Parashà Vayetzè – La Diaspora

Genesi 28, 10-11: “Giacobbe partì da Beer-Sceba e giunse a Charan. Capitò in un certo luogo, e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato.”

Il Talmud Chullin 91b interpreta questo versetto seguendo un filo interpretativo molto preciso.

Yaakov va a Charan, dopo di che “capita” in un certo luogo (makom), che è il posto dove egli sognerà gli angeli che salgono e scendono sulla scala e sappiamo che quel luogo è ancora in terra di Israele. Come è dunque possibile che egli fosse giunto a Charan? Per risolvere questa difficoltà del testo il Talmud afferma che Yaakov era giunto a Charan, ma poi era tornato indietro verso la terra di Israele e questo suo ritornare fu benedetto con un miracolo che accorciò per lui le distanze da Charan ad Israele, facendo in modo che egli potesse coprire quel tragitto in poco tempo. Yaakov torna indietro, stando a questa interpretazione, perché si rende conto di essere passato oltre il luogo dove i suoi padri, Avraham ed Itzhak, avevano pregato ed allora si decide a tornare indietro e miracolosamente “capita” in quel luogo che altro non era che il monte Moriah, il posto dove sarebbe stato costruito il futuro Bet HaMikdash.

Perché Yaakov torna indietro per pregare? Yaakov passato il confine della terra di Israele entra nella società della Diaspora e deve affrontare una spiritualità diversa dal livello al quale egli era abituato e del quale era conscio. In Diaspora Yaakov si ritrova a dover affrontare, secondo gli insegnamenti del Rav Dessler, il Michtav MeEliahu, una società nella quale l’esteriorità ha il sopravvento su ogni altro aspetto della vita, pericolo spirituale per il quale Yaakov è impreparato. Resosi conto di questa distanza spirituale tra lui e la Diaspora, Yaakov si rende anche conto che deve tornare indietro a pregare e non si concede neanche il tempo per riposare. Tornare nel luogo dove i suoi padri avevano pregato significava rinforzare se stesso in virtù di una nuova vita e di una nuova dimensione nella quale Yaakov si sta per ritrovare.

Il vero insegnamento, però, risiede nello sforzo che Yaakov compie per questo viaggio.

Yaakov deve preservare il proprio livello spirituale e fino a quel momento non si è mai scontrato con una realtà che non fossero le sicure tende di casa e della famiglia, dove l’unico momento di pericolo sia fisico che spirituale era stato lo scontro con il fratello Esav. In questo momento della sua vita Yaakov non si preoccupa neanche del pericolo di incontrare Esav, deve tornare indietro e deve pregare nel luogo più santo per la storia della famiglia e per la storia del popolo che da lui nascerà: in quel luogo suo nonno Avraham stava per sacrificare suo padre Itzhak ed in quel luogo i suoi discendenti pregheranno e stabiliranno un legame eterno con Dio e tutto questo grazie al suo sforzo nel tornare indietro prima di uscire in Diaspora. E tornare indietro significa mettere al centro di ogni valutazione per la propria vita la Torà come elemento unico e significativo del nostro esistere.

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