One thought on ““Parashà Ki Tissa e Purim””

  1. Parashà “Ki Tissà” כִּי תִשָּׂא Esodo 30.11-34.35
    Nell’episodio del vitello d’oro, mi ha sempre interrogato la reazione severa del Signore. Ma per quanto gravissimo, il peccato del vitello d’oro fu perdonato. Mosè distrusse il vitello d’oro e lo ridusse in polvere che gettò nell’acqua. I colpevoli furono puniti e il popolo per espiare, donò oro, argento e bronzo e altro materiale per la costruzione del Tabernacolo e proseguì il viaggio verso la Terra Promessa.
    La punizione al popolo d’Israele per il peccato degli esploratori fu più grave di quella per il peccato del vitello d’oro: tutta la generazione uscita dall’Egitto fu condannata a morire nel deserto (Bemidbàr, 14:22). Per quale motivo il peccato d’idolatria che è il più grave di tutti, fu meno grave di quello di mancanza di fiducia nell’Eterno che si manifestò durante la vicenda degli esploratori? Rav Kroll cita R. Yonà Ghirondi (XIII secolo, Spagna) che in un altro contesto spiega che per un peccato più grave è più facile fare Teshuvà perché ci si rende conto pienamente della enormità dell’atto compiuto. Per un peccato meno grave il senso di colpa è inferiore e il pentimento è più difficile.
    Dopo il peccato del vitello d’oro quando gli israeliti si resero conto di quello che avevano fatto si sentirono psicologicamente distrutti. E questo li portò a una Teshuvà completa. Lo stesso non avvenne per il peccato degli esploratori. (Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch, adattato da Rav Shalom Hazan).
    La mia riflessione.
    La gravità di questo peccato si scopre all’interno della parola “vitello” = עֵגֶל (eghel).
    Frantumiamo la parola “vitello”, e scriviamo
    עֵ = עֵ י ן……(נ,ן)
    גֶ = גֶ מ ל
    Così עֵגֶל = עֵ י ן גֶ מ ל ל
    Si vede עֵ D-o י annullato, eliminato, tagliato fuori נ גֶ מל dal suo stato regale di guida ל.
    Il popolo ebraico, impaziente, incline alla dimenticanza, duro di cervice, ma pur sempre bisognoso di una guida, dimentica le opere prodigiose che D-o ha fatto per liberarlo dalla schiavitù di Egitto.
    E’ davvero grave essere irriconoscente, rifiutare e dimenticare una persona……………
    Un atteggiamento del genere esclude una persona dalla propria vita, e colpisce al cuore anche
    D-o.
    Ma il Signore è un D-o Geloso che ama sino alla follia il suo popolo, e così ho stilato solo alcune delle caratteristiche del Popolo di Dio:

    • Ricercatore

    • Entusiasta

    • Obbediente

    • Libero

    • Luce delle nazioni

    • Tesoro, proprietà di valore

    • Eredità

    • Sacerdote

    • Profeta

    • Santo

    • Regale

    • Annunciatore delle opere di D-o

    • Vive aperto al mistero di D-o

    • Celebra

    • Si confronta con la Legge

    • E’ militante, combattente

    • Nella gioia e nel dolore, nel lavoro e nella festa, avanza nella conquista della terra promessa

    • Percepisce la Parola di D-o

    • Fa memoria

    • Mormoratore

    • Duro di testa

    • Infedele

    • Incline al male

    • Idolatra

    • Impaziente

    Tra le caratteristiche del popolo di Dio elencate, ho scelto “il tesoro”.

    Dio definisce il suo Popolo “un tesoro”:

    “Sarete per me un tesoro (proprietà)”; Esodo (19: 5).

    סְגֻלָּה (sĕgullah ) (tesoro, proprietà di valore) = con fiducia nella protezione divina סְ, corre גֻ per far conoscere le opere, la ricchezza e la regalità di D-o לָּ al mondo ה.
    Insieme di persone che sotto la protezione di D-o realizzano il Suo sogno סְ, correndo in sintonia גֻלָּ con Lui, e trasmettendo il Suo soffio creativo e delicato ה.
    Proprio mentre D-o prepara il dono della Torah, scrive il suo patto, il suo Popolo che è nella sua fase di formazione nel deserto, devia dalla retta via, ma è pur sempre סְגֻלָּה.

    La Torah che D-o scrive per il suo Popolo si appoggia nello spazio interiore di Samek סְ.

    “La Torah scritta è il fondamento (spazio interiore di Samek) ed è determinata e sostenuta dagli insegnamenti relativi alla Torah orale”. (Othiot di R. Akiva)

    Il popolo è per D-o il veicolo di trasmissione del suo progetto (in corsa per riversare la sua ricchezza גֻ nel mondo).

    La condizione, come dice il Signore, è l’ascolto e la partecipazione attiva all’alleanza. Non basta vedere, percepire, bisogna assorbire la volontà di D-o, e metterla in atto, confidando sempre nella Sua misericordia .
    Nella parashà si rivelano anche i tredici attributi della misericordia del Signore.

    Shalom,
    Giovanni

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