Pareri soggettivi per un valore oggettivo – Shelach Lecha

images (1)

Rav Eliahu Birnbaum

In questa parash? vengono definiti i successivi quaranta anni del popolo di Israele nel deserto. Durante gli eventi nel deserto viene alla luce molto chiaramente il criterio che definisce chi sar? capace di arrivare a vivere in libert? e chi non lo sar?. Di conseguenza ? proprio in questa parash? che si determina il futuro di tutta una generazione: chi morir? nel deserto e chi invece giunger? a vivere nella terra di Israele.

Mosh? mettendo in pratica le istruzioni di Dio, invia una delegazione di dodici uomini a scoprire le caratteristiche della Terra di Israele prima che vi giunga tutto il popolo. Si tratta dei capi delle dodici trib? che non partono per proprio volont?, ma che sono inviati. Non si tratta di spie come quelle che verranno inviate in seguito da Yeoshua (Giosu?). Questa ? una delegazione diplomatica che non si nasconde e che dovr? riportare pi? tardi informazioni di carattere militare.

Gli inviati devono giungere alla terra e osservarne le caratteristiche, devono vedere le sue citt?, gli uomini che le abitano, di quali armi dispongono, per poter poi informare Mosh? e tutto il popolo di quello che hanno visto. I delegati portano a termine la loro missione: al loro ritorno consegnano le loro informazioni, chiare ed obbiettive, senza alcuna distorsione. L?informazione ? positiva.

La crisi nasce quando gli informatori eccedono rispetto alla missione che era stata loro affidata e che consisteva nel rilevare e riportare le caratteristiche della terra destinata al popolo di Israele. Dopo aver presentato in maniera unanime una informazione positiva, cominciano individualmente ad inserire proprie conclusioni rispetto alle realt? che hanno visto. Non mettono in dubbio il valore della terra, bens? la possibilit? del popolo di Israele di conquistarla. In definitiva entra in gioco la soggettivit? di ciascuno. A questo punto la differenza rispetto all?informazione iniziale ? importante: solo due rimangono ottimisti, contro i dieci che sostengono che l?impresa sia impossibile da portare a termine. Ma allora perch? Mosh? ha inviato degli uomini per esplorare la terra? Quando Abramo emigr? per ordine di Dio, osserv? il comandamento di dirigersi verso ?la terra che ti mostrer?? senza sapere dove stesse andando, cammin? in nome di un ideale oggettivo supportato dalla soggettivit? della sua fede. In questo momento che il popolo di Israele non aveva alternative, perch? avrebbe dovuto conoscere in maniera preventiva la terra che gli era stata destinata? La risposta ? che Mosh? cerc? di trasformare l?evento compulsivo in oggetto di desiderio.

Certamente il popolo di Israele non aveva nessuna altra alternativa se non quella di dirigersi verso la terra promessa. Dovevano dirigersi verso di essa per obbligo. Mosh? sperava che un informazione positiva da parte dei suoi inviati avrebbe motivato l?intero popolo e gli avrebbe fatto interiorizzare la sua volont? ed il suo desiderio di azione. Di fronte ai dubbi dei delegati ed al pessimismo di dieci tra di essi, il popolo reagisce con disperazione, assume un approccio fatalista e senza speranza e si arrende ancor prima di cominciare il suo compito.

Dio, alla fine, si infuria contro il suo popolo: ?Non gli ha gi? dato sufficienti dimostrazioni della Sua tutela e della Sua protezione?? Il popolo, una volta ancora, reagisce mettendo in discussione la fede. Dio, rendendosi conto di come il problema affondi nella personalit? degli uomini, nella loro stessa mentalit? di esseri sottomessi, giunge alla conclusione che tutti coloro che hanno perso la speranza, non potranno diventare uomini liberi. Dio propone a Mosh? di distruggere tutto questo popolo e di crearne un altro partendo dalla sua discendenza, ma alla fine opta per una soluzione che non coinvolge la totalit? del popolo di Israele ma solo le persone psicologicamente prive della possibilit? di giungere alla libert?: ?la generazione del deserto?, la generazione di coloro che furono schiavi e conservano la condizione di pessimismo e di assenza di fede, non entrer? nella terra di Israele. Questa conclusione allude al modo in cui il sistema di riferimento soggettivo di ciascuno ne condizioni la percezione. Ognuno pu? vedere la stessa cosa e percepirla in maniera differente, in base alle esperienze vissute ed a ci? che ha visto in precedenza. I delegati dimostratisi pessimisti hanno probabilmente avuto due timori diversi: dal punto di vista spirituale, forse hanno avuto timore che il bisogno di lottare e di lavorare nella terra di Israele avrebbe attentato alla vita religiosa, alla santit? che il popolo ebraico aveva acquisito nel deserto, dove nessuno doveva fare nulla per sopravvivere; dal punto di vista materiale hanno forse temuto che il popolo di Israele non avesse le forze necessarie per vincere una guerra di conquista.

A differenza di essi, Yeoshua Bin Nun e Calev Ben Yefun?, i due delegati che avevano parlato in modo positivo, non dimenticarono nemmeno per un momento che la vita di santit? diventa realmente tale quando l?uomo riesce a superare la quotidianit? del lavoro e della lotta per la vita. Con una visione pragmatica, coscienti della protezione che Dio ha esercitato sul popolo lungo tutto il cammino compiuto, essi mantennero la fede nel fatto che le sfide future sarebbero state le certificazioni che tutto ci? che era accaduto aveva una finalit? valida e degna di essere trasformata in realt

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.