Il ruolo di Shavei Israel per salvare Neda Amin

Neda Amin era una blogger iraniana che scriveva per il sito in lingua persiana del Times of Israel. Una giornalista che criticava il regime iraniano, lasciando l’Iran e trasferendosi in Turchia nel 2014.

Pochi mesi fa, la Amin ha contattato il Times of Israel con un messaggio disperato: la sua vita era in pericolo. Le autorità turche non apprezzavano la sua collaborazione con un giornale israeliano e volevano espellerla dal paese.

Se nessun paese l’avesse accettata, le fu detto, sarebbe dovuta rientrare in Iran, “dove avrebbe subito torture, stupri e l’esecuzione per avere lavorato con un sito israeliano e per la sua opposizione al regime iraniano”, ha scritto Rachel Avraham del Center for Near East Policy Research sul sito di Israel HaYom.

La Avraham ha quindi deciso di aiutarla e si è messa in moto per trovarle una nuova casa “dove lavorare liberamente come giornalista senza temere per la propria vita”.

Il posto più logico per la Amin era quindi Israele, vista la sua connessione al Times of Israel, che aveva lanciato tutta la controversia. Ma come arrivare in Israele? Cercando asilo politico? C’era un’altra soluzione?

La Avraham si è rivolta quindi a Shavei Israel, poiché la Amin le aveva detto di avere un nonno ebreo. L’ambasciata israeliana di Ankara le diede informazioni sbagliate, sostenendo che solo una madre ebrea le dava il diritto ad essere accettata da Israele.

 

Invece noi di Shavei Israel le abbiamo assicurato che le sue radici ebraiche bastavano per fare Aaliyah secondo la Legge del Ritorno israeliana.

Un numero di organizzazioni sono arrivare in soccorso: L’Agenzia Ebraica, il Consolato Israeliano, l’Associazione dei Giornalisti Israeliani e l’U.N. Watch.

Gli ultimi giorni in Turchia della Amin sono stati un incubo. Era stata avvertita di non camminare in strada, poiché c’erano degli agenti della Guardia Rivoluzionaria Iraniana che la seguivano. Ha dovuto prendere solo un taxi per non essere rapita sulla via dell’aeroporto e le ultime notti in Turchia ha dormito in casa di amici differenti per essere al sicuro.

Quando alla fine è arrivata in aeroporto, le autorità turche le hanno impedito l’espatrio, perché già si era sparsa la notizia sulla sua partenza verso Israele. Solo dopo lunghi negoziati ce l’ha fatta. E’ atterrata dopo due ore all’aeroporto di Ben-Gurion, con il suo amato pastore tedesco Chika, che Amin chiama l’amore della sua vita.

Il direttore del Times of Israel, David Horovitz, ci dice di essere molto orgoglioso dello Stato di Israele: “Abbiamo capito che la sua vita era in pericolo e abbiamo fatto di tutto per evitarlo”, ha scritto, “Un piccolo episodio nella storia della nostra nazione. Un buon piccolo episodio”.

Una settimana dopo il suo arrivo, la Amin si è iscritta alla classe di ebraico dell’Ulpan Etzion di Gerusalemme. Reclamerà le sue radici ebraiche? Questo è da vedere. Ma è sana e salva. E Shavei Israel è orgoglioso di avere preso parte, anche se piccola, in questa incredibile saga che ha cambiato una vita.

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