Parashà Vaerà – Il percorso della teshuvà

E’ difficile comprendere come sia possibile che Dio abbia indurito il cuore del Faraone in modo tale da impedirgli ogni possibilità di pentimento e di ravvedimento. Come è possibile che Dio, nella sua misericordia e nella sua bontà, non sia pronto ad accettare l’idea di una persona che possa riprendere il proprio cammino verso la giustizia?

Rashi spiega che Dio blocca la teshuvà del Faraone perché non credeva possibile una teshuvà sincera da parte delle nazioni del mondo e per questo preferisce intervenire con segni straordinari.

Secondo invece l’opinione del Rambam, Maimonide, il Faraone non poteva fare teshuvà a causa dei peccati commessi precedentemente che di fatto erano un ostacolo ad ogni possibilità di ritorno verso una strada di giustizia e moralità.

Il Nachmanide, Ramban, offre altre due spiegazioni, una molto simile a quella di Maimonide ed un’altra che pone il Faraone al centro di un progetto che attraverso un invio delle piaghe avrebbe fatto cambiare le opinioni del Faraone per paura e non come scelta morale.

Rav Itzhak Arama sostiene che il Faraone fu incastrato in una situazione di impossibilità rispetto alla teshuvà perché lui stesso è ormai su di una strada senza ritorno così come insegna il talmud Makkot 10b: “Una persona è sempre condotta per la strada che egli ha scelto per se stesso.”

Sforno, il maestro italiano del Rinascimento, sottolinea come il Faraone fosse stato chiuso nell’impossibilità di fare una teshuvà che potesse scaturire solamente dal timore, dalla paura e dal terrore della severità delle piaghe.

La teshuvà è un percorso che deve nascere da una presa di coscienza e da una forza interiore che non sia solo il terrore e che non si basi sulla paura.

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