Shavuot – Sotto le ali di Dio

Accanto alla luminosa lettura della rivelazione della Torah (Esodo 19-20) che si legge la mattina del primo giorno di Shavuot pochi sanno che per la stessa festività esiste una abbinamento con un altro libro biblico, il libro di Ruth, una delle cinque meghillot  che come le altre quattro è stata legata ad un giorno di festività dai Maestri secondo questo schema: Cantico dei Cantici / Pesach, Qohelet (Ecclesiaste) / Sukkot, Esther / Purim, e Echà (Lamentazioni) / Tisha B’Av.
Chi era Rut? Ruth è la nuora moabita di una donna israelita di nome Naomi che si era trasferita con il marito ed i figli da Israele al paese vicino di Moav. Naomi, Ruth, e la cognata moabita Orpah restano vedove in un lasso di tempo molto breve ed allora Naomi, rimasta ormai sola senza marito né figli, decide di tornare in Israele ed invita le nuore a lasciarla,  a tornare alle proprie case ed a cercare nuovi mariti. Orpah, non sappiamo se per mera educazione, inizialmente afferma di voler seguire la propria suocera ma poi di fatto torna al suo popolo, mentre Ruth è decisa a restare con Naomi e zittisce ogni replica della suocera con queste parole: ” Ovunque andrai, andrò… il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo D.o è il mio D.o”. (Ruth 1:16)

Sulla base di questo impegno, che è in sé una dichiarazione di amore filiale ma anche una condivisione di cittadinanza, di fede, di identità e di storia, Rut segue Naomi e l’evolversi di questa storia meravigliosa che consiglio di leggere e studiare porta come risultato il matrimonio di Rut stessa con un uomo di nome Boaz, ebreo e parente del defunto marito di Rut: da questa unione nascerà la famiglia che sarà la linea di ascendenza del re David, il quale aveva Rut come antenata, una moabita che aveva abbracciato fede ed identità nazionale ebraica.

La storia di Ruth è nobile e toccante, ha spunti di riflessione e richiami di amore davvero profondi, al centro della storia infatti vi è il חסד, che significa amore,  fedeltà, lealtà, affidabilità. Ruth si lega a Naomi con amore filiale e dedizione, lega se stessa ad un popolo ed una fede con lealtà ed attraverso i suoi atti di bontà e di coraggio diventa un modello di donna ebrea, lei che era nata moabita.

Shavuot, quindi, secondo l’abbinamento rabbinico tra festa e testo biblico, è il Moed che richiama a pieno la lettura di Ruth in nome del legame tra identità ebraica e la Torah, identità ebraica che per tutti, anche per una moabita deve passare sempre attraverso la Torà. Shavuot afferma che la Torah e il popolo ebraico non sono sistemi chiusi, ma sono, potenzialmente, sistemi universali, che danno il benvenuto a tutti coloro che con sincerità e fede intrecciano il loro destino con quello del popolo ebraico.

La dichiarazione di fede di Rut curiosamente pone il popolo di Israele prima del D.o di Israele, legando insieme destino storico, identità e fede religiosa, quasi a dire che la conversione all’ebraismo così come l’appartenenza ebraica deve avere questi tre punti saldi per poter esistere e resistere.

La storia di Rut dimostra quanto poco importi alla Torà l’origine nobile anche del grande re David e quanto invece importi la moralità delle nostre azioni e delle nostre origini aprendo migliaia di quesiti ai quali sarebbe difficile rispondere: dal vero significato della conversione all’ebraismo, al senso della nostra identità, dalla capacità o incapacità che abbiamo come ebrei e come comunità all’accoglienza dell’altro, allo sguardo che abbiamo verso il nostro futuro piuttosto che verso i nostri alberi genealogici. Un rabbino, una personalità ebraica, un grande ebreo in un albero genealogico al passato c’è sempre, mentre l’importante è averne uno nel nostro immediato futuro, un futuro che come Rut deve trovare rifugio sotto le ali di D.o.

One thought on “Shavuot – Sotto le ali di Dio”

  1. Toda Rav Pinhas!
    Le sue parole, che Hashem la benedica, hanno aperto il mio cuore alla gioia. Sono nata in una famiglia cristiana, ma sinceramente da piccolissima, avendo in famiglia un prozio Ebreo, ho sentito il richiamo verso questo popolo, questa storia e questo modo di sentire D-o! Sono sette anni oramai che ho iniziato il mio percorso di conversione… ma qui dove abito non c’è una comunità nelle vicinanze… nè tanto meno una sinagoga… Ho reso un angolo della mia casa luogo dello studio e della preghiera…. Quello che più mi manca, ora che ho trovato Hashem, è il mio popolo…. l’essere parte di una comunità perché essere Ebreo è anche questo…. far parte di un cammino condiviso…. La storia di Ruth mi dà forza e speranza che anche io un giorno potrò essere accolta. … È la cosa che più desidero!
    Mi perdoni se le scrivo di Shabbat, ma leggo e ascolto sempre i suoi commenti alle Parasha. .. Mi fanno sentire parte di qualcosa… E scriverle oggi è come se mi fossi recata in Sinagoga! Che Hashem la benedica e benedica il nostro popolo e sia benedetto Hashem sempre e dico amen!
    Shalom Shabbat

    Mariateresa Radogna

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