Parash? Shelach Lech? – Uno sguardo femminile

Il suggerimento per la parash? di questa settimana non nasce autonomo nella mia mente: ? stata la riflessione femminile di mia moglie, ??”?, che me lo ha suggerito, perch? a volte, sguardo maschile e sguardo femminile possono essere molto distanti.

Noi non ci stupiamo del fatto che tutte le persone coinvolte nella tragica spedizione voluta da Mosh? e raccontata nella parash? di Shelach Lech? sono uomini.

Uomini i capi trib?, uomini gli attori principali dei dialoghi, uomini sono le spie che tornano e che raccontano di una terra s? bella e rigogliosa, ma impossibile da conquistare e che ?mangia i suoi abitanti?, e maschili sono le prime lacrime di disperazione nonostante la promessa ed il sostegno divino.

Questo mondo maschile far? pagare al popolo ebraico la propria sfiducia con quaranta anni di cammino punitivo nel deserto.

Nella Haftar? che accompagna la parash? compare invece una donna: ? Rachab che accoglie e nasconde le spie inviate da Giosu? per cogliere i punti deboli di Gerico e che ? sicura che Dio accompagner? Israele nella sua conquista.

Sorge spontanea la domanda: se in un mondo pi? attento al femminile la spedizione di Mosh? fosse stata guidata da donne? Avremmo avuto lo stesso risultato? Avremmo avuto una stessa descrizione di Israele, piena di timori, angosce e terrori infondati? Avremmo pianto le stesse inutili lacrime?

La storia non si fa con i se, ma possiamo cogliere una risposta citando un altro passo della Tor?.

Siamo al capitolo 27 del libro dei Numeri, all?indomani di uno dei censimenti del popolo ebraico che intrinsecamente distribuiva anche la terra di Israele tra i capi trib? ed i capi famiglia.

Improvvisamente la scena del racconto biblico ? occupata da donne: ? Le figlie di Tzelofochad, figlio di Efer, figlio di G?laad, figlio di Machir, figlio di Man?sse, delle famiglie di Man?sse, figlio di Giuseppe, che si chiamavano Macla, Noa, Ogla, Milca e Tirza, si alzarono e si presentarono davanti a Mos?, davanti al sacerdote Eleazar, davanti ai capi e a tutta la comunit? all’ingresso della tenda del convegno, e dissero: ??Nostro padre ? morto nel deserto. Egli non era nella compagnia di coloro che si adunarono contro il Signore, non era della gente di Corach, ma ? morto a causa del suo peccato, senza figli maschi. Perch? dovrebbe il nome del padre nostro scomparire dalla sua famiglia, per il fatto che non ha avuto figli maschi? Dacci un possedimento in mezzo ai fratelli di nostro padre?.

Domanda chiara, diretta e dal limpido scopo: ?Anche noi donne abbiamo diritto ad un pezzo di terra di Israele, anche noi donne siamo degne di questa eredit?, anche noi donne ( o forse visto quanto successo con l?episodio delle spie?soprattutto noi donne?) conosciamo il valore della terra di Israele e tu, Mosh?, non puoi escluderci dal diritto ereditario.

Mosh? non risponde, sceglie la giusta strada dell?intervento divino che dall?Alto risponde: ?Le figlie di Tzelofochad dicono bene? Questa affermazione di Dio, con la conseguente descrizione del diritto ereditario femminile sin dai tempi biblici, contiene anche un altro grande messaggio: di fronte ad una distribuzione totalmente virtuale della terra di Israele un gruppo di donne non accettano di essere escluse, non accetta di non ricevere la giusta attenzione ed il giusto valore che devono avere in virt? dell?importanza della terra di Israele stessa, simbolo, in quel momento, del pi? importante orizzonte identitario ebraico. Un orizzonte che le spie inviate da Mosh? non hanno compreso perch? hanno espresso dubbi, lacrime, angosce. Non cos? le figlie di Tzelofochad, che hanno guardato al di l? della logica del reale, rendendosi conto che la storia del nostro popolo, sin dai suoi albori, ? la meravigliosa storia della fede in una promessa illogica venuta dall?Alto.

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