L’incredibile storia del quartiere ebraico di Siviglia

Pubblichiamo un estratto del saggio di Nora Goldfinger, che ha visitato alcuni dei quartieri ebraici in Spagna e Portogallo e ha acconsentito a condividere la sua esperienza con noi.

Finalmente siamo arrivati a Siviglia per vedere l’Alc?zar, e l’antico quartiere quartiere ebraico.

Siamo subito rimasti impressionati dalla magnificenza delle piazze. Sapevo che a Siviglia erano state organizzate ultimamente le celebrazioni per Rosh HaShana e Yom Kippur, ma mi interessava soprattutto avere informazioni sul passato ebraico della citt?.

Mio marito, Luis, ha chiesto in albergo informazioni sulla vita ebraica del luogo e ha ottenuto subito indicazioni. Ci hanno diretti verso il Museo Ebraico di Siviglia e da l? ci siamo immersi nella incredibile storia del quartiere ebraico.

Tra il IX e il XIII secolo vi erano ebrei che vivevano in una zona separata, tra le mura antiche che circondavano la citt?. Questa zona aveva quattro entrate, che venivano aperte e chiuse per il “coprifuoco” tra il tramonto e l’alba.

Questo quartiere era situato in quella zona successivamente chiamata Santa Cruz (e in parte in San Bartolome), dopo l’espulsione definitiva degli ebrei nel XVI secolo.

L’area commerciale vivace e sviluppata si svilupp? vicino all’attuale Plaza de Santa Maria la Blanca, dove ? documentato che sia sotto il governo musulmano che cristiano, vi erano sempre negozi e commerci i cui proprietari erano ebrei. Vi erano mercanti, orefici, setaioli, artigiani, commercialisti, banchieri e esattori delle imposte.

Vi erano anche rabbini, poeti, filosofi, astronomi. Non vi era un dignitario in epoca medievale che non avesse un medico ebreo al suo servizio.

Vi erano quattro sinagoghe: la Sinagoga Maggiore che, dopo i tragici eventi del 1391, divenne la chiesa di Santa Maria la Blanca, continua ad esserlo tuttora nonostante gli interni siano rimasti quelli du una sinagoga sefardita; da un lato vi ? la via Archeros, da cui vi era l’entrata principale alla sinagoga.

Si dice che una volta vicino alla sinagoga vivesse una famiglia benestante ebraica, ora in quell’edificio c’? l’Hotel Las Casas de la Juder?a (Hotel del Quartiere Ebraico). Di fronte alla sinagoga vi era il mikve (bagno rituale) che oggi viene usato come cantina per il vino del ristorante El Cordobes.

Un’altra sinagoga si trova nell’odierna Plaza de Santa Cruz, trasformata nella chiesa di Santa Cruz anche questa nel 1391; mentre nel 1810 i francesi la distrussero facendone un parco.

Una terza sinagoga si trovava sul luogo dell’attuale chiesa di San Bartolomeo.

La quarta sinagoga occupava lo spazio dell’odierno convento e chiesa Madre de Dios e veniva paragonata per la bellezza alla sinagoga del Transito di Toledo.

La vita nel quartiere ebraico era relativamente tranquilla, fino agli inizi dell’intolleranza religiosa degli Almoravides e Almohadas ai primi del XII secolo. A quel tempo, la maggioranza degli abitanti del quartiere ebraico fugg? nei regni cristiani a settentrione, che impoveriti da anni di guerre contro i musulmani, accettarono questi immigrati colti e lavoratori.

Il quartiere ebraico di Siviglia visse una nuova importante stagione quando nel 1248 Ferdinando III conquist? la citt? dopo un anno di assedio. Si dice che i nobili del quartiere offrirono al re la chiave (attualmente conservata nella Cattedrale) con l’iscrizione: “Dio aprir?, il Re entrer?”.

Da quel momento gli anni di benessere e prosperit? diedero possibilit? sociali, posizioni di potere e gli ebrei iniziarono a mostrare un ostentato stile nell’abbigliamento e nel modo di vivere, che attir? invidia e sospetto.

La vita a Siviglia scorreva con una calma relativa, rispetto a quella degli ebrei nel nord della Spagna. Il re Alfonso X che sopportava gli ebrei e aveva commissionato loro la traduzione di molti libri che la chiesa aveva proibito, inizi? a formare quello che sarebbe divenuta la cultura spagnola.

Tuttavia, con il graduale impoverimento delle casseforti reali, un crescente fanatismo religioso port? persecuzioni contro gli ebrei.

Nel Trecento, con l’arrivo della Morte Nera, comunit? locali iniziarono a incolpare gli ebrei di tutti i mali, accusandoli di avvelenare l’acqua nei pozzi e di creare povert? tra il popolo. La fame port? la calunnia, che culmin? con il massacro del 1391 di quasi met? della popolazione ebraica di Siviglia.

Nel 1449 fu emanato l’ordine a Toledo di espellere tutti gli ebrei convertiti dagli uffici pubblici e dai reggimenti della citt?.

Questo fu il primo statuto della “purificazione del sangue”. Si doveva dimostrare di non avere una goccia di sangue ebraico tra gli antenati.

A Siviglia fu creato un gruppo – “Los Linajudos” – che investigava esclusivamente il lignaggio dei convertiti per infine denunciarli. Nascondere dalla denuncia chi aveva sangue ebraico aveva un caro prezzo.

In poche parole, gli statuti servivano a creare sospetto, accuse e ricatti.

Di Nora Goldfinger

Fondatrice dell’organizzazione no-profit Heme Aqui, che collabora con le persone disabili attraverso il gioco del golf, in Argentina.

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