Parashà Tazrià Metzorà – Il miracolo della nascita

Il processo della nascita resta un mistero, nonostante tutti i progressi scientifici che caratterizzano la nostra generazione.

Un mistero che i popoli del mondo fin dall’antichità hanno risolto chiamando in causa dei, ninfe, cicogne, aquile, cavoli ed altre verdure che con la nascita c’entrano come i cavoli a merenda, per l’appunto.

La Torà nella sua essenza e nella sua precisione così ci presenta la prima relazione intima legata alla nascita:

בראשית פרק ד פסוק א

וְהָ֣אָדָ֔ם יָדַ֖ע אֶת־חַוָּ֣ה אִשְׁתּ֑וֹ וַתַּ֙הַר֙ וַתֵּ֣לֶד אֶת־קַ֔יִן וַתֹּ֕אמֶר קָנִ֥יתִי אִ֖ישׁ אֶת־יְקֹוָֽק:

Genesi 4, 1: “E Adamo conobbe sua moglie Eva la quale concepì e partorì Caino e disse: “Ho acquistato un uomo dal Signore.”

Niente cicogne o ninfe ma il realismo del verbo conoscere.

Una espressione linguistica diretta ed allo stesso tempo intima che la Torà riserva solo per un atto che è privato, delicato, pudico e che è, allo stesso tempo, una mitzva, un precetto, un elemento sano e sacro della vita.

Al di là di questa sfumatura linguistica nella nostra parashà di Tazrià la Torà non tratta l’argomento in maniera romantica né lo avvolge nel mito né tantomeno si pone domande e dubbi bigotti e sessuofobi:

ויקרא פרק יב פסוק ב

דַּבֵּ֞ר אֶל־בְּנֵ֤י יִשְׂרָאֵל֙ לֵאמֹ֔ר אִשָּׁה֙ כִּ֣י תַזְרִ֔יעַ וְיָלְדָ֖ה זָכָ֑ר וְטָֽמְאָה֙ שִׁבְעַ֣ת יָמִ֔ים כִּימֵ֛י נִדַּ֥ת דְּוֹתָ֖הּ תִּטְמָֽא:

Levitico, 12, 2.

“Parla ai figli d’Israele, dicendo: “Nel caso che una donna concepisca e partorisca un maschio, dev’essere impura per sette giorni; sarà impura come ai giorni dell’impurità in cui ha i mestrui.”

Perché questa impurità causata dalla nascita? Perché la donna che partorisce, la puerpera deve portare una offerta di purificazione?

Noi moderni dobbiamo ammettere la nostra difficoltà di totale comprensione delle regole della Niddà, della purità familiare, e dobbiamo tenere conto che esse rappresentino uno dei pochi gruppi di Halachot sopravvissute alla distruzione del Bet Hamikdash e giunte fino a noi quasi intatte. Chilometri di inchiostro dalla antichità fino ai giorni nostri sono stati scritti per comprenderle, analizzarle attualizzarle, alcuni di questi chilometri sono davvero belli altri sono meno belli o forse meno funzionali, perché in fondo noi dobbiamo confessare che tutto il processo del concepimento e della nascita, nella sua naturale normalità, è il grande mistero di ogni essere vivente.

Resta, meravigliosa come non mai, la riflessione della Ghemarà nel trattato di Niddà 30b

תלמוד בבלי מסכת נדה דף ל עמוד ב

דרש רבי שמלאי: למה הולד דומה במעי אמו – לפנקס שמקופל ומונח. ידיו על שתי צדעיו, שתי אציליו על ב’ ארכובותיו, וב’ עקביו על ב’ עגבותיו, וראשו מונח לו בין ברכיו, ופיו סתום וטבורו פתוח, ואוכל ממה שאמו אוכלת, ושותה ממה שאמו שותה, ואינו מוציא רעי שמא יהרוג את אמו. וכיון שיצא לאויר העולם – נפתח הסתום ונסתם הפתוח, שאלמלא כן אינו יכול לחיות אפילו שעה אחת. ונר דלוק לו על ראשו וצופה ומביט מסוף העולם ועד סופו, שנאמר בהלו נרו עלי ראשי לאורו אלך חשך. ואל תתמה, שהרי אדם ישן כאן ורואה חלום באספמיא. ואין לך ימים שאדם שרוי בטובה יותר מאותן הימים, שנאמר מי יתנני כירחי קדם כימי אלוה ישמרני, ואיזהו ימים שיש בהם ירחים ואין בהם שנים – הוי אומר אלו ירחי לידה. ומלמדין אותו כל התורה כולה, שנאמר ויורני ויאמר לי יתמך דברי לבך שמור מצותי וחיה, ואומר בסוד אלוה עלי אהלי. מאי ואומר? וכי תימא נביא הוא דקאמר – ת”ש: בסוד אלוה עלי אהלי. וכיון שבא לאויר העולם – בא מלאך וסטרו על פיו, ומשכחו כל התורה כולה, שנאמר לפתח חטאת רובץ. ואינו יוצא משם עד שמשביעין אותו, שנאמר כי לי תכרע כל ברך תשבע כל לשון, כי לי תכרע כל ברך – זה יום המיתה, שנאמר לפניו יכרעו כל יורדי עפר, תשבע כל לשון – זה יום הלידה, שנאמר נקי כפים ובר לבב אשר לא נשא לשוא נפשו ולא נשבע למרמה, ומה היא השבועה שמשביעין אותו – תהי צדיק ואל תהי רשע, ואפילו כל העולם כולו אומרים לך צדיק אתה – היה בעיניך כרשע. והוי יודע שהקב”ה טהור ומשרתיו טהורים, ונשמה שנתן בך טהורה היא, אם אתה משמרה בטהרה – מוטב, ואם acheterdufrance.com לאו – הריני נוטלה ממך

Insegna rabbi Simlai (siamo nel III secolo sentite che grande capacità di intuizione e di conoscenza senza ultrasound o verifiche scientifiche di sorta): “ Quando è ancora nel grembo materno il feto è piegato come un taccuino, le mani poggiano sulle tempie, i gomiti sulle gambe e i talloni contro le natiche. La testa è fra le ginocchia, la bocca è chiusa l’ombelico è aperto. Mangia quello che mangia la madre e beve quello che essa beve…una luce arde sopra la sua testa e lui guarda e vede da una parte all’altra del mondo…non c’è nessun altro momento in cui una persona goda di maggiore felicità come in quei giorni…impara l’intera Torà e quando sta per nascere un angelo si avvicina, lo schiaffeggia sulla bocca e gli fa dimenticare tutta la Torà (fossetta sulle labbra).Nel momento in cui il bambino sta per entrare nel mondo deve giurare che sarà giusto e non malvagio e non seguirà mai l’opinione corrente a proposito.”

C’è tutto in questo passo del Talmud: la fonte della nostra immaginazione che ha origine nel nostro vedere, da feto, da una parte all’altra del mondo, l’apprendimento naturale e soprannaturale della Torà studiata nel grembo di nostra madre, la luce accesa sulle nostre teste ma sopra ogni cosa c’è la meravigliosa idea che noi giuriamo di essere giusti, il nostro impegno nel seguire la giustizia e non l’opinione corrente, di non essere mai qualunquisti o approssimativi. E’ meravigliosa la fiducia che i nostri maestri hanno per il genere umano fin dagli albori della sua esistenza.

Dobbiamo rispetto al bambino e dobbiamo dare fiducia al giorno in cui siamo venuti al mondo.

One thought on “Parashà Tazrià Metzorà – Il miracolo della nascita”

  1. SPLENDIDO QUESTO PASSO DEL TALMUD…LA SPIEGAZIONE CIRCA IL PROCESSO DI CONCEPIMENTO E DELLA NASCITA…E HO TROVATO MERAVIGLIUOSA LA RIFLESSIONE, IL PENSIERO DEL RABBI’ SIMLAI…..GRAZIE !! SHALOM !

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