“Purim e Parashà Ki Tissa- Il Banchetto”

Questa settimana la parashà di Ki Tissà è preceduta dalla festività di Purim.

Conosciamo tutti i versetti tragici con i quali si apre la parashà al capitolo 32 del libro dell’Esodo: il popolo ebraico entra in panico per il ritardo con il quale Moshè scese dal monte Sinai e cade in preda all’ansia da guida, da materialità, da senso di ordine che ordine non è e costruisce il vitello d’oro che altro non è che una inutile proiezione materiale, frutto di un panico più profondo a livello spirituale. Conclusione di questa caduta spirituale è una festa, un banchetto, un mangiare insieme: “L’indomani, si alzarono di buon’ora, offrirono olocausti e portarono dei sacrifici di ringraziamento; il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi.” ( Esodo 32, 6) Lì dove il testo originale dice: “וַיֵּשֶׁב הָעָם לֶאֱכֹל וְשָׁתוֹ, וַיָּקֻמוּ לְצַחֵק.” Ed il verbo usato per indicare il divertimento, in generale indica un momento di assenza di limiti e di moralità.

E’ interessante notare che anche nella Meghillà i banchetti occupano un posto chiave nello drammaturgia della storia stessa.

La Meghillà si apre con un banchetto, quello del re Assuero, che è il segno tangibile del suo potere ormai consolidato, c’è poi il banchetto della regina Vashti che è il segno di una autonomia che verrà punita dallo stesso re Assuero e ci sono i banchetti di Ester che svela, in quei contesti, la propria origine e capovolge il senso della storia stessa.

Al centro della storia di Purim c’è però il digiuno, come a dire la ripresa di una moralità attraverso il gesto estremo dell’astensione dalla materialità.

Nella Meghilla di Ester, capitolo 4, versetto 16, Ester dice a Mordechai “Vai riunisci tutti gli ebrei e digiunino per me e non mangino…” Di quali giorni stiamo parlando? Il decreto di sterminio fu dato il 13 di Nissan, Il digiuno inizia il 14 alla sera e dura fino al 16. In ogni caso il digiuno contiene la notte del seder e la festa di Pesach.

Come hanno potuto Mordechai ed Ester permettere a se stessi di annullare le mitzvot della Torà riguardo Pesach per il bene del popolo?

Mordechai ed Ester capirono solo adesso il senso del digiuno ed il senso delle mitzvot. Capirono che il senso della festa di Pesach era la redenzione, i miracoli, l’apertura del mar Rosso, le dieci piaghe e la realtà di Purim è totalmente diversa. Si tratta  di una redenzione totalmente diversa, una redenzione naturale che si crea con l’aiuto delle azioni dell’uomo. La maggior parte del popolo ebraico, anche Ester e Mordechai,  erano assimilati alla società straniera:  presero parte alle feste di Achasverosh (capitolo 1), hanno mangiato, bevuto e festeggiato ai limiti del permesso. Di fatto la maggior parte degli ebrei di Susa festeggiavano anche Pesach ma non compresero il significato. La festa era per loro “un motivo per gioire”, una nuova scusa per fare un banchetto festivo e bere vino. Mordechai ed Ester che compresero improvvisamente la situazione del popolo, vollero creare una frattura ed inviare un messaggio forte che differenziasse ogni banchetto ed ogni festa da quelle ebraiche. Bisognava uscire dalla cultura dei banchetti. Essi vollero insegnare loro che il significato della festa non era tutto cibo e bevande e non è mai un caso che il Rambam nelle regole su Meghillà e Channukkà, 2, insegna: “ E’ preferibile che una persona abbondi con doni ai poveri piuttosto che spenda molto per la sua seudà (banchetto) e per i mishloach manot per i suoi vicini, poiché non c’è gioia più grande e magnifica se non quella di dare gioia ai poveri, agli orfani, alle vedove ed agli stranieri, poiché chi rallegra i il cuore di questi infelici somiglia alla Shechinà, la Presenza Divina, come è detto: “ far rivivere lo spirito degli umili e ravviva il cuore dei miseri.”

 

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