Parash? Bo – In cammino verso l’Eterno

Nella trattativa tra Mos? ed il Faraone per la liberazione del popolo ebraico, abbiamo momenti di incontro e scontro tra i due, mentre Kadosh Baruch Hu dirige gli eventi inviando le dieci piaghe. In uno dei momenti nei quali sembra che il Faraone si stia per arrendere all?idea di concedere la libert? al popolo ebraico, chiede a Mosh? chi debba partire e per quanto tempo. Le risposte di Mosh? non soddisfano il Faraone che ha il cuore sempre pi? indurito e sopra ogni cosa esse non rispondono ai codici culturali egiziani.

Il Faraone, ha gi? espresso in maniera sarcastica la sua poca disponibilit? a Mosh?: ?Allora Mos? ed Aaronne furono fatti tornare dal Faraone; ed egli disse loro: “Andate, servite l?Eterno, l?Iddio vostro; ma chi son quelli che andranno?” E Mos? disse: “Noi andremo con i nostri fanciulli e con i nostri vecchi, con i nostri figlioli e con le nostre figliole; andremo con i nostri greggi e con i nostri armenti, perch? dobbiamo celebrare una festa all?Eterno”.

Ed il Faraone disse loro: “Cos? sia l?Eterno con voi, com?io lascer? andare voi e i vostri bambini! Badate bene, perch? avete delle cattive intenzioni!? (Esodo 10,10).

Gli ebrei non possono partire e sopra ogni cosa non possono partire con i loro beni, con le loro famiglie per andare a festeggiare una festa in onore dell?Eterno. Se ? chiaro che da un lato il limite all?espatrio degli ebrei con i loro beni rientra pienamente nella persecuzione egiziana e negli interessi del Faraone, dall?altro abbiamo qui un problema di comprensione e di ruolo dell?uomo rispetto al culto.

Infatti il Faraone comprende perfettamente l?idea di culto, solo che relega ad un classe o ad un genere determinato all?interno della societ? e del popolo ebraico: ?No, no; andate voi uomini, e servite l?Eterno; poich? questo ? quel che cercate”. E Faraone li cacci? dalla sua presenza.? (Esodo 10,11).

Gli uomini possono partire, gli uomini possono andare ad offrire il loro culto a Dio, non c?? bisogno di una dimensione familiare, di una condivisione identitaria ed inclusiva del rapporto spirituale del popolo, uomini, donne e bambini, con Dio.

Abbiamo qui un vero e proprio modo di interpretare la relazione con il divino: per il Faraone si tratta sempre e comunque di un rapporto trascendentale che deve passare per una categoria definita di ?sacerdoti? o iniziati, per il popolo ebraico o per meglio dire per Mosh? l?identit? religiosa, l?espressione della stessa ? un qualcosa di collettivo, di condiviso, senza la necessaria esistenza di una classe di iniziati al culto ed al rapporto con Dio.

Quando, dopo alcune piaghe, la resistenza del Faraone sembra cedere, egli stesso al versetto 24 invita Mosh? a partire con tutti: ?Allora Faraone chiam? Mos? e disse: “Andate, servite l?Eterno; rimangano soltanto i vostri greggi e i vostri armenti; anche i vostri bambini potranno andare con voi”. Resta il limite ad espatriare con i beni, ma le famiglie possono partire. Mosh? risponde che partiranno con tutti i loro beni, anche con il bestiame ed aggiunge una frase che va compresa: ??e noi non sapremo quel che dovremo sacrificare al Signore finch? non saremo arrivati in quel luogo.? (Esodo, 10, 26).

Non si tratta solo di una risposta politica ai limiti legali di espatrio che pone il Faraone, abbiamo qui una risposta teologica ed identitaria pi? profonda: ? Noi sapremo quale sar? la nostra relazione con Dio, quando arriveremo in quel luogo, quando saremo di fronte a Lui?. Non esiste una spiritualit? codificata, non esistono percorsi prestabiliti, classi sociali iniziate ed altre che non lo sono, non esiste un cammino rigido quando ci si relaziona con Dio: si arriva nel luogo dell?incontro e si comprende in quel luogo come dovremo relazionarci con l?Eterno. IncontrandoLo, Lo conosceremo e sapremo come lodarLo.

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