi manca la pagina successiva, cioè la מח, è corretto quanto ho scritto oppure il testo spiega diversamente? In tal caso ometto questa parte, oppure potresti inviarmi la foto di quella pagina, così da scrivere cose corrette, grazie)

2 Cfr. anche “Maamar ‘Olah, Chattat veAsham” in Sepher HaZohar, Tzav, 35.4

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ָל ֶכם. ַו ֲא ַמְר ֶּתם ֶז ַבח- ֶּפ ַסחהוּא ַליהָוה, ֲא ֶׁשר ָּפ ַסח ַעל- ָּב ֵּתי ְבנֵי-ִי ְׂשָר ֵאל;ְּבִמְצַרִים,ְּבָנגְּפֹוֶאת-ִמְצַרִים,ְוֶאת-ָּבֵּתינוִּהִצּיל

) ְׁשמֹות,יב” כה-כז”(

Nella parashat Bo leggiamo:

“Quando sarete giunti alla terra che Hashem vi avrà concesso come ha promesso osserverete questo rito. E quando i vostri figli vi diranno ‘che cosa significa per voiquesto rito?’ ”, voi risponderete: ‘questo è il sacrificio di Pesach in onore di Hashem, il quale passò oltre le case di figli di Israele, quando percosse l’Egitto e preservò le nostre dimore’ ” (Shemòt 12, 25-27).

La Torah presenta inizialmente il figlio rashà ָר ָ ׁשע , il bimbo “cattivo”, che si esclude dalla festa, e dice “per voi”, non “per noi”. Dice, appunto, e non chiede, come sottolinea il Mishmuel a nome di suo padre z”l, come se la sua fosse una affermazione che non desidera avere una risposta e serva solo a sminuire il significato della festa, a togliere vigore, a destituire l’orante del suo ruolo,

“svuotandogli le mani”3. Lo leggiamo nell’utilizzo del verbo אומרdire, in

contrapposizione al verbo לשאולchiedere, utilizzato negli altri casi che analizziamo, che descrive una affermazione più che una domanda, cioè il totale disinteresse a ricevere una risposta. Aggiunge il Mishmuel che questa domanda retorica pare avere un tono di schernimento, come se il rasha si prendesse gioco del rituale di Pesach, e ai suoi occhi non avesse alcun significato, o fosse alla stregua di una cosa profana. Ed è perciò che risulterebbe, più conveniente non rispondere affatto alla provocazione, come dice il Proverbio: “Non rispondere allo stolto secondo la sua soltezza” (così che tu non divenga come lui) (Proverbi 26, 4), e aggiunge Rabbi Bornsztain z”lperché un uomo così non ha alcuna speranza. La risposta che viene data dalla Torah, infatti, è differente da quella che recita il Ba’al Haggadah, che presenta le domanda del rasha con un ordine diverso, ponendola al secondo posto anziché al primo. Dice la Haggadah:

ָר ָׁשע ָמה הוּא אֹו ֵמר? ָמה ָה ֲע ֹב ָדה ַה ֹזּאת ָל ֶכם? ָל ֶכם – ְולֹא לֹו. וּ ְל ִפי ֶׁשהֹו ִציא ֶאת ַע ְצמֹו ִמן ַה ְּכ ָלל ָּכ ַפר ְּב ִע ָּקר. ְו ַאף ַא ָּתה ַה ְק ֵהה ֶאת ִש ָנּיו ֶו ֱא ֹמרלֹו: ַּב ֲעבוּר ֶזה ָע ָׂשהיְ ָי ִלי ְּב ֵצא ִתי ִמ ִּמ ְצָרִים. ִלי- ְולֹאלֹו. ִאי ּלוּ ָה ָיה ָׁשם,לֹא ָהָיהִנגְָא

“Cosa dice il malvagio? ‘Cos’è questo rito per voi?’ Per voi e non per lui. Come se si mettesse fuori dalla comunità degli altri ebrei. Tu gli risponderai provocatoriamente dicendogli: Tutto ciò è per quanto Hashem fece per me quando uscii dall’Egitto. Dirai ‘per me’, non ‘per lui’, perché se fosse stato lì non sarebbe stato liberato”. E in effetti impariamo dalla Torah che non tutti gli ebrei sono stati liberati in Egitto.

Inserisco il parallelo con la storia avvenuta a Refidim (il verbo usato è diverso ma l’analogia ci sta ugualmente), e la questione dell’iniziazione del Cohen?

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Il commento del Mishmuel a questa risposta, è, inizialmente, alquanto duro, cita infatti il midrash alla parashat Lekh-Lekha in cui Avraham Avinu, su di lui la pace, si rivolge al Ribono shel Olam, ‘se dovessi avere dei figli che Ti faranno arrabbiare, meglio che io rimanga senza prole”! (Bereshit Rabba, XLIV, 9). E sebbene inizialmente ritenga inutile rispondere al rasha con una provocazione, egli considera che la Torah fa intendere, invece, che in questa notte si deve rispondere persino a un figlio malvagio come questo, poiché la notte del seder è un momento in cui si risveglia persino chi sta nell’abisso dello Sheol (è corretta la traduzione di questa frase che trovi nell’ultima riga , colonna destra, pag.72 di Shem?), ed è tale da permettere di pensare che ci sia ancora speranza anche per lui. La radice del popolo di Israele, infatti, non si guasta mai! Perciò la Torah ordina che in quella notte non si contraddica quel figlio, non si respinga la sua provocazione e gli si dica: “questo è il culto di Pesach”. Scrive infatti Rabbi Abraham ben Mordecai Azulai nel libro Hesed le Avraham, che non c’è uomo in Israele che entri nella

cinquantesima porta di impurità (qelipah קליפה) che non possa essere guarito sino a che non abbia peccato per quattrocento giorni di fila, poiché i trenta giorni che precedono Pesach, lo fanno tornare sui suoi passi, ed è perciò che mai un uomo in Israele verrà completamente respinto, perché non esistono quattrocento giorni che non contengano anche i trenta giorni che precedono Pesach.

E perciò raccontiamo nella Haggadah che l’uomo deve immaginare, vedere, come se egli stesso stesse uscendo dall’Egitto, come se vedesse proprio con i suoi occhi :

ְּב ָכל דור ָודור ַח ָיב ָאדם ְל ַהראות ֶאת ַע ְצמו ְּכ ִאילו הוא ָי ָצא ִמ ִמ ְצר ִים ֶשנֱֶאַמר:Dוִהַגדָת DלִבנDָ ַביום ַההואֵלא ֹמר ַבֲעבורֶזה ָעָשהיְָי ִלי ְבֵצאִתי ִמִמְצרִיםֶשלאֶאתֲאבוֵתינוִּבְלַבדָגַאלַהּקדושָּברְוהואֶאָּלאַאףאוָתנו ָגַאלִעָמֶהם ֶשנֱֶאַמר: ְואוָתנוהוִציא ִמָשם ְלַמַען ָהִביא ֹאָתנו ָלֶתת ָלנו ֶאת ָהָארץ ֲאֶשרִנְשַבע ַלֲאֹבֵתינו

“E racconterai a tuo figlio in quel giorno”, e non in un altro, poiché quel giorno farà in modo che i fatti narrati e le parole con cui ciò avviene, entrino nel suo cuore, così da placare l’ arroganza che, come come dicono i nostri saggi z”l, è la radice del male ed è come una scura nube che incorpora la luce. Lo Shem Mishmuel cita lo Zohar Ha Kadosh, paragonando questa situazione alle vacche brutte4 di cui parla la Torah (Bereshit 41, 3), che hanno divorato quelle grasse, ma non è manifesto che queste ultime siano al loro interno5. E pertanto, prima, è bene dare al rasha, un impulso molto forte dicendogli parole dure, “per me e non per te”, ed essendo questo un momento di risveglio, forse, il suo cuore prenderà coscienza e si placherà la sua ribellione, e solo dopo si aprirà per ricevere la luce di questa speciale notte;

  1. 4 La Torah usa il termine ָרעוֹת ַמ ְר ֶאה , brutte di aspetto, dove ָרעוֹת significa anche cattive.
  2. Cioè che anche nel male è nascosto il bene (e da qui la speranza di redimere il rashà), ma quando il male incorpora il bene si rinvigorisce. Questo concetto è un po’ ostico da spiegare in due righe, io eviterei di inserire questa parte delle vacche, anche perché non riesco a trovare il passo esatto dello Zohar in cui è citataָר ָאה ָאז:1 :7 : 4 ,questa frase. Così riporta R. Nathan Sternartz di Nemirov in Likutei HalakhotOrach Chaymֵאיךְ ֶשׁ ַבע ָפּרוֹת ָה ָרעוֹת בּוֹ ְל ִעים ֶשׁ ַבע ָפּרוֹת ַהטּוֹבוֹת ְוכוּ’, ֶשׁהוּא ְבּ ִחי ַנת ִה ְת ַגּ ְבּרוּת ָה ַרע ַעל ַהטּוֹב, ַה ְינוּ ִה ְת ַגּ ְבּרוּת הז’ ִמדּוֹת ָרעוֹת ַעלז’ ַהִמּדּוֹת ַהטּוֹבוֹת ַעד ֲאֶשׁר(בראשיתמ״א:כ״א),”ותבאנה ֶאל ִקְרֶבָּנה ְולֹאנודע ִכּיבאו ֶאל ִקְרֶבָּנה” ִכּי ָכּל ַכּךְ ִמְתַגֶּבֶּרת ַהִסְּטָרא ַאֲחָרא ְבָּכל ַפַּעם ַעד ֶשׁרוֶֹצה ְלַהְשִׁכּיַח ֶאת ָהָאָדם ְבָּכל ַפַּעם ְכִּאלּוּ לֹא ָרָאה טוֹב ֵמעוָֹלם, ַאף-ַעל-ִפּי ֶשַׁבְּתִּחָלּה ְבֵּעת ַהִבּטּוּל ָרָאה ַרק ֶאת ַהטּוֹב ֶשֵׁהם ְבִּחיַנת ז’ ָפּרוֹת ַהטּוֹבוֹת, ַאךְ ָרָאה ֶשֵׁתֶּכף ַאַחר ָכּךְ ָסמוּךְ ַלֲהִקיצוֹ, ְדַּהְינוּ ְכֶּשַׁמְּתִחיל ָלשׁוּב ֵמַהִבּטּוּל חוְֹזִרים וִּמְתַגְּבִּרים ַאַחר ָכּךְ ֶשַׁבע ָפּרוֹת ָהָרעוֹת ֶשֵׁהם ָהַרע ֶשׁאוֵֹרב וִּמְתָגֶּרה וִּמְתַגֵּבּר ְבּיוֵֹתר ַאַחר ָכּךְ ְוַכַנּ”ל ְוֶזה ֶשִׁנְּסַמךְ?Tu che dici .ִה ְת ַגּ ְבּרוּת ַה ָפּרוֹת ָרעוֹת ַל ֲה ִקיצוֹ ְכּמוֹ ֶשׁ ָכּתוּב ָשׁם וּ ַמ ְר ֵאי ֶהן ַרע
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se non sarà respinto, o emarginato, allora per lui ci sarà ancora speranza (principio oggi ben manifesto nelle comunità Chabad). È per questo che il Ba’al Haggadah ha scritto queste parole dure nei confronti del figlio rasha prima ancora di dare lui la risposta che è scritta nella Torah, lo ammonisce, ma perché in questa notte c’è sempre la speranza di riavvicinarlo, e la lode di Israele per i figli di questa stregua, sarà ampiamente giustificata: anche i figli ribelli avranno una possibilità in questa notte, la loro radice è ancora pura e la speranza non è persa!I

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