Contare l’Omer – Parashà Emor

La mitzvà di contare l’Omer occupa un posto non secondario nella parashà di Emor ed al di là della mitzvà tecnica dell’agitazione dell’Omer, il senso del conteggio e dei giorni da contare porta con sé moltissimi significati.

Rambam, Maimonide, scrive nelle Guida dei Perplessi, 3, 43: “E Shavuot è il giorno del Dono della Torà. E per rendere più grande questo giorno, si contano i giorni dal primo Moed che lo procede, come colui che aspetta il fedele amato e conta i giorni ed anche le ore: questa è la motivazione del conteggio dell’Omer dal giorno della nostra uscita dall’Egitto fino al Dono della Torà, che era di fatto l’intenzione primigenia e lo scopo dell’uscita dall’Egitto come è detto “ E vi porterò a me” ( Esodo, 19, 4).

Per Rambam il conteggio è legato al giorno finale tra tutti i giorni dell’Omer, cioè Shavuot, e la mitzvà del conteggio prende il suo senso dall’attesa per il giorno in cui celebriamo il dono della Torà.

Contare significa riempire l’attesa, non avere solo l’ansia dell’attesa, bensì dare un senso all’attesa.

Uscito dall’Egitto, il popolo ebraico, si è ritrovato da ex schiavo che non poteva disporre liberamente del proprio tempo a popolo libero con una improvvisa e lunga fila di giorni a sua disposizione. Senza il significato del tempo e senza un uso sacro e sensato del tempo il rischio di un’anarchia spirituale è imminente. Per questo motivo e per insegnare agli ex schiavi la sacralità del tempo la prima mitzvà che Dio ci ha comandato in Egitto è il Rosh Chodesh, (Esodo, 12, 1) la santificazione del mese, lo scorrere dei giorni e del tempo all’interno di una visione sacra del tempo e della vita.

In questa visione va inserito anche il conteggio dell’Omer: il tempo dell’attesa che diventa tempo della santificazione quotidiana, dell’impegno di ogni giorno e per ogni giorno facendo in modo che l’ultimo, quello che completa il ciclo dei cinquanta giorni ed è Shavuot, non sia un momento casuale posto fra nuova libertà, uscita dall’Egitto ed il nuovo futuro nel quale il popolo ebraico stava per entrare.

Contare i giorni per gli ebrei usciti dall’Egitto ha significato imparare ad ogni passo un uso sensato della propria libertà personale e collettiva, ha significato fare in modo che il passaggio dalla schiavitù alla libertà fosse graduale e fosse portatore di valori e di responsabilità e non solo portatore di diritti.

E simbolicamente, il fatto che alla fine di questo lungo conteggio di cinquanta giorni ci aspetti il giorno in cui riceviamo in dono la Legge, la Torà, la strada che regolerà ogni aspetto della nostra vita di ebrei, dà ancora più senso a questo percorso di libertà che rappresenta il conteggio dell’Omer.

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