Parash? Vaikra – Avvicinarsi a Dio

di Rav Pinhas Punturello

Si apre questa settimana il libro denominato “Levitico” secondo i canoni della cultura biblica occidentale. Un libro che si focalizza sui dettagli dei sacrifici, del rituale sacrificale, di aspetti che non sono facili da interpretare per noi contemporanei cos? influenzati da una idea di sacrificio estremamente distante da quella espressa nella Tora’.

In ebraico la parola sacrificio ???? (korban) ha la stessa radice dei verbi, degli aggettivi e dei sostantivi che esprimono vicinanza. Sacrificare non vuol dire ad un primo sguardo ebraico annullarsi per il Divino, eliminare la propria esistenza in nome di Dio, bens? ha il senso di un percorso di avvicinamento a Dio, di conoscenza di Dio, di consapevolezza che per poter essere a Lui pi? vicino, bisogna esprimersi attraverso un percorso ed un rito che sia anche sacrificale, ma sopra ogni cosa di avvicinamento.

I riti portano con loro il grande rischio della mera ripetizione, della espressione sterile di una gestualit? che diventa ovvia, formale e priva di un vero vibrare spirituale.

In poche parole si rischia che il rito non avvicini pi? a Dio, ma esprima la ripetizione formale di un gesto che in realt? sia lontano da Dio.

La stessa Tora’ interviene puntuale per scongiurare questo pericolo quando ci dice che il sacrificio di animali o di altro debba essere compiuto “da voi” e non “fra voi” come spesso si traduce il termine????????.

Non si tratta di una sfumatura linguistica da incallito traduttore, quanto piuttosto di una prospettiva fondamentale: il rito sacrificale non va compiuto con distanza o con abitudine, ma vuole la nostra partecipazione pi? forte, la nostra emozione pi? vera senza distanza tra ci? che si offre e chi lo offre. L’offerta ? presa “da noi” come sei noi stessi fossimo l’offerta stessa, perch? per intraprendere un percorso di avvicinamento a Dio bisogna essere pronti all’impegno, al sacrificio come gioia di vicinanza non di ci? che dono, ma di me che dono, di me donatore.

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