Parashà Tazria Metzorà – La purità

Levitico 12, 1-8 L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 2 “Parla così ai figli d’Israele: Se una donna è rimasta incinta e partorisce un maschio, sarà impura per sette giorni, sarà impura come nei giorni delle sue mestruazioni. 3 L’ottavo giorno si circonciderà la carne del prepuzio del bambino. 4 Poi ella resterà ancora trentatrè giorni a purificarsi del sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione.”

E’ sempre complicato relazionarsi con il testo biblico e con il senso del suo insegnamento rispetto alla purità ed all’impurità. D’istinto noi moderni saremmo portati ad allontanarci dal testo o ad abbandonarlo liquidando il senso della purità rituale come un retaggio del passato, come una sorta di strana cerimonia sacra che altro non era se non una forma di ritualizzazione di un dettame igienico.

Sarebbe facile e sarebbe semplicistico liberarsi di questo dettame biblico e relegarlo tra gli scaffali di ciò che non ci appartiene più in quanto figli della contemporaneità.

Non possiamo però ignorare che l’intero sistema delle regole rispetto alla purità ed impurità nelle relazioni intime e sessuali è sopravvissuto fino a noi intatto anche dopo la distruzione del Bet Hamikdash e questa tradizione normativa che sopravvive al Tempio, cioè allo stesso luogo che più di ogni altro richiedeva uno status di purezza elevato per poter entrare in alcuni dei suoi cortili, non può essere ignorata e sopra ogni cosa non può essere etichettata come anacronistica e superata.

Il mistero della nascita che in questa parashà è accompagnato dalla necessaria purità rituale, forse trova il suo senso più compiuto in alcune espressioni del testo biblico che troviamo nella parashà Shemini della scorsa settimana e che in un certo qual modo apre il tema della purità e dell’impurità quando si riferisce alle regole alimentari. Il brano della normativa rispetto agli animale proibiti e permessi si conclude in questo modo (Levitico 11,44-47): “Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo; non contaminate le vostre persone con alcuno di questi animali che strisciano per terra. 45 Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo.46 Questa è la legge che riguarda i quadrupedi, gli uccelli, ogni essere vivente che si muove nelle acque e ogni essere che striscia per terra, 47 perché sappiate distinguere ciò che è impuro da ciò che è puro, l’animale che si può mangiare da quello che non si deve mangiare”.

Il richiamo alla purità rituale è un richiamo alla santità, a tendere ad essere santi come Dio stesso è santo, una tensione intrinsecamente impossibile ma non per questo ci è permesso di non praticarla nel nostro quotidiano. Ed il richiamo alla santità diventa pratica attraverso le regole alimentari, attraverso una educazione costante alla distinzione, a “distinguere ciò che è impuro da ciò che è puro, l’animale che si può mangiare da quello che non si deve mangiare” non solo in termini pratici, come insegna l’ultima parte del versetto, ma anche in termini teorici e morali ed il sistema educativo che ci offre la Torà, passa per questi ultimi così come per i primi: una santità che si esprime in cucina, come nella nostra sfera sessuale, così come nelle azioni moralmente giuste che siamo chiamati a compiere.

One thought on “Parashà Tazria Metzorà – La purità”

  1. Sulle norme dietetiche del “NON MANGIARE”…………..(172….201)
    La lettura spirituale dei precetti dati da D-o agli Israeliti ci indica tutti quegli atteggiamenti per un rapporto corretto con D-o e con gli altri, talvolta di difficile comprensione e anche di ottemperanza pratica. I precetti nella loro osservanza sono un segno che ci indicano la strada dell’unificazione, dell’attesa gioiosa del Messia, del vivere in un costante spirito di ringraziamento per tutto quello che D-o ci da. In particolare i precetti del mangiare kosher ci dicono due cose sul significato di mangiare e di kosher:
    Mangiare, come concetto generale che comporta l’uso della bocca per incominciare il processo di digestione del cibo per il proprio nutrimento, anticipa l’uso della bocca a quello della mano, del palmo che prende il cibo e lo conduce alla bocca, e così facendo, in quell’azione si permette a Dio di ricomporsi, di riunificarsi in sé stesso. Il mangiare cibi non conformi alla legge, significa che questo è contrario a Dio, לאָ lo, e D-o rimane separato in se stesso.
    אָכֵל mangiare = sull’Unicità di Dio אָ tutti d’accordo כֵל (D-o אָ è tutto כֵל)
    – Il mangiare fa mescolare le lettere sino a quando D-o אָל si viene a trovare nel palmo כֵ della mano, che ci invita alla benedizione, all’offerta, e a rimanere uniti, stretti come in un abbraccio a Dio stesso.
    Il mangiare è un atto in cui il tendere il palmo precede sempre il portare il cibo alla bocca, e basti vedere come è formata la Sulle norme dietetiche del “NON MANGIARE”…………..(172….201)
    La lettura spirituale dei precetti dati da Dio agli Israeliti ci indica tutti quegli atteggiamenti per un rapporto corretto con Dio e con gli altri, talvolta di difficile comprensione e anche di ottemperanza pratica. I precetti nella loro osservanza sono un segno che ci indicano la strada dell’unificazione, dell’attesa gioiosa del Messia, del vivere in un costante spirito di ringraziamento per tutto quello che D-o ci da. In particolare i precetti del mangiare kosher ci dicono due cose sul significato di mangiare e di kosher:
    Mangiare, come concetto generale che comporta l’uso della bocca per incominciare il processo di digestione del cibo per il proprio nutrimento, anticipa l’uso della bocca a quello della mano, del palmo che prende il cibo e lo conduce alla bocca, e così facendo, in quell’azione si permette a Dio di ricomporsi, di riunificarsi in sé stesso. Il mangiare cibi non conformi alla legge, significa che questo è contrario a Dio, לאָ lo, e D-o rimane separato in se stesso.
    אָכֵל mangiare = sull’Unicità di Dio אָ tutti d’accordo כֵל (Dio אָ è tutto כֵל)
    – Il mangiare fa mescolare le lettere sino a quando D-o אָל si viene a trovare nel palmo כֵ della mano, che ci invita alla benedizione, all’offerta, e a rimanere uniti, stretti come in un abbraccio a Dio stesso.
    Il mangiare è un atto in cui il tendere il palmo precede sempre il portare il cibo alla bocca, e basti vedere come è formata la כֵ, ף כֵ (Kaf), per vedere come sia il palmo che sostiene la bocca: nella sua curvatura כֵ indica l’accettazione delle prove e delle leggi che garantiscono il coronamento כֵ di un’opera come conseguenza degli sforzi mentali e fisici, dominando la materia con l’intelligenza, senza pretenderne il possesso. La Kaf riceve, offre e benedice.
    – kashèr כָּשֵׁר, letteralmente adatto, e in questo caso “adatto alla consumazione”, conforme alla Torah:
    nel palmo della mano כָּ la luce, la salvezza, la salute שֵׁ che è riversata sul corpo, la mente, la persona nella sua globalità ר. Il cibo kosher è tale da rendere sana la persona nella sua condizione fisica e spirituale.
    ֵ (Kaf), per vedere come sia il palmo che sostiene la bocca: nella sua curvatura כֵ indica l’accettazione delle prove e delle leggi che garantiscono il coronamento כֵ di un’opera come conseguenza degli sforzi mentali e fisici, dominando la materia con l’intelligenza, senza pretenderne il possesso. La Kaf riceve, offre e benedice.
    – kashèr כָּשֵׁר, letteralmente adatto, e in questo caso “adatto alla consumazione”, conforme alla Torah:
    nel palmo della mano כָּ la luce, la salvezza, la salute שֵׁ che è riversata sul corpo, la mente, la persona nella sua globalità ר. Il cibo kosher è tale da rendere sana la persona nella sua condizione fisica e spirituale.
    Shalom,
    Giovanni

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