Parashà Mishpatim – Occhio per occhio

“Occhio per occhio, dente per dente…” Esodo 21, 24.

Non esiste versetto della Torà che non sia stato peggio compreso, peggio utilizzato, peggio interpretato di questo.

Nel commento a questo passaggio biblico ad opera di Ibn Ezra (in Ebraico אברהם אבן עזרא; Toledo, 1092Calahorra, 1167) egli cita una disputa fra l’interpretazione caraita e quindi letterale del testo, sostenuta da Ben Zuta (Abu-l-Surri ben Zuta, che visse in Egitto nel 900 E.V. ed il grande maestro Rav Saadya Gaon (Saʿadya ben Yōssef , Dilas, 882Baghdad, 16 maggio 942)

Rav Saadya sostiene che non si può tradurre il versetto in maniera letterale, perché una qualsiasi punizione corporale potrebbe essere causa di un danno maggiore rispetto alla punizione stessa.

Ben Zuta afferma invece che è scritto in Levitico 24, 20 che se una persona rende disabile il suo prossimo, lo si punisce alla stessa maniera.

“… frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; si farà a lui la stessa lesione che egli ha fatto all’altro.”( Levitico 24,20)

Il Gaon non accetta questa risposta affermando che il versetto si riferisce alla necessità della punizione e non al suo senso letterale, ma Ben Zuta insiste citando un secondo versetto dallo stesso capitolo del Levitico, il 19.

“Quando uno fa una lesione al suo prossimo, si farà a lui ciò che egli ha fatto all’altro.” (Levitico 24,19)

Il ragionamento di rav Saadya si sposta a questo punto su un episodio storico contenuto nel libro dei Giudici, 14, 11: E tremila uomini di Giuda scesero alla caverna della roccia d’Etam, e dissero a Sansone: “Non sai tu che i Filistei sono nostri dominatori? Che è dunque questo che ci hai fatto?” Ed egli rispose loro: “Quello che hanno fatto a me, l’ho fatto a loro.”

In questo caso Sansone ripaga il male subito, ma non nella stessa maniera ed in modo letterale.

Ben Zuta chiede allora come potrebbe ripagare monetariamente di un danno simile una persona indigente? Ed allora rav Saadya chiede: “ E se il danneggiatore fosse già cieco, come lo puniremmo?” Un povero potrebbe un giorno accumulare la giusta quantità di denaro e pagare il danno, un cieco non potrebbe mai farlo.

Ed a questo punto stando alla citazione di Ibn Ezra Rav Saadya ci lascia un grande insegnamento: non possiamo interpretare i precetti della Torà se non attraverso le parole dei maestri, ovvero della Torà orale. Perché quando abbiamo ricevuto la Torà dai nostri padri, abbiamo ricevuto anche la Torà orale, cioè la lunga catena di insegnamenti e di interpretazioni della Torà scritta e non ci può essere una distanza tra le due. E’ quindi chiaro che il senso della misura della punizione vada cercato nel senso della metafora rispetto al danno ed al suo pagamento e non nel senso letterale.

Resta a noi il senso della comprensione di questo incompreso verso della Torà come insegnamento e simbolo di una unità di misura, non certo come invito alla vendetta che non avrebbe senso in un testo, quello biblico, che cerca giustizia e porta giustizia in questo mondo.

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One thought on “Parashà Mishpatim – Occhio per occhio”

  1. Esodo (21: 24): “Occhio per occhio”, dente per dente, mano per mano, piede per piede.

    Non ha mai trovato dimora presso il popolo ebraico l’idea di potersi fare giustizia da sé.
    Sin dai tempi antichi infatti esisteva un organo super partes, il Sinedrio, delegato all’amministrazione della giustizia, quella che derivava dalla Torah. (Da: http://www.ebraismoinpillole.it/occhio-per-occhio-dente-per-dente/).

    Ma cosa si può vedere sotto le parole? Faccio un tentativo di lettura con la tecnica dello spezzare la parola in lettere o gruppi di lettere per interrogarla, e svelarne la parte nascosta.

    • עַיִן תַּחַת עַיִן occhio per occhio: là dove c’è l’occhio עַ, lì c’è anche l’ascolto שׁ מ עַ (shemà), là שׁ מ l’occhio עַ.
    Vedere per ascoltare, ascoltare per vedere nel profondo, alla fonte delle cose.
    L’occhio si presenta anche come organo dell’ascolto!
    Quindi occhio per occhio ci conduce a vedere l’altro, colui che ha commesso uno sbaglio, ad ascoltarlo. Così facendo invece di תַּחַת di richiedere l’equivalente del danno, si offre la possibilità di vedere la situazione dell’altro nel profondo delle sue motivazioni per ascoltarlo e trovare un giusto equilibrio. Le soluzioni passano dalla constatazione e dall’ascolto.

    • שֵׁן תַּחַת שֵׁן ,dente per dente: illuminare שֵׁן invece di (al posto di) תַּחַת chiedere il corrispettivo. Anche in questo caso la situazione porta ad illuminare, a dare luce a ciò che accade. C’è qui una luce, una salvezza שֵׁ che rialza ן la persona dalla situazione di disagio, pesantezza che piega (la Nun piegata).

    • , יָד תַּחַת יָד mano per mano: il dito יָ che spinge per aprire la porta ד per andare oltre תַּחַת la richiesta del risarcimento, come lo sforzarsi di comprendere e trovare altre vie oltre ogni chiusura.

    • רֶגֶל תַּחַת רָגֶל piede per piede : la mente רֶ sull’onda, in armonia, in sintonia גֶל invece del תַּחַת contrasto, della corsa al testa contro testa……
    Anche l’allocuzione “invece di, al posto di” תַּחַת invita ad rivolgerci all’altro nella verità תַּ e con grazia חַ globalmente תַּ.

    Shalom,
    Giovanni

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