Parashà Devarim – L’insegnamento ebraico

Il libro del Deuteronomio, Devarim, è l’ultimo libro del Pentateuco, quello che più di ogni altro esprime la necessità della partecipazione e della responsabilità umana per attuare pienamente il progetto divino nel mondo.

Rav Shimshon Refael Hirsch spiega che Devarim è il libro che avrebbe accompagnato Israele nella sua nuova vita dal deserto alla costruzione di una società ebraica in Eretz Israel. È il libro degli insegnamenti morali, della legge, della presenza divina che smette di essere sovrannaturale come durante il cammino nel deserto e diventa quotidianità o per meglio dire diventa obbligo di costruzione di una quotidianità che si richiami costantemente al Divino.

Nel libro del Deuteronomio la voce narrante è quello di Moshe’. Fino ad oggi gli ebrei hanno ascoltato Dio parlare a Moshe’, da ora in poi Moshe’ parla agli ebrei. Moshe’ responsabilmente ed umanamente insegna, interpreta, trasmette. In Devarim prende forma la lunga tradizione della Tora’ Orale, l’insegnamento, ma anche la salvezza e la vitalità del nostro essere ebrei e del nostro avere una halacha, un corpus normativo, che è “cammino” dal verbo lalechet, che non è staticità bensì linfa vitale di insegnamenti che scorrono e che  come acqua su roccia cambiano la statica roccia.

È significativo che nel momento storico in cui gli ebrei stanno per mettere fine al loro peregrinare nel deserto la Tora’, per bocca propria di Moshe’, diventa insegnamento in cammino, impegno responsabile di trasmissione in movimento.

11 thoughts on “Parashà Devarim – L’insegnamento ebraico”

  1. bello molto bello il passaggio del viaggio del deserto come speranza e come meta e il realizzarsi del sogno nella costruzione della identità collettiva e pratica del popolo ebraico. Insegnamento orale e normativo(halacha) diventano il fondamento su cui si costruisce la comunità dei santi d’Israele. Grazie Rav Pinhas Punturello, come sempre semplice e chiaro.Grazie.

    1. Le radici ebraiche nel cristianesimo sono purtroppo state tagliate già a partire dal primo secolo con l’aiuto dei cosiddetti “padri della chiesa” (basta studiare la patristica per rendersene conto) e poi ufficialmente a partire dal 325 d.C. dall’imperatore Costantino per non avere più a che fare con gli “odiosi Ebrei che si sono macchiati dei delitti più orrendi” (citato così da Eusebio). Quello che avviene oggi, è l’inizio di Ezechiele 37: La riconciliazione di Efraim e Giuda! Tutti e due diventeranno un legno solo, vuol dire una sola cosa, un solo popolo, una sola stirpe, un solo albero genealogico. Al momento ancora osteggiata da tutte e due le parti, sta prendendo tuttavia forma sempre di più.

        1. Sono d’accordo. Il tema della riconciliazione mi sta personalmente molto a cuore, tanto da essere il cuore di una meditazione quotidiana. A riguardo ho scritto recentemente un libro in cui provo a ricucire il protoscisma: “Dalla stessa radice” (Lindau).

          1. Sì. Esattamente è così: Dalla stessa radice. Ebrei e cristiani un dialogo intrareligioso.
            Buona giornata

  2. Ciao Efraim,
    gli odiosi sono i cattolici nonchè cristiani. Sappiamo tutti che “quella” religione è stata costruita a tavolino per metter fine alle rogne politiche costantiniane. Il delitto l’ avevano consumato gli emissari dell’ impero romano, che avevano messo a morte Gesù in quanto sovversivo politico, facendo ricadere la colpa (sempre a tavolino) sul Popolo Ebraico. Basta analizzare scientificamente i vangeli per capire che sono una mistificazione della realtà di Gesù, sovversivo ed ateo.

    Shabbath Shalom

    Giorgio Gardino-Colonna

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