Breve cronistoria dei principali eventi e peculiarit? storiche del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia

Un interessante articolo di Simona Celiberti:

Ferramonti era una contrada paludosa e malarica del comune di Tarsia (provincia di Cosenza) sottoposta nella seconda met? degli anni ’30 ad opere di bonifica da parte della ditta Eugenio Parrini di Roma, un faccendiere molto vicino al regime fascista. Dovendo il governo fascista costruire dei campi di internamento per questi Ebrei stranieri e per tutti i cittadini di paesi nemici rimasti in Italia, Parrini fece in modo che la scelta della loro collocazione ricadesse nei suoi cantieri di bonifica in modo da utilizzare le strutture gi? presenti e ottenere il monopolio nello spaccio alimentare. Nacquero cos? i campi di Pisticci (MT), riservato soprattutto a oppositori politici italiani, e il campo di Ferramonti di Tarsia (CS), destinato ad Ebrei e cittadini stranieri nemici. Conseguentemente, il 4 giugno 1940, Eugenio Parrini si reca al Comune di Tarsia per reclamare un appezzamento di terreno demaniale attiguo al suo cantiere di bonifica di Ferramonti in modo da iniziare la costruzione del campo.

Il Campo di Ferramonti di Tarsia fu l?unico esempio di un vero campo di concentramento costruito dal governo fascista a seguito delle leggi razziali e rappresenta storicamente il pi? grande campo di internamento italiano. A partire dal giugno 1940 vi transitarono circa 3000 internati. Il Campo si estendeva su un?area di 16 ettari ed era composto da 92 baracche di varia dimensione, molte delle quali con la classica forma ad “U” e forniti di cucina, latrine e lavabi comuni.

Dal giugno 1940 la direzione del Campo fu affidata al Commissario di Pubblica Sicurezza Paolo Salvatore. Il Direttore era affiancato da un Maresciallo e da 10 agenti di P.S. Accanto a questi, vi era un reparto di camicie nere della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) reclutate dai paesi limitrofi. Dal gennaio 1943 Salvatore, accusato di essere troppo tollerante con gli internati, fu sostituito per poche settimane da Leopoldo Pelosio e successivamente da Mario Fraticelli, anch’essi commissari di P.S. Per tutto il periodo di attivit? del Campo, il Maresciallo fu sempre Gaetano Marrari.

Dal 20 giugno 1940 il campo entr? in funzione con l?arrivo dei primi due gruppi di Ebrei stranieri: circa 460 uomini arrestati in varie citt? dell?Italia centro-settentrionale e costretti ai lavori forzati per costruire il resto del campo.

Nel settembre del 1940 arriv? a Ferramonti un gruppo di Ebrei profughi da vari paesi europei che si ritrov? bloccato a Bengasi (Libia), diventata territorio italiano, in attesa di un trasporto verso la Palestina. Si trattava di un gruppo eterogeneo di circa 300 Ebrei, fra cui anche diverse donne e bambini. La loro presenza provoc? il primo cambiamento sociale nel Campo con la presenza di intere famiglie.

Il 22 maggio 1941 e il 27 maggio 1943 il Campo venne visitato dal Nunzio Apostolico Borgoncini-Duca. Durante la sua prima visita il piccolo gruppo di internati cattolici gli chiesero la presenza di un cappellano.L?11 luglio 1941 arriv? a Ferramonti il padre cappuccino Callisto Lopinot che parlava correntemente cinque lingue. Egli rappresent? una delle figure fondamentali del Campo sia per la piccola comunit? cattolica, ma anche per quella ebraica.

Nel luglio del 1941 arriv? nel campo un gruppo di 106 Ebrei jugoslavi e di altre nazioni che si erano rifugiati a Lubiana (Slovenia), caduta sotto il controllo italiano, per sfuggire ai filonazisti Ustascia che operavano in Croazia.

Nell’ottobre del 1941, arriv? a Ferramonti un gruppo di circa 188 Ebrei, per lo pi? jugoslavi, fermati in Montenegro e rinchiusi in un primo tempo nel campo italiano di Kavaje (Albania).

Nel febbraio e nel marzo del 1942, dall?isola di Rodi giunse a Ferramonti? il gruppo pi? numeroso di internati: i profughi del battello “Pentcho”. Si trattava di 495 Ebrei dell?Europa centro-orientale, per lo pi? cecoslovacchi che due anni prima avevano cercato di raggiungere la Palestina attraverso un complesso itinerario che prevedeva la partenza da Bratislava, la discesa lungo il Danubio fino al Mar Nero e quindi, attraverso il Bosforo e lo Stretto dei Dardanelli, di giungere nel Mediterraneo per dirigersi infine in Palestina. Il Pentcho, che era un battello esclusivamente fluviale, naufrag? nel mare Egeo e i profughi vennero salvati dalla motonave militare italiana ?Camogli?, portati a Rodi, dove rimangono per un anno in condizioni disastrose, e da l? trasferiti a Ferramonti grazie all?intervento di Pio XII.

Il 24 marzo 1942, il rabbino capo di Genova, Riccardo Pacifici, visit? il Campo. Durante la sua permanenza celebr? vari matrimoni e altri riti. Il Rabbino Pacifici visit? gli internati? altre due volte, il 28 ottobre 1942 e nel luglio del 1943, prima di essere arrestato e deportato ad Auschwitz dove mor?. Il campo venne spesso visitato sia da esponenti della DELASEM (Delegazione per l?Assistenza degli Emigranti Ebrei), la pi? importante organizzazione ebraica italiana dedita al supporto degli Ebrei internati, sia dall?ingegnere Israel Kalk di Milano, fondatore dell?organizzazione ?Mensa dei bambini?, che port? nel campo di Ferramonti importanti aiuti a sostegno dell?infanzia.

Con l’aumentare del numero degli internati e la presenza di gruppi molto eterogenei per la lingua e orientamento religioso (c’erano ebrei ortodossi e riformati) la comunit? ebraica del Campo inizi? ad organizzarsi formando un parlamento interno a rappresentanza dei componenti delle varie baracche. La direzione del Campo sostanzialmente support? la loro organizzazione interna. Nel Campo vi fu una rilevante attivit? culturale e sportiva che aiut? a mitigare le estreme difficolt? di vita dovute alla presenza della malaria e alla scarsit? di cibo. Il 1943 fu l?anno pi? difficile per Ferramonti, ma anche quello che vide la sua liberazione. Tra il settembre e l?ottobre del 1943 pass? a pochi metri dal campo l?intera armata tedesca Hermann G?ring in ritirata dal sud. Per evitare pericoli, la direzione dispose l’evacuazione del Campo e tutti gli Ebrei che potevano furono fatti scappare nelle campagne circostanti dove vennero ospitati dai contadini del territorio di Tarsia. Per evitare una intrusione nazista e a protezione degli Ebrei rimasti nel campo perch? troppo anziani o malati, venne issata una bandiera gialla all’ingresso del Campo con la presenza del cappuccino Lopinot per spiegare ai tedeschi la presenza di una epidemia di tifo all’interno. Grazie a questi stratagemmi, Ferramonti rimase indenne da ogni azione da parte delle truppe tedesche. Le uniche morti violente avvenute nel campo derivarono da un mitragliamento da parte di un aereo alleato impegnato in un duello aereo sopra il cielo del Campo alla fine dell’agosto 1943. Dopo l’armistizio dell’8 settembre l’autorit? italiana abbandon? il Campo e la mattina del14 settembre 1943 entrarono nel Campo i primi camion inglesi. Da quel momento il campo di Ferramonti di Tarsia ebbe una conduzione ebraica. Il Campo fu ufficialmente chiuso l’11 dicembre 1945.

Nell’ambito della storia della II Guerra Mondiale, il Campo di Ferramonti di Tarsia presenta numerose peculiarit? che ne descrivono la sua rilevanza:
1.? Fu l?unico campo appositamente costruito dal Fascismo a seguito delle leggi razziali

  1. Fu il pi? grande campo di concentramento per Ebrei in Italia
  2. Fu il primo campo di concentramento ad essere liberato durante II guerra mondiale
  3. Dopo la liberazione rimase aperto come campo a conduzione ebraica e fu chiuso dopo la fine della guerra
  4. Per la peculiarit? della sua organizzazione sociale e per il trattamento umano ricevuto dagli internati, il Jerusalem Postlo defin? ?un paradiso inaspettato? e lo storico ebraico Steinberg lo ha definito ?the largest kibbutz on the European continent”

Museo della Memoria del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (Cosenza)

Inaugurato nel 2004, fortemente voluto dalla Amministrazione comunale di Tarsia (Cosenza), ?il Museo Internazionale della Memoria di Ferramonti di Tarsia raccoglie la documentazione sugli anni di attivit? del campo di concentramento di?Ferramonti di Tarsia, il pi? grande campo di concentramento per Ebrei in Italia.? Le sale espositive sono ubicate nell?area un tempo riservata all?amministrazione del Campo. Le sale sono state allestite grazie al contributo volontario di Dina Smadar, ex internata del Campo di Ferramonti e artista internazionale. All?interno dell?area del Museo ? possibile visitare la sala del plastico, ricostruzione in legno che mostra la grandezza in scala del Campo e dei suo 16 ettari di estensione. Le Sezioni del Museo sono costituite da: sala del plastico; due sale per la Mostra documentaria permanente e due sale per esposizioni temporanee; la Biblioteca che sar? istituita, con documenti in forma cartacea e multimediale, all?interno del Museo per fornire idonei strumenti di studio ed approfondimento; l?Archivio con documenti in forma cartacea e multimediale, all?interno del Museo per la catalogazione degli atti e documenti relativi all?attivit? del Museo stesso; la sala multimediale; la sala conferenze; due stanze adibite a uffici/segreteria; spazi comuni adibiti ad emeroteca, gadget, oggettistica, servizi editoriali, caffetteria. Il Museo della Memoria di Ferramonti di Tarsia ? di propriet? del Comune di Tarsia, cos? come l?area del campo di concentramento Ferramonti di Tarsia, dove ha sede il Museo, anche essa di propriet? del Comune di Tarsia. Il Museo della Memoria di Ferramonti di Tarsia sostiene e promuove le attivit? di ricerca e recupero di notizie, documenti, testimonianze scritte e orali, che costituiscano fondamento sulle presenze ebraiche a Tarsia, in Calabria, e in tutta Italia, in particolare sul percorso degli ebrei tra il 1940 e il 1945. Tra i suoi scopi pi? importanti, la trasmissione alle future generazioni dei valori fondamentali del ripudio della guerra e del rispetto della tolleranza e della solidariet?, attraverso lo svolgimento di attivit? divulgativa e didattica sui temi dell?accoglienza e della memoria. Il Museo della Memoria di Ferramonti di Tarsia collabora attivamente con Stato, Comunit? Europea, Regione Calabria, Comunit? ebraiche, Universit? pubbliche e private, Istituzioni Scolastiche, Enti locali, Istituti di ricerca, Musei internazionali, Fondazioni internazionali, Archivi, con scopi analoghi a quelli del Museo, partner privati, allo scopo di ottimizzare l?uso delle risorse e costruire un itinerario ideale che colleghi ogni attivit? di conservazione della memoria storica, della ricerca e divulgazione.

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