Preparativi per Sukkot!

Come ogni anno, anticipiamo l’inondazione di foto che ci sommergerà da tutto il mondo con immagini delle celebrazioni di Sukkot.

Costruendo ognuno la propria ed unica sukkà (capanna temporanea per celebrare la Festa delle Capanne) e preparando le quattro “specie” (mirto, cedro, ramo di palma e salice) ogni famiglia ebraica ricorda così l’esilio del nostro popolo nel deserto prima di entrare in Terra d’Israele.

Ecco le prime foto in arrivo!

Cracovia, Polonia

Nell’ambito delle preparazioni, il nostro emissario Rav Avi Baumol ha visitato la sinagoga Isaac di Cracovia per incontrare i bambini del Frajda – JCC, parlando del significato delle mitzvot nell’ebraismo, come coprirsi la testa con la kippà, indossare il tallit, appendere la mezuzà, costruire una sukkà ecc. Anche Rav Eliezer Gurare era presente e ha parlato di cosa sia casher e cosa no.

Nazareth Illit, Israele

La comunità Bnei Menashe di Nazareth Illit ha partecipato alla costruzione della sukkà vicino alla sinagoga Rambam.

 

4 thoughts on “Preparativi per Sukkot!”

  1. Il mirto
    Da: “La guida dei perplessi” di Mosè Maimonide, capitolo XLIII:
    A me sembra che nelle ‘quattro specie (di piante) che si trovano in un lulav vi sia la gioia dell’uscita degli Israeliti dal ‘deserto’—‘un luogo senza semi, fichi, uve, melograni, e acqua potabile’20— per andare in luoghi con alberi fruttiferi e fiumi. Dunque, venne preso, a memoria [420,20] di questo, un gruppo di questi frutti, quelli più profumati, insieme con le loro foglie più belle, ossia ‘i salici del ruscello’ e queste ‘quattro specie’ riuniscono tre caratteristiche: 1. si trovavano in gran quantità nella ’terra d’Israele’, a quel tempo, e chiunque poteva averle; 2. sono di bell’aspetto e fresche, e alcune — il ‘cedro’ e il ’mirto’— hanno buon odore, mentre la ‘palma’ e il ’salice’ non hanno né puzza [420,25] né alcun odore; 3. restano sempre fresche per un periodo di sette giorni, il che non è usuale con le pesche, i melograni, gli asparagi, le pere e simili.
    MIRTO הֲדַס
    (hadas) Il Mirto è una pianta arbustiva della famiglia delle Myrtaceae, tipica della macchia mediterranea. Gerusalemme ne è circondata ed è associato alla preghiera.
    Il nome ebraico di Ester הֲדַסָּה, era Hadas cioè Mirto. Ester sparse sul Popolo di Dio la sua preghiera, così come il Mirto diffonde il suo profumo ovunque. Il profumo dolce del Mirto è spesso usato nelle celebrazioni del Sabato come simbolo del rinnovamento dell’anima.
    Al termine del Salmo 121, l’autore ripete sei volte il verbo “proteggere”. Durante la festa di Succot si dispongono i rami di Mirto in sei direzioni chiedendo simbolicamente a D-o di elargire la Sua protezione.
    Dalle lettere:
    La הֲ porta, l’ingresso דַ della protezione ס: il mirto simboleggia quell’aprirsi הֲדַ alla protezione divina ס, per mezzo della quale si prende possesso di se stessi e si viene spinti all’evoluzione spirituale lungo le quattro tappeדַ della santità.
    In “hadas” la הֲ precede דַ, mentre nell’alfabeto la segue:
    “Perché Dalet gira il suo volto verso הֲ? Perchè tutti coloro che sono poveri in questo mondo saranno ricchi in quello a venire” (Othiot di R. Akiva).

    Shalom,
    Giovanni

  2. Cedro del Libano
    Originario della Cina e India meridionale è stato introdotto nell’area mediterranea molto prima dell’era cristiana (Zohary et al., 2012) ed era già coltivato anche nella Giudea, oltre che in Egitto, e in Babilonia, dove la pianta era apprezzata per la sua bellezza e i frutti per le notevoli dimensioni che raggiungevano; anzi è stato il primo agrume a essere coltivato in Israele. In occasione di Sukkot si portano fronde di palma, rami di mirto e di salice e anche di cedri, pensando che questi erano da intendere come frutti dell’albero ombroso o bellissimo. Riguardo al significato del cedro, si pensa che esso simboleggi l’albero della conoscenza. Inoltre il comando biblico di prendere i frutti migliori viene interpretato come “prendere frutti senza difetto”, il che è piuttosto raro nel caso del cedro cresciuto in natura. Per ottenere tali frutti gli israeliani oggi ricorrono a colture in serra. A settembre ne colgono a mano i frutti maturi che, opportunamente imballati, vengono spediti in tutto il mondo per le celebrazioni rituali.
    Il cedro, albero maestoso, simbolo di bellezza e di grandiosità, utilizzato per la durezza del suo legno e la fragranza che emana, è ricordo vivo del tempio di Gerusalemme con cui fu costruito.
    (1Re 6:18)
    Il cedro all’interno del tempio era scolpito a rosoni e a boccioli di fiori; tutto era di cedro e non si vedeva una pietra.
    אֶרֶז (cedro del libano) = אֶ Dio (l’Uno) רֶז il fondamento (la forza di Dio).
    E’ il più citato insieme all’incenso.

    «Persino i cipressi gioiscono per te / e anche i cedri del Libano: / Da quando tu sei prostrato / non sale più nessuno a tagliarci», Isaia 14: 8.
    «Sono sazi gli alberi del Signore / i cedri del Libano da lui piantati», Salmo 104: 16.
    In questo brano, che descrive il ritorno del popolo dall’esilio, è intonato un canto di gioia a cui partecipano anche gli alberi e sono convocati i più alti e magnifici per dire la forza e la profondità dell’opera di Dio a favore del suo popolo.
    E’ simbolo di bellezza, ed Ezechiele utilizza il cedro come simbolo del Messia e del suo regno:

    Ezechiele 17
    22Dice il Signore Dio:
    Anch’io prenderò dalla cima del cedro,
    dalle punte dei suoi rami coglierò un ramoscello
    e lo pianterò sopra un monte alto, massiccio;
    23lo pianterò sul monte alto d’Israele.
    Metterà rami e farà frutti
    e diventerà un cedro magnifico.
    Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,
    ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
    24Sapranno tutti gli alberi della foresta
    che io sono il Signore,
    che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso;
    faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
    Io, il Signore, ho parlato e lo farò”.

    יוֹנֶקֶת il ramoscello, D-o י che si unisce וֹ al Messia נֶ che sarà luce e santità קֶ per tutti (universale) ת.
    I riferimenti nella Bibbia sono molti: Isaia 2,13; Amos 2,9; Ezechiele 31,3; Salmi 28,5; 91,13; 103,16.

    IL CEDRO ( ETROG) (agrume)
    אֶתְרוֹג
    ג = (ghimel) = גמל
    ר = (resh) = ר י ש Segno אֶתְ della forma (di ciò che si vede) רוֹ apportatrice di ricchezza ֹג di vita מ e di insegnamento ל. Dono ש י per la mente ר.
    D-o אֶ rende luminoso תְרוֹג
    Principio אֶ di luminosità תְרוֹג
    Shalom,
    Giovanni

  3. La Palma

    Il ramo che cresce al centro del “Lulav”

    PALMA (Phoenix dactylifera)

    Nel Cantico dei cantici (7:7-8) la palma è presentata come un albero di smagliante bellezza: “Quanto sei bella e quanto sei graziosa/ … La tua statura rassomiglia a una palma”.
    La valle di Gerico, la terra promessa a Mosè, è così chiamata per la grande quantità di palme che vi crescevano: “Il Signore mi mostrò tutto il Paese…, il distretto della valle di Gerico, città delle palme… Il Signore gli disse: “Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe…” (Dt. 34:1.3-4).
    Quando Salomone fece erigere il Tempio, ornò i muri e le porte con palme: “Ricoprì le pareti del Tempio con sculture e incisioni di cherubini, di palme e di boccioli di fiori, all’interno e all’esterno” (1Re 6:29).

    Palma תָּמָר la perfezione תם della mente ר = (il puro intelletto).
    La composizione con תָּ e מָר indica il livello finale תָּ della parola מָר (mal of chashmal, il colore del silenzio parlante, Isaac Luria).
    Il segreto di Chashmal ( Il segreto della redenzione finale, http://www.inner.org/mashiach/final4.htm)

    Il Baal Shem Tov ha insegnato che ogni processo di rettificazione segue tre fasi, come accennato nella parola chashmal (mistica del Carro nel primo capitolo di Ezechiele).

    1. La prima fase, cHash (“silenzio”), è la sottomissione e il silenzio interiore di fronte a una realtà data.

    2. Il secondo stadio, mal (“la circoncisione”) è la separazione del bene dal male (come quando il prepuzio è circonciso per rendere sacro il “corpo del Popolo Ebraico”).

    3. terza fase, mal (“parlare”) è la “dolcificazione”, quando l’essenza divina si rivela nella realtà. Questo porta a “parlare” a tutti circa la rivelazione della realtà divina.

    Il silenzio ci pone in comunicazione con D-o e permette la sua rivelazione: questo ci da anche la possibilità di comunicare nella pienezza tra di noi.
    La palma è cosi il simbolo della pienezza della comunicazione nella purezza delle intenzioni, e quando si agita il “lulav” si mostra tutta la gioia per la rivelazione di D-o, Parola Unica e Ultima.
    Il ramo di palma è posto al centro del “Lulav” per significare la centralità della gioia, e il ruolo fondamentale della rivelazione.

    Dopo la benedizione si agita tre volte il Lulav verso sud, nord, est, alto, basso ed ovest perché la benedizione e la Qedushah di Dio raggiungano tutto il mondo.
    Shalom,
    Giovanni

  4. I salici

    Lev 23: 23:40 Il primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori: rami di palma, rami con dense foglie e salici di torrente e gioirete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni.

    Job 40:22 Lo ricoprono d’ombra i loti selvatici, lo circondano i salici del torrente.

    Psa 137:2 Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre.
    .
    Isa 15:7 Per questo fanno provviste, le loro riserve trasportano al di là del torrente dei Salici.

    Isa 44: 3-4 poiché io farò scorrere acqua sul suolo assetato, torrenti sul terreno arido.
    Spanderò il mio spirito sulla tua discendenza, la mia benedizione sui tuoi posteri;
    cresceranno come erba in mezzo all’acqua, come salici lungo acque correnti.

    עֲרָבִים Salici, solo al plurale, (in radice, vicino alle acque). La fonte (sorgente) עֲ che mi rende grande רָבִי è la sapienza della Torah ם. La mia vista עֲ cresce רָבִי con la Torah ם, acque di vita.

    I salici, sotto la cui ombra fermarsi per meditare, prendono vita dall’acqua dei ruscelli e la ridanno come gioia a chi sta loro vicino, e sono segno di benedizione.

    Nel Libro di Giobbe, la descrizione del Beemot all’ombra dei salici trae lo spunto per esprimere la grandiosa potenza di D-o (Gb 40:19).

    La parola è probabilmente la forma plurale בהמות di בהמה (bəhēmāh – animale). Potrebbe quindi costituire un esempio di pluralis excellentiae, un’usanza per esprimere la grandezza di qualcosa pluralizzandone il nome. Indicherebbe, dunque, che il Behemoth si distingua dagli altri animali per potenza e forza. In alcune traduzioni della Bibbia è reso con “ippopotamo”.

    בהמות , per mezzo ב della He ה, la vita מ è portata ו a compimento ת. La vita מ si congiunge ו alla verità ת. Questo è possibile solo con la potenza di D-o, che con ב i suoi atti creativi ה annienta la morte מות.
    Lo spazio aperto in alto a sinistra della ה è la via di uscita dalla morte מות, via offerta da
    D-o.

    Shalom,
    Giovanni

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