Parashat Behar Sinai-Bechukkotai

???-??????Santificherete il cinquantesimo anno e proclamerete la libert? nel paese per tutti i suoi abitanti. Sar? per voi un Giubileo; ognuno di voi torner? nella sua propriet? e ognuno di voi torner? nella sua famiglia.?

Con queste parole il versetto 10 del capitolo 25 del Levitico descrive la dichiarazione dell?anno del Giubileo: un anno di liberazione per tutti i suoi abitanti. La parola ebraica libert? usata in questo contesto ? DROR e tenendo presente che nell?ebraico biblico ed in quello post biblico esistono altre due parole per indicare la libert? (chofesh e cherut) dovremmo chiederci perch? nel linguaggio della Tor? la libert? dell?anno del Giubileo ? dror e non altra.

Il grande commentatore Rash? cita in loco una fonte e spiega in questo modo: ? Insegna Rabbi Yehuda: ?Cosa significa DROR? Come chi abita in un luogo di residenza qualsiasi, che abita quindi ovunque egli voglia senza essere sottoposto ad altri.?

Ibn Ezra, commentatore medioevale spagnolo offre un secondo spunto di riflessione: ? Dror ? risaputo che significa libero come ? detto in Proverbi 26, 2 rispetto alla libert? di volo degli uccelli. Cos? come un piccolo passero canta quanto ? libero nel suo luogo di residenza, si lascia invece morire di fame se ? nelle mani dell?uomo.?

Sembrerebbe quindi che il senso delle libert? vista dalla parole dror sia legato alla capacit? ed al diritto dell?uomo di mouversi e di risiedere dove preferisce, un diritto che per Ibn Ezra deriva quasi dalla natura nel paragone che lui compie con il mondo degli uccelli.

Il testo del Tor? Temima del rav Baruch Epstein nato in Bobruisk nel 1860 e morto assassinato nel 1942 a Karlin, sottolinea con ancora pi? forza il legame tra dror e la libert? di risiedere dove si voglia.

? E proclamerete la libert?: ? E? insegnato che non esiste dror se non nel senso di cherut (libert?). Ha detto Rabbi Yehuda: ?Cosa ? dror? Come colui che abita dove voglia e sposta le proprie mercanzie in tutte le provincie ( Rosh Hashan? 9b).?

Non vi ? quindi alcun dubbio che il senso di libert? proclamato dal Giubileo biblico era strettamente legato al diritto di libera residenza, al rispetto della volont? umana ed aspirazione umana di spostarsi, scegliere liberamente la propria vita ed il luogo dove viverla. Sembra un diritto acquisito e scontato ma noi ebrei sappiamo bene che non ? sempre cos? e molte pagine della nostra Storia sono intrise di abbandoni forzati e ritorni vietati l? dove avevamo stabilito i luoghi delle nostre residenze. Possono forse i nostri fratelli ebrei di Tripoli tornare a passeggiare sul lungomare libico? Possono i fratelli ebrei di Mashad o Teheran tornare a respirare l?odore del mar Caspio? La libert? di residenza non ? un diritto acquisito per molti popoli del mondo, per le centinaia di migliaia di disperati, uomini donne e bambini, che ieri affollavano le ambasciate nord e sud americane negli anni del 1930 cercando una via di fuga e che oggi, con culture e pelli diverse, muoiono a migliaia affogando nel canale di Sicilia o di sete nel deserto della Namibia. La libert? di residenza era, per la Tor?, una condizione umana da dichiarare pubblicamente all?anno del Giubileo, una mitzv?, un precetto che sta alla base di ogni libera societ?.

Non ? un caso che sulla Liberty Bell di Filadelfia questo versetto sia inciso come elemento che contraddistingue, o dovrebbe contraddistinguere il senso della Libert? negli Stati Uniti, una nazione nata con le energie ed il lavoro degli immigrati. Perch? dietro il diritto a spostarsi altrove esiste il dolore dell?abbandono ed il dovere dell?accoglienza.

Shabbat Shalom

Rav Pinchas Punturello

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