Tuo nonno ha salvato mio nonno

Un incontro casuale alla Marcia dei Vivi di quest’anno, mi ha toccato molto. Ho incontrato il figlio della persona che ha salvato la vita a mio nonno.

“Chi salva una vita, salva il mondo intero”. Questa frase del Talmud è molto citata e la prima parte rispecchia le mie emozioni dell’incontro alla Marcia dei Vivi a Cracovia.

La Mishna chiede come mai l’uomo viene creato da solo e non come parte di un gruppo. La risposta: “Per farci comprendere come una persona che cancella una sola anima agisca come se stesse distruggendo tutto il mondo; mentre la persona che salva anche solo una vita è come salvasse il mondo intero.”

L’importanza è tutta in quell’anima – anche una sola. Questo valore aveva per me particolare significato, ora come mai.

La 30esima Marcia dei Vivi di Cracovia anche quest’anno aveva riunito circa 15mila ebrei, nel cammino che va da Auschwitz a Birkenau. Quest’anno mia moglie Hadley era con me. Abbiamo condiviso la gioia delle comunità e federazioni ebraiche, e con i giovani. 

Molti di loro avevano anche visitato il nostro JCC di Cracovia e noi eravamo felici di averli accolti, poiché “nessuna anima deve perdere il proprio nome”. Abbiamo quindi fatto conoscere loro anche i giovani ragazzi polacchi che tornano alle proprie radici ebraiche.

Quest’anno la marcia è stata per me un’esperienza molto personale. Mio nonno Joseph Ganger era nato a Vienna, ma prima della guerra aveva studiato nella yeshiva di Bielsko-Biala. I suoi genitori erano originari di Cracovia, del quartiere Podgorze.

Nel 1941 ottenne il visto da Chiune Sugihara (all’epoca vice-console dell’Impero Giapponese in Lituania) per andare in Giappone (assieme ad altri 2200 ebrei). Sono partiti con la transiberiana fino a Kobe, in Giappone, e da lì con un’altro visto sono arrivati a Shanghai dove sono sopravvissuti alla guerra.

Sugihara, che si opponeva alla politica giapponese del suo tempo, ha così capito che poteva salvare migliaia di anime, che avrebbero continuato a vivere per generazioni. Ha semplicemente fatto quello che credeva giusto in quel momento.

Dopo 77 anni durante la Marcia dei Vivi ho saputo che avrebbero dato una onorificenza alla famiglia di Sugihara. Mi sono quindi avvicinato a Nobuki, il figlio, e gli ho detto una cosa che di questi tempi si sente raramente: “Grazie a tuo padre io oggi sono vivo!”. E poi ho chiesto di avere una foto con la nipote di Sugihara, Haruka.

A Chiune (Sempo) Sugihara è stato chiesto una volta come mai abbia rischiato così tanto opponendosi al suo paese, solo per salvare così qualche ebreo. La sua risposta fu: “Lo spirito dell’umanità…la filantropia…e l’amicizia tra vicini. E’ in questo spirito che ho preso coraggio e mi sono confrontato con questa situazione così difficile. E’ per questo che noi vogliamo continuare a rafforzare il senso di umanità, di amicizia, e continuare la sua missione.

Ho la possibilità di aiutare ebrei e non-ebrei a Cracovia. Spero di potere aiutare le mie sorelle e fratelli nel ritrovare la via di casa, ma anche di offrire amicizia a tutti quelli che vivono a Cracovia, facendo loro capire come lo spirito di Sugihara ci dia coraggio di fronte alla paura, alla xenofobia e come ci faccia andare avanti nel costruire una migliore vita per noi tutti.

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