Parashà Vajeshev – Avvicinarsi al prossimo

Nella parashà di Vajeshev (Genesi capitolo 37, versi 16 e 17) si racconta che Jacov Avinu (Giacobbe) dopo accesi conflitti  famigliari, prega suo figlio Josef (Giuseppe) di andare a ripacificarsi  con i suoi fratelli accecati dalla gelosia e dall’odio nei suoi confronti. Josef ascolta il consiglio del padre e va in cerca dei suoi fratelli. Durante il tragitto incontra un uomo, secondo Rashi si tratta dell’angelo Gavriel (Gabriele) che gli chiede cosa stesse cercando. La risposta di Josef è netta e decisa: “Sto cercando i miei fratelli, dimmi per favore dove si trovano”.

La risposta dell’uomo (Gavriel) è altrettanto diretta: “Son partiti da qui”.

I nostri hahamim (maestri) si interrogano sul significato di questi due versi e ne estrapolano significati profondi e importanti. La vera domanda di Josef non è riferita ad una posizione geografica, Josef non cerca i suoi fratelli per i campi di Kenaan,  ma piuttosto,  Josef sta cercando un rapporto autentico,  esprimendo tutta la volontà di tenersi stretta la sua famiglia, di non rinunciare a una vera relazione anche se caratterizzata da  odio e amore. Consapevole del sentimento di odio e gelosia che i fratelli gli riservano Josef è  fiducioso nella possibilità di ricreare un legame pacifico.

Ecco dunque che la risposta di Josef diventa un motto, uno dei paradigmi fondanti della religione ebraica. Anche gli ebrei più lontani vanno cercati e ricercati. Non è un caso che il verbo ebraico con cui si esprime la Torà:” levakèsh”, tradotto come cercare, significa letteralmente chiedere, come se la Torà stessa ci volesse invitare a chiedere e richiedere di continuo un rapporto di vicinanza fra tutti gli ebrei. Ecco quindi che apparentemente ci delude la risposta dell’uomo (Gavriel) “naseu mizè” letteralmente: “son partiti da qui” . I maestri interpretano che il valore numerico della parola zè è dodici, i  dodici FIGLI (diversi) di Israele, da cui nasceranno le Tribù. Ecco quindi che quando la Torà ci dice : “son partiti qui” , (il verbo potrebbe essere declinato anche come “si sono sollevati di dosso” ) , ci sta dicendo che i fratelli, son partiti dal concetto del dodici, hanno abbandonato l’idea della fratellanza e dell’unione delle dodici tribù di Israele.

Questo grave comportamento, che culminerà con la vendita di Josef da parte dei fratelli, verrà espiato solamente dopo molti anni quando gli stessi fratelli avranno il merito di riportare la salma con le ossa di Josef  “da qui”, dove qui si intende dall’Egitto verso la terra d’Israele. La salma di Josef sarà sepolta proprio a Shekhem, il luogo dove è stato venduto e dove è iniziata questa tragedia.  Ecco quindi che dopo molti anni i fratelli hanno imparato ad essere una famiglia unita. Perché solo riuscendo a essere una famiglia si può cercare di divenire un popolo.  Voglia HaShem che ogni ebreo riesca  sempre ad avvicinarsi al suo  prossimo, cercandolo anche se lontano. Perché non c’è persona più lontana di un vicino che si allontana e non c’è persona più vicina di un lontano che si avvicina .

Shabbat Shalom.

Eitan Della Rocca

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.